Franco Cardini, Nel nome di Gesù. Bernardino da Siena e la battaglia mistica, Il Cerchio, Rimini 2012

di Enrico Galoppini

cardini_san_bernardinoIl tema della battaglia spirituale contro l’anima concupiscente e della conquista della Grande Pace rappresentata dalla Gerusalemme Celeste è al centro della predicazione di San Bernardino da Siena, al secolo Bernardino degli Albizzeschi (1380-1444), religioso francescano noto in primo luogo come predicatore infaticabile della venerazione del Sacro Nome di Gesù. Al santo senese va difatti attribuita la paternità del disco solare con dodici raggi principali che incornicia il trigramma del Cristo YHS posto sulla facciata del Palazzo Pubblico in Piazza del Campo.

Il presente volume non a caso s’intitola Nel nome di Gesù. Bernardino da Siena e la battaglia mistica. Per spronare un vasto uditorio ancora informato ai valori militari e cavallereschi a realizzare l’unica vera conquista che conta, il grande oratore capace d’infiammare le folle fa ricorso a tutta una terminologia guerresca, che riempie le pagine ispirate de La battaglia e il saccheggio del Paradiso, cioè della Gerusalemme Celeste, qui proposto in appendice in una nuova traduzione appositamente riveduta. Lo scritto bernardiniano è suddiviso in tre “articoli”: Rassegna, o “mostra”, dell’intero esercito dell’eterno Re (diviso in sette “capitoli”); I cavalieri del Cristo danno battaglia alla Gerusalemme celeste (diviso in tre “capitoli”); La vittoriosa e trionfale pace conseguita dai cavalieri del Cristo e la benedizione ch’essi portano con sé tornando alle proprie case.

San_Bernardino_da_SienaLa descrizione di questa pugna spiritualis è minuziosa, quasi “specialistica”, e coglie, per analogia, tutte le fasi della conquista della “città”, tra le quali essenziali sono la rivelazione della disposizione della Gerusalemme Celeste, la preparazione all’assalto e la sua espugnazione.

Leggendo queste dense ed ispirate pagine, si comprende anche come il jihâd al-akbar (la grande “guerra santa”) della tradizione islamica (che annoverava organizzazioni/vie come la Futuwwa: “cavalleria spirituale”) altro non è questo tipo di combattimento, al quale sono chiamati gli “eletti”, in numero di 144.000 come riferito nell’Apocalisse di Giovanni. E si capisce anche che la Pace non è sinonimo di “assenza di guerra”. Ma per una necessaria corrispondenza tra le cose dello Spirito e quelle del mondo, vi è da osservare che una completa consapevolezza della nobiltà di questa battaglia mistica non può non costringere il cavaliere timorato di Dio ad attenersi anche sul campo di battaglia a precise regole di condotta onde non rovinare la guerra più grande che egli conduce dentro di sé.

Il saggio introduttivo di Franco Cardini aiuta a capire questo ed altro, quando illustra, con un opportuno metodo comparativo, come nelle varie tradizioni la questione sia stata posta pressoché nello stesso modo, almeno nell’essenziale. E come il cavaliere, innanzitutto, prima di combattere i nemici, dovesse preoccuparsi di tenere a freno le proprie passioni. Anche le bardature, le insegne e le armi erano simboliche, come tutto, del resto.

trigramma_YHS_san_bernardinoL’epoca di San Bernardino è ancora intrisa di metafore cavalleresche, recepite anche nella tradizione francescana. Il Miles armatus, altro trattato dello stesso genere circolante all’epoca, fu letto, meditato ed utilizzato da San Bernardino stesso ed è qui proposto in traduzione italiana alle pp. 36-41. Cardini insiste sull’importanza dell’allegoria militare nella spiritualità francescana, onde fugare pregiudizi moderni che vedono alcuni ordini contemplativi (per non parlare di religioni come il Buddismo) come esclusivamente “pacifisti”. Correvano infatti per tutta l’Europa occidentale parecchie opere che si rivolgevano ai cavalieri “convertiti” e che fondavano la loro vita sulla meditazione della loro condizione per interrogarsi sul suo supremo significato. A tal fine è interessante leggere, alle pp. 43-46, Sul significato delle armi del cavaliere, di Raimondo Lullo.

Sono pagine, queste ed altre della spiritualità “militare” cristiana occidentale, che all’uomo moderno risultano sempre più incomprensibili se non si mette nella corretta disposizione d’animo che suscitò in San Bernardino questo trattato e seppe risvegliare nei cavalieri che lo lessero e lo meditarono la consapevolezza della nobiltà della missione affidata loro.

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