I politici sono “ignoranti”: e allora?

di Enrico Galoppini

iene-politici-ignorantiChe pizza, che noia questa storia dei politici “ignoranti”!

Da quando i media hanno preso a suonare la filastrocca della “Casta”, è diventato un classico, oltre che gridare allo scandalo per i loro emolumenti, prenderli alla sprovvista nei pressi del “Palazzo” per fargli delle domande mirate a dimostrarne l’abissale ignoranza.

Gli si chiede di tutto, dalla storia alla geografia, dall’italiano alle lingue straniere. Le risposte lasciano a desiderare ed in qualche caso hanno del clamoroso (in senso negativo, s’intende). Ad aggravare il tutto ci si mette il montaggio dei vari servizi, che artatamente evidenziano questo o quello sfondone dell’onorevole di turno.

Ma nessuno si chiede quale sia l’infimo livello culturale, fosse solo limitato alla semplice erudizione, del pubblico che si sganascia dalle risate di fronte ad una data ciccata clamorosamente o a un verbo coniugato con una buona dose di fantasia. Un pubblico, che poi corrisponde al corpo elettorale, e che continua imperterrito a scegliere comunque tra questa pletora di mezze tacche riproducentisi dal suo stesso seno.

A dirla tutta, inoltre, ad un politico non si richiederebbe nemmeno di saper recitare a memoria la Divina Commedia, o almeno non a tutti, fino all’ultima circoscrizione, essendo la qualità per antonomasia dell’uomo politico quella di saper prendere delle decisioni.

E come se ciò non bastasse, se ci piace tanto la “democrazia” si deve accettare che il livello di chi governa non sia poi così diverso da quello della massa che vota… altrimenti si finisce nel “governo dei migliori”, che è quanto di più antitetico ci possa essere rispetto ad ogni fasulla mistica democratica.

In definitiva, lo spettacolo più deprimente di questa sagra dell’ignoranza che periodicamente va in scena con i politici a fare da bersaglio non è tanto l’ignoranza dei politici stessi, quanto l’ipocrita scandalo di radio o teleutenti che pensano di essere così tanto diversi da loro, per non parlare del ruolo assolutamente funzionale al mantenimento di quest’andazzo effettivamente deprimente svolto dai vari intervistatori di turno che – siamo sicuri – qualora venissero sottoposti ad un serio ed accurato esame culturale non saprebbero uscirne meglio delle loro vittime preferite.

ISIS: a Mosul è arrivata la Buon costume!

di Enrico Galoppini

manichini_mosulA Mosul è arrivata la ‘Buon costume dell’ISIS’, che tra le varie censure in cui è specializzata ha pensato di mettere il velo ai manichini-donna.

In poche parole, l’ISIS ha inaugurato il manichino “conforme ai dettami del Corano”, secondo un modo d’interpretare l’Islam dei modernisti-fondamentalisti complementare a quello dei loro pretesi avversari laicisti.

Per tutto costoro, infatti, “i dettami del Corano” sono qualsiasi cosa. Ovviamente qualsiasi cosa vada nel senso dell’esaltazione (o della condanna) di un puritanesimo ossessivo e di un letteralismo indice di un’ignoranza sesquipedale. Per questo motivo esiste infatti chi, musulmano, ha in odio certe frittelle triangolari perché ricordano “la Trinità”, o evita accuratamente di mangiare il cornetto perché esso originerebbe da uno sfottò degli assediati di Vienna, che dopo aver resistito all’attacco ottomano festeggiarono la vittoria con questo dolcetto a forma di falce di luna.

Eppure, siccome il Male non è mai esclusiva di una sola parte (o almeno anche nel Male c’è qualche aspirazione a combinare qualcosa di buono), va detto che la considerazione da cui prende le mosse un provvedimento farsesco e farisaico come questo non sarebbe, in via di principio, del tutto sbagliata.

