29 aprile 1945 settant’anni dopo: cosa resta di “Piazzale Loreto”?

di Enrico Galoppini

mussolini_petacciIo posso capire, nel contesto di quei giorni tremendi, dal punto di vista degli antifascisti, i “perché” di quell’osceno e macabro spettacolo. Posso anche capire la rabbia ed il rancore di certi e l’accodarsi di altri all’aria che tirava (mentre altri, in silenzio, non approvavano, ed altri ancora non cambiavano casacca).

Capisco già meno che da oltre settant’anni si ripeta alla massa la versione che attribuisce al partigiano “Valerio” l’uccisione di Mussolini, come se si trattasse, in fondo, di un regolamento di conti tra italiani. Ormai esiste una biblioteca sul perché e il per come furono gli inglesi (o forse gli americani, ma è meno plausibile) a volere Mussolini morto a tutti i costi.

Ma quello che proprio non riesco a capire e non accetto è perché, appena eliminato il “tiranno” e cominciata la caccia al “fascista” (vero o presunto tale), la prima preoccupazione delle nuove istituzioni insediate sulle baionette (e le bombe!) dei “liberatori” fu la cancellazione di tutti i provvedimenti di carattere economico e sociale, a favore delle classi lavoratrici, presi dal governo della Repubblica Sociale Italiana.

venti_anni_libriÈ noto, infatti, che a prescindere dalla concreta applicazione del provvedimento (si consideri il contesto emergenziale del 1944-45), il primo atto del Ministro di Grazia e Giustizia Palmiro Togliatti fu l’abrogazione del Decreto Legge sulla Socializzazione delle imprese, che per la prima volta al mondo aveva abolito de iure l’annosa questione dell’insanabile conflitto tra maestranze e datori di lavoro sulla quale generazioni di “rivoluzionari” non s’erano dati pace.

Non tutte le realizzazioni del “regime” vennero cancellate d’un tratto, anche perché ciò non sarebbe stato accettato dagli italiani in cambio della sola “libertà”. Ma a distanza di settant’anni, dopo che anche quel che era stato risparmiato delle realizzazioni del Fascismo è stato progressivamente demolito, si può affermare senza tema di smentita che dalla “macelleria messicana” di Piazzale Loreto si è passati, un pezzo per volta, platealmente o alla chetichella, alla macelleria sociale degli italiani, giustificata, esplicitamente o meno, dai sacri valori dell’antifascismo!

Gli articoli de Il Discrimine possono essere ripubblicati, integralmente e senza modifiche (compreso il titolo), citando la fonte originale.

There are 2 comments for this article
  1. BENNATO BENNATI at 11:42 am

    Per meglio capire gli avvenimenti di quei giorni là, il loro significato non solo storico, ma metastorico, come elementi qualitativi di uno scorcio di ciclo ( e quale ne sia stata la natura è ben emblematizzato, nei fotogrammi di Piazzale Loreto, dal ghigno satanico dell’individuo che tira su, sul tetto della pompa di benzina, i cadaveri di Mussolini, della Petacci e dei loro compagni di sventura ), può utilmente leggersi il capitolo ” La Révolution de 1944″ ( in Francia, in Italia è dell’Aprile 1945 ) del volume di Gaston Georgel ” Chronologie des Derniers Temps ” ( ” Cronologia dei Tempi Ultimi ” ,titolo riassumente un contenuto evidentemente escatologico ) , pubblicato nel 1986 da Archè – Milano , da cui estraggo, a mò di illustrazione, questo brevissimo scampolo:
    ” La Rivoluzione del 1944 è stata sanguinosa, ben più del Terrore del 1793, che non aveva fatto che alcune migliaia di vittime, a fronte di 105.000 esecuzioni per l’Epurazione del 1944-45. Quanto alla zona mediterranea , un osservatore americano stimava in 50.000 le persone messe a morte nel 1944-45. Per il dipartimento della Dordogna, Robert Aron dà la cifra di mille vittime, e lo stesso per l’Haute- Vienne! Quasi tutte queste esecuzioni hanno avuto luogo senza processo, non essendo ispirate, secondo le parole del Colonnello Remy,” che dallo spirito di bassa vendetta, di assassinio, di furto , di saccheggio, o ancora di conquista delle prefetture e dei municipi a beneficio del partito. Gli uomini del ” maquis” non contenti di torturare, di violare, di saccheggiare, sono giunti fino a massacrare bambini , si cita il caso di un neonato di diciotto mesi abbattuto per ordine di un capo del ” maquis”; altrove è stato un bambino di due anni che è stato ucciso in braccio alla madre “, ecc. ecc. .
    Questo, ripetesi, In Francia.
    In Italia, la storia di quei tempi ( lontani , eppure vicini, su di essi rivendicando il loro fondamento assetti politici e istituzionali attuali ) è stata ripercorsa ultimamente dal giornalista Giampaolo Pansa in una serie di libri che hanno incontrato successo di pubblico ( tutt’ora rinvenibili pure negli scaffaletti dei supermercati ), ai quali merita rinviare, senza tanti ulteriori commenti che la presente ” tournure” ciclica , per prudenza sconsiglia ( racconta, in uno dei suoi libri, il compianto giornalista e musicologo Piero Buscaroli che il celebre avvocato Alfredo De Marsico – già ministro di grazia e giustizia in uno dei ministeri di Mussolini – ebbe a sconsigliarlo di pigiare troppo su certi tasti – come quello su cui severamente insiste il Georgel nel libro citato – ché avrebbe rischiato di andare incontro a conseguenze da cui né la sua lunga pratica forense, nè la sua scienza giuridica , sarebbero forse riuscite a sottrarlo… ).

  2. Giuseppe at 6:49 pm

    Sacrosante considerazioni le tue che mi hanno riportato alla mente i cd. “Fascisti rossi” che gravitarono attorno a Il Pensiero Nazionale di Ruinas. Alcu ni di loro passarono al PCI guidato proprio da Togliatti perché dicevano era l’unico partito che poteva attuare il socialismo che il fascismo della RSI aveva tradito. E guarda caso fu proprio Togliatti ad abolire l’unica legge “socialista nazionale” che il mondo del lavoro abbia mai avuto. Dunque o non avevano capito una beneamata minchia o erano completamente imbecilli o in mala fede. Grazie Enrico.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>