La “civiltà moderna” è un tutto coerente: l’unico rimedio è il ritorno alla “normalità”

di Enrico Galoppini

Per esprimere il mio pensiero comincio con una domandina alle “associazioni islamiche” che lavorano di concerto col sindaco di Milano: come fa a piacervi questo personaggio? Non lo capite che vi sta usando per distruggere – secondo gli intendimenti della sua parte – ciò che resta di tradizionale? O forse lo capite, ma vi sta bene lo stesso perché pensate di esser voi ad usare lui.

A parte questo (tatticamente tutto è “lecito”, vero? Anche mercanteggiare sui propri principii), bisogna essere realisti: qualora lo criticassero per le sue dichiarate posizioni “gay friendly” esse verrebbero immediatamente sbranate da tutti quanti, “destra” compresa in ogni suo ordine grado, in nome della difesa dei “nostri valori”.

Col che si capisce che la “civiltà moderna” non è qualcosa che possa essere scissa in “destra” e “sinistra” come se l’una fosse “buona”, portatrice di valori sani, e l’altra no. La “civiltà moderna” è un tutto coerente, con sfumature di grado ed “opposizioni” facilmente ricomponibili contro chiunque osi, da posizioni “antimoderne”, metterne in discussione i postulati.

Pertanto, la vera dicotomia resta quella tra chi in qualche modo è complice del caos, dello scandalo e chi, quale che sia la sua religione o idea politica, auspica una salutare “normalità” nei vari dominii dell’esistenza e del vivere civile.

Pazzi da manicomio

Questa gente che applaude ed è contenta per l’abominio appena inaugurato non si rende minimamente conto di che cosa sta approvando. Si tratta di poveracci manipolati, ingenui nella peggior accezione del termine. Senza alcun senso estetico né cognizione di che cosa significhi “arte”.

Di fronte a un simile scempio non ci resta che invocare l’intervento di qualche talebano armato di piccozza.

“Colonia Italia”: The show must go on!

di Enrico Galoppini

Per capire chi comanda in Italia basta ascoltare anche solo di sfuggita un lancio di un telegiornale. Ieri sera al Tg2 la prima notizia era il riconoscimento da parte di Trump (non si capisce se a titolo personale!) dell'”autoproclamato” presidente del Venezuela, il capo dell’opposizione ovviamente già “santo subito”. La notizia successiva riguardava le tensioni italo-francesi, e a seguire – davvero strano per un telegiornale – c’era un servizio nel quale si tessevano le lodi di Thomas Sankara, “sconosciuto ai più” (e lo credo!), ma improvvisamente diventato utile per attaccare la Francia. 

Intendiamoci, che Sankara venga fatto conoscere ad un vasto pubblico è un fatto positivo, di per sé, ma il senso dell’operazione è chiaro: questi “sovranisti” sovraneggiano solo fin dove il Badrone a stelle strisce lo consente. Per non parlare dell’Inghilterra, al riguardo della quale siamo ancora in attesa che un telegiornale in prima serata resusciti dall’oblio un paladino della libertà irlandese come Bobby Sands.

Gli italiani subiscono sempre tutto e zitti

di Enrico Galoppini

Adesso anche la fatturazione elettronica. E ci sono poveracci che, avendo una piccola ditta (spesso individuale), devono perdere ancora più tempo dietro alla burocrazia, questo mostro dei tempi moderni. L’altro giorno la moglie di un nostro conoscente ci ha detto che suo marito era reduce da una seratina fino a mezzanotte per cavare le gambe da queste sabbie mobili. Ma si può sentire una roba del genere? E tutti s’adeguano rassegnati. D’altra parte cos’altro possono fare? Nessuna forza politica trova tutto ciò scandaloso. 

Analogo destino cinico e baro tocca ai commercialisti, che fanno gli straordinari per non far naufragare i loro clienti in questo mare infestato di squali (le sanzioni di questo Stato vampiro se non fai tutto per bene).

Chi impone questi cappi al collo sa bene con chi ha a che fare. Con gente che subisce sempre tutto senza fiatare. Mai un sussulto di dignità. Impensabile un gilet giallo. L’italiano s’adegua sempre e sospira “che cosa ci vuoi fare?”. D’altronde non è un caso che le figure di rivoltosi contro un potere iniquo nella storia d’Italia si contino sulle dita di una mano. Quello italiano sarà un popolo apprezzabile per vari aspetti, ma per un difetto giganteggia a livello mondiale: subisce sempre tutto e zitto!

Israele chiama e il destrista risponde

di Enrico Galoppini

Il tormentone sulle “radici dell’Europa”, che non mi appassiona affatto, sta diventando una cosa grottesca. Cosa vorrà mai dire “Israele alle radici dell’Europa” se non “Stiamo con Israele contro gli Arabi e l’Islam”?

Il destrista, ovviamente, risponde per riflesso condizionato. Non da meno è il sinistrato, che in clima da 27 gennaio si produrrà in analoghe sperticate manifestazioni di amicizia verso Israele ed il suo “diritto di esistere”.

È proprio vero quanto scrissi poco tempo fa: il Sionismo è l’unica vera ideologia degli occidentali. Il resto è solo folklore, nel senso più basso del termine. Sono “di destra”, “di sinistra” e pure “del cambiamento”, ma l’adorazione del ‘vitello d’oro’ della politica mediterranea e mediorientale mette tutti in riga al di là delle bagattelle del giorno.

