Pietrangelo Buttafuoco, Il feroce saracino, Bompiani, Milano 2015

di Enrico Galoppini

buttafuoco_feroce_saracinoVa bene, lo ammetto, Pietrangelo Buttafuoco mi sta simpatico. Sarà per il nome che già da solo dà battaglia, sarà perché è (un po’) “fascista” e dunque ‘irregolare’, sarà perché è musulmano. Già basta e avanza, coi tempi che corrono.

Ma mettetela come vi pare, anche voi che storcete il naso al solo udire la parola “Islam”: Buttafuoco è uno che ci mette la faccia. E per questo andrebbe rispettato.

Mi domando e dico: chi glielo fa fare a uno che poteva starsene tranquillo a fare il “giornalista” (‘sta categoria… beh, lasciamo stare) di mettersi a scrivere bene dei fascisti che resistono agli invasori (cioè i “liberatori” secondo i giornalisti) e a far capire che, in fondo, Cristianesimo e Islam hanno molti più punti di contatto di quante sono le divergenze?

Eppure per qualcuno (compresi gli amici che gli han tolto il saluto) Buttafuoco è una specie di scandalo incarnato o un oggetto misterioso che sicuramente nasconde qualcosa di minaccioso; o uno strano essere identificato sbrigativamente con quel mondo di convertiti all’Islam per capriccio, per snobismo cultural-esistenziale: “l’Islam civettuolo”, per Marcello Veneziani, un’altra gran bella testa che in quest’Italia invertebrata e bordello euro-americano si deve umiliare per campare scrivendo spesso di cose senza importanza, perché per le “cose serie” ci sono i “grandi opinionisti”…

Non sia mai detto che ci si ponga il dubbio che uno possa esperire  un’autentica e sincera “conversione” a ciò che sente essere la Verità. Il marchio a fuoco del “rinnegato” è pronto. Ja‘far “as-Siqillî”, cioè Buttafuoco, penserà fascisticamente: “me ne frego”, anche se in cuor suo ne sarà dispiaciuto, perché Islam, Misercordia e Compassione vanno a braccetto (incredibile, vero?).

presentazione_buttafuocoNon so se questo è un libro semplice: l’ho letto in quattr’ore di treno da Torino a Pisa. E allora che facciamo, misuriamo i dodici euro spesi (sei per la verità, perché l’ho trovato usato ma intonso) calcolando il rapporto tra costo e “godimento” dell’oggetto acquistato? Chi l’ha detto che un libro non lo si possa rileggere anche due o tre volte (e, follia massima, recensirlo ancora)?

La prosa di Buttafuoco non è facile. Sembra a tratti un sogno. O uno schiaffone futurista nel tempo post-moderno, mitigato però dalla dolcezza della fede in Dio (Marinetti e i suoi credevano solo al Progresso). Ma chi l’ha detto che per far capire che la Russia non è anti-islamica, o che Maria, la madre di Gesù, è amatissima e rispettatissima nell’Islam, o che se uno “torna” all’Islam non sta affermando una cretinata si debba per forza usare la lingua bella tonda e ragionevole dei cattedratici?

E poi mica si può sapere tutto per filo e per segno ed informarsi nel dettaglio su ogni cosa che c’interessa e reputiamo importante. Siamo o non siamo nei “tempi ultimi”? E allora, il lettore-viaggiatore che passando da qualche “buksciòp” in stazione volesse spendere quella dozzina di euro, avrebbe già fatto l’affare del giorno se anche solo si dedicasse ad una meditazione del capitoletto intitolato “Sette Torri contro Sette Cieli”. Hai visto mai: magari la smette di pensare che tutto dipende dalla “politica” o che una notte non possa essere “migliore di mille mesi”.

libro-buttafuocoIl feroce saracino, cioè il cosiddetto “califfo” Abu Bakr al-Baghdadi, è alle viste? Non lo so, e questa potrebbe essere anche una trovata editoriale della Bompiani per sfruttare il baccano mediatico.

Fatto sta che Buttafuoco è (anche) “saracino” e, con lui, parecchi altri “rinnegati”. Che per gli amici che ti tolgono il saluto fan tutt’uno con l’Isis e “il califfo alle porte di Roma”. Ma che se ho intravisto giusto – anche dalle pagine di questo libro – saranno quelli che salveranno, con tutti gli altri “uomini di buona volontà”, quest’Italia e quest’Occidente oramai al delirio e al collasso.

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There is 1 comment for this article
  1. BENNATO BENNATI at 4:10 pm

    Ho letto anch’io il libro di Buttafuoco e mi pare che il recupero della Sicilia, nella sua essenza profonda, effettuata dall’Autore sub specie del retaggio mohammadiano , valga anche come recupero della integralità della individualità dell’ Autore stesso ( che poi è sempre la Realtà sia pure nelle apparenze di quella ” indefinità ” semplice o di primo grado, di cui Guénon parla ne ” I principi del calcolo infinitesimale” ), se è vero, come è vero, che vi è sempre una corrispondenza fra l’essere e l’ambiente in cui esso è nato e vive, recupero che , ben lungi dal rilevare dalla semplice psicologia ( o etno-psicologia) rileva dall’iniziazione, come tappa di essa ( virtuale o effettiva che sia) o sua preconizzazione.
    Anche chi scrive questa nota , da un certo tempo a questa parte , all’edicola , si ritrova ( com’è, come non è ) ad acquistare ( cosa mai o assai raramente fatta prima ) il periodico intitolantesi ” Le Nuove Dogane”, che vuole essere la sintesi della storia, della cronaca ( estesa a quella quotidiana, la più ordinaria ), dei fatti, degli eventi, delle tradizioni, delle città e dei paesi , dei personaggi e delle persone ( anche le più comuni ), relativamente al territorio di quello che fu l’antico Stato senese, dall’entroterra al mare , dal golfo di Piombino all’Argentario , dal Monte Amiata a tutta la Maremma grossetana , dove appunto lo scrivente è nato e vive e dove, bene o male, ha realizzato, parte almeno, delle possibilità della sua assegnazione ontologica , un nuovo interesse, dunque, questo, che anche per lui ha il valore di ” recupero” e di sintesi ( anche se forse solo ” virtuali” ) fra interiore ed esteriore, soggetto ed oggetto, individuo ed ambiente , al di là di ogni apparente dicotomia ( nonché spesso contrasto) lungo il cammino che conduce all’unica Realtà.

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