Con ciò intendiamo dire che il manichino (e soprattutto quello che riproduce le fattezze di una donna) in effetti non dovrebbe esistere, a meno che non vogliamo parlare di una sagoma dalle vaghe sembianze umane (si può anche omettere la testa, e non intendiamo fare dell’ironia sui “tagliatori di teste”! I sarti seri usano un tipo di sagome senza testa).

Lo sviluppo del manichino oggidì è arrivato ad un livello tale che è in grado di suscitare effettivamente pensieri lascivi, mentre sarebbe un sacrosanto diritto di tutti noi poter camminare per le strade senza questa continua sollecitazione con immagini femminili che ritroviamo anche nelle classiche gigantografie che mettono a repentaglio l’incolumità degli automobilisti maschi. Negli ipermercati e nelle principali vie del centro delle nostre città, nelle vetrine illuminate a giorno ad ogni ora, a volte sembra che lì in posa ci siano delle belle figliole vere.

Per sovrammercato, l’abbigliamento di questi manichini, le loro mosse e le loro acconciature costituiscono un modello per molte donne, che così poi vanno a conciarsi nello stesso modo al limite del baldracchesco.

Ad ogni buon conto, tornando al provvedimento preso a Mosul dalla ‘Buoncostume dell’ISIS’ (e premesso che non crediamo che a Mosul ci siano così tanti manichini in grado di spingere a certe fantasie…), se costoro fossero minimamente coerenti col loro puritanesimo toglierebbero totalmente di mezzo i manichini, evitando di apporgli sul volto un velo.

Ad ogni modo si conferma un fatto: che il manichino rappresenta un modello per le donne, che in quel contesto dovranno così adeguarsi a quello promosso dai sostenitori di questo preteso “Stato islamico”

Ben più sostanziosa sarebbe piuttosto la questione della liceità della raffigurazione umana, ed allora essa dovrebbe riguardare tanto i manichini-donna quanto quelli che raffigurano dei maschi, come pure ogni statua o dipinto o miniatura che rappresenti un essere umano, ogni foto o video con esseri umani, compresi  quelli del cosiddetto “califfo” e dei suoi accoliti. Ma figuriamoci se questi signori vogliono privarsi del piacere di postare su YouTube le scene dei loro sgozzamenti!

Il fatto di fissarsi sui manichini-donna mettendogli il velo la dice lunga sulla bigotteria ed il parodistico “tradizionalismo” di questa organizzazione dal nome così ‘pagano’ che ha preso il controllo di porzioni della Siria e dell’Iraq. Sembra infatti che i suoi esponenti intendano accanirsi nell’applicare in modo farsesco, ed al tempo stesso assurdo e maniacale, ogni norma islamica, per dire al mondo  “ecco cos’è l’Islam!”, suscitando invece odio, disprezzo, ilarità, orrore e disgusto generalizzato.

Ma il loro esasperato e ridicolo puritanesimo è speculare all’esasperazione occidentale nell’esaltazione, spesso volgare, della sessualità femminile in tutto quel che riguarda la pubblicità e la promozione commerciale (manichini dei negozi compresi).

Pertanto, quello che deve suscitarci ilarità e sconcerto è soprattutto la superficialità di questi “fondamentalisti”. Fermo restando che il problema di fondo dell’ipersessualizzazione della nostra società esiste, con tutte le sue conseguenze devastanti per la tenuta interiore dell’essere umano.

Ideologia gender: e ora pure “il toro gay”!

di Enrico Galoppini

toro_gayNon bastava tutto il resto, su cui Il Discrimine ha relazionato e continuerà a relazionare, per esempio recensendo il libro Unisex.

Adesso arriva anche la storia a lieto fine del “toro gay“, che posto di fronte all’obbligo di “montare” alcune esponenti del gentil sesso della sua specie non ne voleva assolutamente sapere.

Si venivano così a spalancare, per lui, le porte del macello, ma a tragedia quasi compiuta è intervenuto un filantropo, o meglio uno ricco zoofilo, che gli ha evitato la fine assicurata per tutti gli altri tori… “etero”!

Questa storia, se non fosse vera andrebbe inventata. Il che non esclude che storie del genere vengano inventate in tutto o in parte.