In questo, in un certo senso, si può essere d’accordo col titolo dell’iniziativa: Israele è certamente “alle radici dell’Europa”, di questo inganno chiamato Unione Europea. Quello ha bisogno di questa e viceversa. Tant’è che c’è chi, coerentemente, sulla scia di Più Europa Bonino e del “fascista del 2000” Mister Kippà, perora l’ammissione dello Stato sionista nell’Unione stessa quale coronamento del “sogno europeo”.

A tutte queste marionette e controfigure della politica in estasi per Israele rispondiamo con una semplice proposta, onde saggiarne il coraggio e la coerenza tra fatti e parole: andate in un campo profughi palestinese, da chi ha perso tutto, persino il conto dei suoi familiari ammazzati, e poi ne riparliamo!

Le origini della “rabbia araba”

di Enrico Galoppini

E poi qualcuno si chiede, a partire dall'”autorevole” Bernard Lewis (J), come mai gli Arabi sono “arrabbiati”. Per carità, ci saranno anche colpe loro, che non sono certo io a negare, ma che gliene siano state fatte di cotte e di crude, beh, questo è davvero impossibile negarlo.

Quest’immagine, risalente all’operazione Desert Storm (Iraq, 1991), rappresenta a mio parere benissimo l’origine di questa “rabbia”. Uno Stato “laico” (secondo quei criteri amati dalla mentalità occidentale) fatto a pezzi ed umiliato, col consenso, è bene sottolinearlo, di tanti sudditi occidentali. Eh sì, perché me lo ricordo bene, io, come commentava “l’uomo della strada”, nel 1991, quando venne scatenata la tempesta di fuoco sull’Iraq. 

Nello specifico di questa scena, poi, si toccò il culmine dell’abominio. Truppe irachene in ritirata dal Kuwayt vennero fatte oggetto di un ‘tiro al piccione’ diretto dal generale Schwarzkopf (J), senza alcuna pietà, e questi furono i risultati.

P.S.: per chi non lo sapesse, il suddetto ‘tiro’, coincise con la festa di… Purim. A buon intenditore…

Le nostre tradizioni ancestrali: l’uomo e il toro

di Enrico Galoppini

Ci sono tradizioni dei popoli del sud Europa la cui origine rimanda alla notte dei tempi. Anche a Siena, prima del Palio, si tenevano, nella Piazza del Campo, delle “cacce ai tori”.

Giuro che quando uno degli intervistati in questo film-documentario sull’Encierro di Pamplona spiega che cosa vuol dire fare un buon encierro mi sono commosso come quando vedo il Palio. Pochi secondi, sette… otto al massimo, e tu sei lì che corri davanti al toro, alla sua stessa velocità, leggermente defilato ma non ai lati della strada dove s’ammassano gl’inesperti e i pavidi; guardi avanti e guardi indietro e sei come in un flusso, sospeso in una sensazione d’eternità. Dev’essere indescrivibile. Un’esperienza che t’impone un salto di livello. Quando poi senti che c’è chi è quasi morto e poi ritorna a correre, beh, capisci che questa cosa non può essere ridotta ad una polemica sui “diritti del toro”. Come a Siena, dove anche se sono cavallo e fantino a correre per tutti qualcuno prova a privare l’uomo di un suo diritto: quello a trascendere una condizione ordinaria che, ironia della sorte, lo rende più simile ad un bovino che ad un essere assetato d’infinito.

A proposito di revisione storica: la fine di Mussolini

di Enrico Galoppini

Sugli ultimi giorni e la fine di Benito Mussolini esiste una discreta bibliografia. Non pochi sono i libri “revisionisti” in materia, da quelli di Giorgio Pisanò a quelli di Franco Bandini, da quelli di Luciano Garibaldi a quelli di Maurizio Barozzi.

Eppure la versione ufficiale, cioè quella divulgata nelle scuole “italiane” ed alla quale crede la massa, persino compiacendosene, è quella del dittatore in fuga “giustiziato” dai partigiani comunisti.
Contraddizioni ed assurdità che rendono completamente inattendibile tale versione sono come le proverbiali pizzillacchere per gli ‘storici’ incaricati di formare la ‘cultura storica’ del famoso uomo della strada. Che come al solito non si chiede mai nulla, come per l’11 settembre e molto molto altro.

O forse no. Alla massa fondamentalmente non interessa, in fondo, né l’una né l’altra versione: si adegua e basta. Come se la cosa non avesse nessuna implicazione diretta sulla sua vita. Il che forse è un bene, perché significa che il prevalere di una vulgata storica non è una questione “democratica”. Si tratta, semplicemente, di una partita tra élite. Pertanto, con Vilfredo Pareto, attendo pazientemente la sostituzione del presente ceto “intellettuale” con un altro più dignitoso. Tanto, chi vuole, come si sono svolti i fatti, e perché, può tranquillamente scoprirlo da solo.

Intesa tra Cristianesimo ed Islam nel simbolismo della caverna

Il Bambin Gesù viene al mondo in una caverna.
Muhammad riceve il Corano in una caverna.
La caverna, simbolo del cuore, sede dell’intelletto, e dunque della vera conoscenza, quella intuitiva.

L’identità tra il conoscente e il conosciuto, dunque assenza di ogni dualità.

La realizzazione dell’Uno che passa dall’iqrâ’ (“recita”, ma, etimologicamente, “raduna”, “ricomponi”) coranico e dal “Dio fatto uomo” a ricordarci che ogni uomo è un Uno anche se non lo sa.
Buon Natale a tutti.

P.S.: per chi non l’avesse capito, Maria nel Cristianesimo svolge la funzione di Muhammad nell’Islam. Entrambi sono ricettacoli del Verbo divino. Il cristiano, attualizzando la via cristica, è chiamato a far scendere Gesù nel proprio cuore; altrettanto è chiamato a fare il musulmano col Corano.