“Nuovi barbari” tra noi: Ungheresi, Cechi e Polacchi che non “accolgono”
di Enrico Galoppini
Ma che cattivi questi barbari dell’est. Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia non “accolgono”! Non obbediscono a Papa Buono II.
Non accettano i “ricollocamenti” che l’UE impone loro dopo aver trasformato l’Italia (e la Grecia) in un porto di mare ed aver permesso la distruzione della Libia.
L’UE, coi suoi “commissari”, segnala, sanziona, esige il “rispetto delle regole e degli accordi presi”.
Ma qui nessuno si pone la domanda fondamentale: per stare in questo ‘club’ è obbligatorio prendersi una quantità indefinita e crescente di pretesi “profughi” africani (o asiatici)?
E perché mai chi, adducendo motivazioni d’ordine politico, economico, culturale (non importa quali) per non “accogliere” sarebbe per forza “immorale” e “razzista”?
Un qualsiasi ungherese, ceco, polacco (tutta gente alla quale in comunismo avrà ingabbiato i corpi ma non la basilare facoltà di discernimento) è in grado di capire a pelle che qualche africano in mezzo a quelli della sua nazione ci può stare, ma che è palesemente assurdo, e quindi non bisognoso di spiegazioni (che servono solo ad annebbiare le idee), accettare il principio per cui un super-Stato “commissariato” ed oligarchico (ma di un’oligarchia ben definita, quella del denaro) possa imporre, minacciando e sanzionando, quote sempre crescenti di “profughi” su cui, dopo tutto quel che s’è saputo, è lecito porsi qualche dubbio.

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