Il “toro da monta” è difatti il simbolo stesso della virilità, nel senso più animalesco del termine. Così, un toro che tergiversa e che alla fine fa cilecca è un autentico non senso, che a livello dell’immaginario scardina un’altra “certezza”.

E non importa poi se da decenni questi animali da allevamento vengono fatti accoppiare prelevando lo sperma del maschio, senza fargli vedere la femmina nemmeno col binocolo…  Ma quand’anche quest’edificante storiella fosse tutta vera, si dovrebbe anche considerare che gli animali in cattività non si riproducono se non con grande difficoltà, il che accade – ma guarda un po’ – esattamente agli esseri umani, che da quando si sono autoreclusi in un modo di vita palesemente disumano hanno perso la voglia di fare figli, moltiplicando, all’interno della loro specie, gli individui con tendenze omosessuali.

Come che sia, desumere da questo “fallimento”  che si tratti di un toro omosessuale è una forzatura bella e buona, ma tutto, oramai, sfruttando reazioni pavloviane coltivate ed incoraggiate costantemente, viene usato per indurre nel pubblico shock più o meno profondi.

Pertanto, un altro caposaldo di questa nefasta “ideologia del genere” viene consolidato: che anche gli animali prevedano individui omosessuali, anche se a questo punto, visto che tutto ciò sarebbe “naturale”, bisognerebbe chiedersi perché i paladini di codesta ideologia non si rassegnino a prendere atto che gli animali non sono affatto teneri e comprensivi coi loro simili sospettati di uscire dal seminato.

Per gli animali, infatti, vige la norma della sopravvivenza della specie. Per gli umani, invece, quella della soddisfazione delle più assurde paturnie del singolo individuo.

Gli italiani sono così innamorati della “democrazia”?

di Enrico Galoppini

vignetta-krancicCi si rifletta bene. Gli ultimi tre presidenti del Consiglio italiani sono tutti dei nominati. Nessuno di loro è il vincitore di “democratiche” consultazioni elettorali.

Ora, ci rammentano fin dall’asilo che il massimo esercizio di “democrazia” si svolge nel “segreto dell’urna”.

Ma l’ultimo capo di governo uscito dal voto popolare è stato Berlusconi.

Che non è mai stato accettato in quanto tale dall’elettorato avverso, tant’è che quando è stato costretto con le maniere spicce a dimettersi, quello stesso elettorato ha fatto festa, andando in brodo di giuggiole per “il professor” Monti.

Veramente strana questa gente “di sinistra”. Incomprensibile se non si tiene a mente che si tratta essenzialmente di giacobini. Per i quali la “democrazia” e le sue regole non valgono se queste vanno a loro svantaggio e producono effetti per essi sgraditi.

Così, quando a vincere sono esponenti “di destra” (semplifichiamo, perché Berlusconi ha tanto a che fare con la Destra quanto questa Sinistra ha a che fare con l’URSS o Cuba), quelli che dovrebbero, in base alla loro autorappresentazione di bravi e coerenti “democratici”, rispettare l’esito del voto, cominciano a stracciarsi le vesti ed imbastiscono per un quinquennio una lotta spietata senza esclusione di colpi, compresi quelli a mezzo magistratura.

Quando invece vince uno “di sinistra” danno per scontato che ha trionfato “la ggente”, “i lavoratori”, “il popolo”. Insomma, il meglio del meglio della nostra società, opposta agli infami ed eterni “fascisti”.

Ma se per togliersi dalle scatole l’odiato “tiranno” chi comanda per davvero ha imposto, in successione, tre presidenti del Consiglio nominati da ‘Re Giorgio’, tutto è normalissimo e ovviamente “democratico”.

Sia chiaro che non ce ne può fregare di meno, perché l’infatuazione per la “democrazia” così come il moralismo che essa genera non ci appartengono minimamente.

Ma questo significa comunque una cosa importante che, anziché scoraggiare, dovrebbe mettere il buonumore a chi giustamente non ne può più della “democrazia”, in tutte le salse.

