A proposito dell’ultimo “superlatitante”: scommettiamo che…?
di Spectator
Se strombazzano così tanto che “il cerchio si chiude” intorno al boss latitante Matteo Messina Denaro qualche motivo ci sarà.
Indovina indovinello… scommettiamo che “lo prendono” in serata, in tempo per il Tg1 delle 20?
È successa la stessa cosa – platealmente anticipata dagli strilli dei “media” – con Bernardo Provenzano. E così faranno anche con questo ultimo “superlatitante”.
Il ministro dell’Interno gongolerà, coprendo (malamente) le sue malefatte in materia di immigrazione. I vertici delle Forze dell’Ordine riceveranno scrosci d’applausi e di “tweet” dalle cosiddette “cariche istituzionali”. “L’antimafia” di professione, con la “società civile” e i novelli ‘savonarola’ che sputano sentenze su tutto e tutti manderanno in visibilio la l’“Italia onesta”.
Un lieto fine che si ripete, da quando sono nato.
Una farsa, piuttosto, che va avanti da quando “la Mafia”, che il vituperato Regime fascista aveva praticamente ridotto all’impotenza, è stata reimpiantata alla grande, più spietata e vigorosa che mai, dai cosiddetti “liberatori”, i quali avevano tutto l’interesse a creare, nello stivale e nel Mediterraneo, una loro “portaerei”, un Vietnam del Sud. Coi “mafiosi” che gestivano per loro conto il traffico di droga (che infatti, durante il Ventennio, non s’era mai vista tra le preoccupazioni principali della nostra gioventù).
La storia, ormai, la sanno tutti, tranne che i “libri di testo” delle scuole, nei quali il Fascismo è il Male assoluto e l’America il suo esatto, bambinesco, contrario.
“La Mafia”, invece, diventa un topos letterario radicato nell’immaginario dei “liberati”, una malattia dell’anima dei siciliani e, in fondo, degl’italiani tutti, che sono in fondo un po’ mafiosetti dentro.
Dunque, “la Mafia” ce la meritiamo, ci meritiamo i “liberatori” e ci meritiamo anche questa ennesima presa per il culo.

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