La Chiesa cattolica e i “migranti”: a chi volete darla a bere?
di Spectator
Quando una voce è “autorevole” può tranquillamente affermare qualsiasi cosa. Tutto e il contrario di tutto, senza curarsi affatto delle patenti contraddizioni nelle quali cade.
A livello ufficiale riscuote sono solo scrosci di applausi ed una plebiscitaria approvazione. Condita da sbrodolate su quanto è saggio, bello e buono chi ha proferito una sequela di banalità da far paura.
È il caso di tutti quelli che si pronunciano sul “dramma dell’immigrazione” mostrandosi partecipi ed empatici – senza alcuna riserva – verso “le sofferenze dei migranti”.
Nessuno osa esprimere commenti discordanti.
Nessuno si azzarda a far rilevare il benché minimo “problema” in ragionamenti che fanno acqua da tutte le parti come i famosi “barconi”.
“Papa Francesco” (il virgolettato sta a sottolineare come ormai non si dica più “il Pontefice”, o anche semplicemente “il Papa”), s’è complimentato col presidente della Repubblica, esprimendo “gratitudine per l’impegno che l’Italia sta profondendo per accogliere numerosi migranti che a rischio della vita chiedono accoglienza”.
Poi, subito dopo – secondo quando riferisce l’Ansa – ha affermato: “La carenza di lavoro per i giovani diventa un grido di dolore che interpella i pubblici poteri, le organizzazioni intermedie, gli imprenditori privati e la comunità ecclesiale, perché si compia ogni sforzo per porvi rimedio, dando alla soluzione di questo problema la giusta priorità”.
Come sia possibile, contemporaneamente, auspicare tutta questa “accoglienza” verso gente disposta a lavorare a qualsiasi condizione e “preoccuparsi” per i giovani italiani senza lavoro resta un profondo mistero.
Addirittura più profondo di quello “della fede”, che in ogni Santa messa il sacerdote invita a meditare…
Ma forse il “mistero” è tutto qui: alla Chiesa, e cioè alla sua gerarchia che dal Vaticano fa a tutti gli effetti politica, dell’Italia e degli Italiani non interessa un emerito piffero.
La sua preoccupazione prioritaria, malamente nascosta dietro interpretazioni “sociali” e “progressiste” della Parola di Dio, è quella di far arrivare in Italia quanti più “migranti” possibili.
Ci riflettano quanti vedono solo la metà del problema, afflitti da partigianeria religiosa.
Costoro, infatti, tremano all’idea delle donne musulmane che fanno più figli (basta solo che le cristiane si sveglino e smettano d’inseguire futili modelli edonistici), e vengono colti da timor panico al pensiero che tra i richiedenti “accoglienza” si mimetizzino dei “jihadisti”. Ci manca solo il “ritorno del feroce Saladino” a rendere questa storiella più parziale che mai.
Ma non sono affatto disposti a riconoscere che più che “l’Islam”, una specie di “Signor Islam” con una sua malefica e perfida volontà, al centro dei loro strali polemici dovrebbe stare proprio la Chiesa Cattolica, nella persona dei suoi massimi vertici. La quale alimenta e sostiene, in tutto e per tutto, in nome di un buonismo quanto mai lontano da una dottrina ben compresa, quella “invasione” (islamica!) che toglie il sonno a tutti gli “occidentalisti” d’ogni ordine e grado, compresi quelli vanno in estasi al solo pensiero di una nuova “crociata”.

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