Significa che la procedura della “democrazia” non è affatto entrata nel sentire comune e profondo delle persone. Vuol dire che se gli italiani non hanno trovato scandalosa, perché “antidemocratica”, l’imposizione di Monti, Letta e Renzi, ciò è perché se ne infischiano completamente del meccanismo attraverso cui si riproduce il “potere” (che poi in “democrazia” – che è un’oligarchia del denaro – i politici non contino nulla è un altro discorso, ma qui vale la percezione della massa, per la quale i politici contano eccome, altrimenti non le propinerebbero le fole sulla “casta”).

In altre parole, tutta quest’indifferenza per un governo guidato da un eletto o meno può anche essere vista come la predisposizione degli italiani ad accettare eventualmente anche un sistema che prescinde del tutto da partiti ed elezioni.

Questo ovviamente lo sanno bene anche e soprattutto quelli che hanno sospeso (momentaneamente?) la possibilità di votare. E su questo cercano di costruire un sistema ad esclusivo uso e consumo della speculazione finanziaria e dei traditori d’ogni specie.

Eppure non è mai detta l’ultima parola. Perché questa disaffezione, questa mancata introiezione del proceduralismo “democratico” da parte degli italiani può risolversi clamorosamente anche in un esito di segno opposto.

Si apre così uno spiraglio di luce. La speranza che, un giorno che si spera vicino, gli italiani sappiano riconoscere, stringendosi attorno a lui, un vero condottiero, il quale dovendo fare quel che dev’esser fatto non potrà certo appartenere all’attuale infida genia dei prodotti elettorali di marca “democratica”.

Nato: una bugia al giorno toglie la Russia di torno?

870px-Major_NATO_affiliations_in_Europe.svgSembrerebbe di sì. Perché non passa giorno che un rappresentante della Nato non invochi una qualche “minaccia” proveniente” dalla Russia.

Alcuni giorni fa, il “dramma” sfiorato delle collisioni con aerei svedesi. Una bugia colossale.

Oggi, “aerei russi” al confine con l’Ucraina. Macché, addirittura “ai confini della Nato“!!!

Se si pensa che l’Ucraina non fa parte della Nato, si ha la misura di quanto l’abitudine a mentire sia inveterata da parte di questa “Alleanza”, che a parole garantisce “la pace”, ma nei fatti costituisce da una parte uno strumento di offesa verso tutto ciò che non ingloba sotto il suo controllo, dall’altra uno dei principali vulnus portati alla nostra indipendenza e alla nostra sovranità.

“I musulmani in America prima di Colombo”: Erdogan è davvero matto?

the-piri-reis-map-of-world-in-1513Il presidente turco ha recentemente affermato che il continente americano venne scoperto da navigatori musulmani prima di Colombo, e tutti scoppiano a ridere dandogli del pazzo. Ovviamente stiamo parlando dei commentatori italiani, in maggioranza fermi alla storiella raccontata nelle scuole.

Eppure… esistono fior di studi che proverebbero tale verità storica, come questo, pubblicato in lingua spagnola, la cui autrice ha anche rilasciato quest’intervista.

Per tacere delle prove inconfutabili sulla presenza dei Vichinghi lungo le coste orientali del Nord America, di cui tutti, più o meno, han sentito parlare.

Sia come sia, però, un fatto innegabile è che quella terra è “l’America” così come noi la conosciamo solo a partire dalla “scoperta” di Cristoforo Colombo, la quale ha fornito l’occasione per la successiva colonizzazione da parte dei Puritani (strage dei nativi e successivo sviluppo della “Terra promessa” per il nuovo “Popolo eletto” quale laboratorio della Libertà e della Democrazia, da esportare in tutto il mondo a partire dal Faro di Civiltà).

La domanda capitale, comunque, non è “chi” ha scoperto l’America, bensì perché è stata “scoperta” solo nel 1492, visto che in certi esclusivi ambienti essa era da sempre stata nota. Il 1492, è bene ricordarlo, è anche l’anno della caduta dell’Emirato di Granada, alla quale fece seguito l’espulsione degli Ebrei dal suolo spagnolo.

