“Lavoratori”…
Siamo nel parcheggio di una stazione ferroviaria di una grande città italiana.
La solita scena che tutti gli italiani conoscono bene.
Un parcheggio striminzito, a pagamento, presidiato da abusivi stranieri.
Italiani alle prese con una banalità – accompagnare o aspettare qualcuno – che diventa un’impresa eroica.
L’ingresso, stretto e disagevole al mini-parcheggio, ostruito da quattro-cinque macchine bloccate dall’abusivo che deve “lavorare”…
Dall’altra parte della strada, arriva una macchina dei Carabinieri.
Gli faccio, sporgendomi dal finestrino: “Ma non lo vedete cosa succede? Ma cosa ci state a fare?”.
Risposta: “Infatti stiamo venendo” (per carità: mi son permesso d’infastidirli!).
Mi dico: “Tanto non faranno nulla, come sempre”.
Trovo posto, senza “l’indispensabile” aiuto dell’abusivo, e mentre m’incammino verso i binari lascio i “tutori dell’ordine” in amabile conversazione – senza nemmeno scendere dall’auto – con l’abusivo.
Ritorniamo verso la macchina. E chi trovo?
L’abusivo “al lavoro”!
E i Carabinieri? Spariti… al “lavoro” anche loro…

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