Treni insicuri: “tagliare” sì, ma cosa?
di Spectator
Avevano cominciato coi “rami secchi”, in omaggio alle nuove parole d’ordine della “razionalizzazione” e della “ottimizzazione” dei servizi. Più il motivo sempreverde delle “economie” da fare “perché non ci sono soldi”.
Ma che si ventilasse il taglio di tratte ferroviarie perché i passeggeri (e il personale di bordo) non viaggiano in sicurezza, questo, davvero non l’avremmo mai potuto credere.
E invece ci siamo arrivati, nel 2015, dopo l’allucinante episodio che ha visto protagonista una banda di sudamericani che ha aggredito con un machete, tagliandogli quasi di netto un braccio, un capotreno che aveva ‘osato’ chiedere l’esibizione del biglietto.
Dunque, se non verrà garantita, sulle tratte a rischio, la presenza di agenti di Pubblica Sicurezza, molti cittadini potrebbero vedersi eliminare un servizio di cui hanno bisogno. Dovranno arrangiarsi, come al solito.
Polizia e Carabinieri non sembrano a tutti gli effetti passarsela bene, se capita di poter incontrare agenti in servizio che sono costretti a fare una “pausa pranzo” mangiando un panino in mezzo alla strada. Alla domanda se quello è il ‘buono pasto’ che lo Stato passa loro, ci si sente replicare che quello è già un lusso, per di più preso in tutta libertà, perché per quanto riguarda i cosiddetti “responsabili” potrebbero anche saltare il pasto. Che “efficienza” possono avere Forze dell’Ordine non solo con mezzi usurati e la benzina col contagocce, ma persino con lo stomaco vuoto?
Se oltre a questo si riflette sull’enorme ed insensato dispendio di effettivi per presidiare “eventi” di massa di cui si potrebbe fare a meno o per scortare una legione di “cariche istituzionali” che poi son gli stessi che gli fan mangiare il panino in mezzo alla strada, si ha chiara la misura della situazione assurda di un Paese sul punto di tagliare altre tratte ferroviarie per mancanza di agenti di P.S.
Arrivati a questo punto, più che “tagliare” i treni bisognerebbe cominciare a tagliare qualcos’altro.

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