Per capire i risvolti d’importanza capitale che esistono dietro “la scoperta dell’America” è perciò di fondamentale interesse il testo di Umberto Bartocci, America: una rotta templare – Sentieri segreti della storia (Un’ipotesi sul ruolo delle società segrete nelle origini della scienza moderna, dalla scoperta dell’America alla Rivoluzione copernicana). Testo che è possibile visionare qui.

Poi, chi vuole ridere rida pure…

 

 

 

Studenti??? Ma andate a… spaccare le pietre!

autista_picchiatoA Treviso è accaduto che un autista di un autobus urbano, dopo aver tentato di far scendere uno studente (o forse più d’uno) senza biglietto, è stato fatto oggetto di insulti, spintoni e addirittura pugni in faccia.

Guardare per credere: http://www.a3news.it/news/treviso/autista-picchiata-da-trenta-ragazzi-212.html

Tutto questo, oltre ad essere estremamente rivelatore del degrado in cui versa l’Italia, dovrebbe indurci alla seguente riflessione: non sarebbe meglio che questi “studenti” impiegassero le loro energie e la loro esuberanza in attività più consone al loro grado di civiltà?

Intendiamo dire che per tangheri di questa pasta l’unica occupazione degna non è quella di scaldare il banco, ma quella di spaccare pietre o cavare carbone in miniera, nell’ambito di un progetto rieducativo che, ne siamo certi, darebbe senz’altro i suoi frutti risolvendo d’un colpo il problema di certa gioventù strafottente e senza un briciolo di educazione.

Ma quale “marcia su Roma”!?

IRAQ: VIDEO CALIFFO 'PROVA DI FORZA' DELL'ISIS, DOMINA SCENAMa chi pensano di abbindolare ancora con la storiella dell’Antifascismo? Evidentemente molti, se anche il famigerato “califfo”, da alcuni rinominato “calippo”, e dato per morto già più d’una volta, avrebbe in programma niente meno che una “Marcia su Roma” per conquistare l’Urbe!

Le bandiere e le camicie nere ci sono già. Ma è stato decretato che il classico manganello verrà sostituito con dei più pratici ed affilatissimi coltelli da cucina: rimpiangeremo i tempi in cui ce la si cavava con qualche livido!

Quanto all’olio di ricino, il Gran Visir del Califfo ha fatto sapere che questa riedizione della storica passeggiata sulle vie della Capitale prevederà esclusivamente la somministrazione di tè alla menta, e al massimo, per i più assetati a causa del notevole sforzo, di un bicchiere di carcadè.

Il bunker: la follia di gente che non si “affida”

di Enrico Galoppini

bunker_lussoScoppia la bunker-mania? Sembrerebbe di sì, stando a questo “speciale” dell’Ansa.

Un bunker alla portata di tutti, chiavi in mano, per scampare da flagelli quali olocausti nucleari, pandemie e tutti gli altri incubi diffusi a profusione dai “media” tra un pubblico sempre più impaurito e disorientato.

Ognuno, di fronte alla mal parata, cerca di salvare la pelle, sua e dei suoi cari, alla faccia di tutti gli altri che non avranno avuto i soldi o lo spazio per costruirsi il rifugio; o che – secondo il modo di vedere dei più “previdenti” – si saranno fatti cogliere alla sprovvista dal flagello apocalittico prossimo venturo.

Questo modo di affrontare gli imprevisti più tragici ed estremi è tipicamente moderno ed “americano”. In America (e non solo) esiste infatti tutta un’umanità che non solo s’è dotata di bunker a prova di atomica, ma ha costruito attorno a sé tutto un sistema di autosufficienza svliuppato paranoicamente fin nei più minimi dettagli. C’è addirittura chi, accanto a casa sua, ha organizzato, oltre al classico orto, un laghetto per la pesca sportiva, per essere completamente autonomo e non farsi mancare nulla mentre “là fuori” crepano di fame. Per non parlare di chi già vive trincerato tra sistemi d’arma automatici con puntatori laser e mitragliette disseminati attorno alla sua proprietà.

