La fabbrica della manipolazione: il cinema
di Enrico Galoppini
Vorrei capire come mai, con tutto quello che si potrebbe mettere in scena in un cinema, si va sempre a parare dalle stesse parti. E cioè quelle che compongono la visione del mondo “progressista”.
Ora è la volta di “Maria Maddalena”, interpretazione in chiave “ribelle e femminista” (che novità!) di questa figura legata alla vita di Gesù. Ma non è tutto, perché se guardate la presentazione del film scorgerete alcuni apostoli… africani!
Niente di nuovo, per carità, anche se è sempre bene accorgersene. L’importante, per chi ha in mano “l’industria dell’intrattenimento” (e non solo) è che voi cambiate idea su tutto per adeguarvi al “mondo nuovo”, “femminista”, “unisex”, “arcobaleno”…
http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/cinema/2018/03/08/maria-maddalena-apostola-e-femminista_f7c683e5-8c29-474e-9e6a-38df3df11793.html
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P.S.: Ce la fate, per un minuto, a non far scattare il cane di Pavlov che è in voi? È una cosa seria inscenare una storia con degli apostoli africani? Sarebbe attendibile un film con Shaka Zulu o Malcom X bianchi?
.P.S.: fino ad un certo momento il cinema ha attribuito ad attori bianchi ruoli da Pellerossa o da “Re del Siam”, poi però si è cercato di stare più attenti per rendere le scene più credibili, così il Pellerossa l’han fatto i nativi americani, Gengis Khan un mongolo (o comunque un estremo orientale) eccetera. Quindi, trasformare in neri africani Lancillotto o Giulio Cesare è UN’OPERAZIONE IDEOLOGICA.

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