Non c’è che dire, è proprio il caso di esclamare: welcome!

Poi c’è la questione delle scorte alimentari, dei medicinali ecc., che vanno ovviamente rinnovate periodicamente, rappresentando tutto ciò un vero e proprio lavoro che assorbe inutilmente tempo e risorse. Tra le cose più comiche di questi moderni ‘apocalittici’ ci sono le quantità inverosimili di pacchi di carta igienica, al che le battute al riguardo si possono naturalmente sprecare…

Ma su tutto ciò grava una ben più seria e dirimente questione: si sono mai posti, questi specialisti della fuga e dell’egoismo, che alla fine, se davvero deve arrivare un’apocalisse divina, ognuno si salverà esclusivamente in base al volere di Chi l’avrà mandata su questa terra?

Non hanno mai notato che anche in mezzo ad un’esplosione atomica o ad uno tsunami c’è sempre qualche edificio che resta misteriosamente in piedi?

E non si sono mai interrogati sul fatto che, piuttosto che salvare la pelle a tutti i costi qui, in questo mondo, varrebbe la pena di vivere il tempo che ci è dato, avendo fiducia in Chi ce l’ha dato, per farsi trovare pronti per una ben più stabile e duratura Salvezza?

 

 

Da Bin Laden al Califfo: la guerra finale contro l’Islam (per colpire l’Eurasia)

di Enrico Galoppini

Fonte: “Eurasia-rivista.org“, 30 agosto 2014

Iraq_ISISLa fase finale della guerra dell’Occidente contro l’Islam è finalmente cominciata. Tanto più che quest’ultimo s’è dotato d’un ‘medievale’ e terrificante “Califfato”.

Non bisognava disporre di particolari doti profetiche per prevedere che prima o poi saremmo arrivati a tanto. Basta leggersi una raccolta di articoli pubblicati prima del 2008 che ho intitolato Islamofobia. Attori, tattiche, finalità. Il capitolo finale, che riassumeva i termini della questione (Islam come “problema” e strategie geopolitiche atlantiche: un rapporto necessario, rivisto ed aggiornato per i corsi del Master Mattei dell’Università di Teramo col titolo Il “Grande Medio Oriente” e il momento anti-islamico dello “scontro di civiltà”), regge ancora bene alla sfida del tempo, perché, come recita appunto il titolo, la “paura dell’Islam” è da mettere in stretta relazione con le strategie geopolitiche atlantiche nel Mediterraneo e in Eurasia.

Da quando è stato proclamato un improbabile califfato a cavallo della Siria orientale e dell’Iraq centro-settentrionale[1], l’Islam è tornato prepotentemente nelle case degli occidentali, sottoposti a dosi da cavallo di messaggi sensazionalistici ed allarmistici capaci di provocare sconcerto e preoccupazione persino tra gli stessi musulmani.

Ma prima di giungere a tanto, serviva la cosiddetta “Primavera Araba”, il cui obiettivo principale è stato l’eliminazione dei “regimi arabi moderati” che almeno ufficialmente l’Occidente sosteneva da anni contro gli “estremisti” (e che erano in buoni rapporti – forse troppo buoni per i nostri “alleati” – con l’Italia della Prima ma anche della Seconda Repubblica).

Tutto però è cominciato con quello che definivo nel suddetto libro il “Big bang del XXI secolo”, ovvero l’azione “terroristica” in territorio americano attribuita alla fantomatica al-Qâ‘ida.

Ricordiamo bene come nei giorni che seguirono l’11 settembre 2001 uno degli argomenti principali della propaganda occidentale tesa a diffondere disprezzo e diffidenza verso l’Islam fosse la richiesta, fatta praticamente a ciascun musulmano, di dissociarsi dal “terrorismo”, secondo un assurdo postulato in base al quale “non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani”, ripetuto incessantemente dalla “fabbrica del consenso”.

C’era tuttavia una via d’uscita dalla gogna mediatica: l’adesione al cosiddetto “Islam moderato”, che in pratica consisteva (e consiste) in un’adesione formale alla religione islamica accettando però tutti i capisaldi antitradizionali del “pensiero moderno” (oltre all’adozione di una posizione “equidistante” nel cosiddetto “conflitto israelo-palestinese”…).

A garantirci dall’orda famelica dell’Islam guerrigliero e spietato sussistevano comunque i “regimi arabi moderati”. I quali, dal 2011, dopo il celebre discorso di Obama al Cairo (giugno 2009) nel quale, astutamente, “tendeva la mano all’Islam”, sono stati rovesciati con le note tecniche di sovversione dall’interno denominate “Primavera araba”, altrove note come “rivoluzioni colorate”. Quando non bastava l’azione di prezzolati del posto, perlopiù tratti dai ranghi del cosiddetto “Islam politico” preceduti da sinceri ma sprovveduti “liberali” (oltre alla solita teppaglia che si trova sempre), l’Occidente interveniva col classico apparato di cannoniere e bombardieri (v. il caso libico).

Ricapitolando, ad una prima fase islamofobica dominata dalla figura di Osama bin Laden, del suo vice al-Zawahiri e degli altri luogotenenti (tipo al-Zarqawi), con tutto il corredo di “attentati terroristici” (Londra, Madrid ecc.) e teste mozzate cui facevano da contraltare le sparate da cowboy di Bush, le tute arancioni di Guantanamo e le “torture” di Abu Ghraib, ha fatto seguito la “fase della speranza”, col pubblico occidentale illuso sulle magnifiche sorti e progressive alle quali avrebbero aspirato le masse arabe e islamiche desideranti la “democrazia”. Una “democrazia islamica” sotto l’insegna dei Fratelli Musulmani e delle varie sigle ad essi riconducibili che qua e là hanno preso il potere.

L’apice di questa seconda fase nella quale anche i peggiori tagliagole diventavano araldi della libertà ha coinciso con la prima parte della cosiddetta “rivolta siriana”, che pur inscrivendosi nella “Primavera araba” ha posto in inevitabile risalto – data la posizione strategica della Siria – la portata strategica di un’operazione mirata al rovesciamento del regime di Damasco. Il quale, è bene ricordarlo, poco tempo prima era ancora considerato da alcuni partner occidentali, pur con qualche riserva (penso all’Italia), come un garante della “stabilità” nel Mediterraneo ed oltre.

Ad un certo punto, però, col rovesciamento del presidente egiziano tratto dai ranghi della Fratellanza musulmana, Muhammad Morsi (operato forse col sostegno russo?)[2], qualcosa nel dispositivo sovversivo innescato dagli occidentali s’è inceppato. La “rivolta siriana” è entrata in crisi, così come s’è incrinato il meccanismo sin lì tetragono della propaganda unilaterale occidentalista, anche se, a dire il vero, le voci discordanti rispetto al mainstream vertevano soprattutto sul “massacro dei cristiani” da parte dei fanatici islamici delle formazioni “jihadiste”; il che prefigurava la piega da “Nuova crociata” che finalmente s’è manifestata con l’emergere di quest’inedito “Califfato”.

Ma ormai la classica frittata era stata fatta. Con la Libia consegnata alle bande fondamentaliste ed enormi bacini petroliferi di Siria ed Iraq in mano ai seguaci del “califfo”[3], il volto più terrificante dell’Islam può finalmente entrare nelle case degli italiani e degli altri sudditi dell’Occidente.

Ed è questa la fase numero tre del progetto che punta a destabilizzare definitivamente tutto il Mediterraneo ed il Vicino Oriente, con la non troppo remota possibilità di vedersi coinvolti militarmente in una guerra non nostra che non abbiamo affatto cercato, per il semplice fatto che all’Italia il Mediterraneo ed il Vicino Oriente prima del 1991 (operazione Desert Storm) andavano bene così com’erano, fatto salvo Israele, che difatti non ha mai visto di buon occhio quegli statisti poi eliminati – giusto a partire dall’anno dopo… – con l’operazione mediatico-giudiziaria “Mani pulite”.

Da un punto di vista propagandistico, il terrore islamofobico che questa nuova fase è in grado di suscitare negli animi di persone ingenue, manipolate e conquistate ai “valori occidentali” è senz’altro più elevato di quello della prima fase con Bin Laden e soci a ‘bucare lo schermo’.

In fondo lo “Sceicco del terrore” e la sua organizzazione avevano attaccato solo l’America. Sì, dovevamo essere solidalmente “tutti americani”, ma ancora non ci sentivamo completamente imbarcati nell’impresa, ed infatti stavamo come sempre coi piedi in due staffe (vedasi la posizione dell’asse franco-tedesco nel 2003, quando l’Angloamerica invase l’Iraq). E chi l’ha detto che la “strage di Nassiriyya” sia dovuta ai “guerriglieri islamici” e non a qualche nostro indicibile “alleato”?

Ora non ci sono più scuse per sottrarsi e fare i “furbi”. Ce lo fanno capire con sempre maggiore insistenza. Non sorprende affatto, pertanto, che dalla bocca di ministri dell’attuale Governo italiano escano dichiarazioni possibiliste al riguardo di un nostro maggiore e più ‘fattivo’ coinvolgimento nelle operazioni in Iraq volte a debellare un pericolo che all’unisono viene definito non solo regionale, bensì “per il mondo intero”…

Il temibile “Califfato”, coi suoi alleati posizionati sulla costa libica, novelli saraceni, sta lì a brandirci il suo “Medio Evo”, pertanto se si vuol salvare la “modernità” con tutti i suoi “valori” non è più possibile sottrarsi al richiamo alle armi dell’Occidente a guida anglo-sionista.

Frotte di “migranti” tra i quali potrebbero nascondersi dei “terroristi” vengono rovesciate sulle nostre indifese coste, mentre tra i figli della cosiddetta “seconda generazione” spopola il richiamo alla “guerra santa”. Da qualche parte, nel Levante, c’è un “Califfo” che vagheggia di conquistare Roma, mentre “i cristiani” e le minoranze subiscono massacri, e poco importa ai fini propagandistici se musulmani di vedute diverse da quelle dell’Isis sono sottoposti a medesimo trattamento. Questo è quanto trasuda da giornali e tg, che in due minuti frullano tutto in un cocktail terrificante al termine del quale il malcapitato ed impreparato spettatore non potrà che augurarsi una selva di bombe atomiche sull’intero Medioriente.

Infine, entrati nella terza fase, quella della “guerra totale” all’Islam, la concomitante “crisi ucraina” chiarisce anche ai cerebrolesi il nesso tra l’11 settembre, l’islamofobia e l’attacco all’Eurasia. Mentre la propaganda occidentale – senza nemmeno più l’impiccio d’un Berlusconi suo “amico” – dipinge Putin alla stregua d’un pazzo sanguinario ed irresponsabile, dobbiamo dunque temere che le stupide ed ingiustificabili “sanzioni” contro Mosca faranno il paio con un intervento armato della solita improbabile “Italietta” nel Levante islamico?

NOTE

[1] Sulla teoria del Califfato ho scritto, su “Eurasia” 4/2007, pp. 35-44, Considerazioni sull’istituto del Califfato e la “Giustizia” nell’Islam.

[2] M. Bassiouni, Sisi’s visit to Russia is message to the West, “Al Monitor. The pulse of the Middle East”, 13 agosto 2014 (http://www.al-monitor.com/pulse/tr/politics/2014/08/russia-egypt-relations.html).

[3] Maurizio Blondet si chiede logicamente, riprendendo l’ex primo ministro iracheno al-Ja‘fari, come una compagine unanimemente bollata col marchio del “terrorismo” possa vendere il petrolio che inopinatamente controlla, ricavandone tre milioni di dollari al giorno. Cfr. Il Califfo: un altro pretesto per “vendere” l’attacco contro la Siria, “Effedieffe.com”, 26 agosto 2014 (l’articolo è per soli abbonati: http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=305228&Itemid=135).