Il legalismo e il letteralismo islamico, alleati dell’islamofobia
di Giuseppe Aiello
A prescindere da chi abbia effettivamente commesso gli attentati di Parigi contro i vignettisti, contro i gay a Orlando eccetera, molti sembrano non capire che il punto della disputa tra l’Islam di oggi e l’Occidente è un altro.
Mettiamo che tutti gli attentati siano false flag, ebbene i nemici (quelli che contano, in alto, conoscono benissimo, a livello teorico, l’Islam molto meglio della maggior parte dei musulmani) intendono dirottare il biasimo, la diffidenza e finanche l’odio contro i musulmani e l’Islam, insomma accrescere l’islamofobia, facendo leva su alcuni dati di fatto della giurisprudenza (in parte anche la morale) islamica, totalmente inconciliabili con la moderna visione dell’uomo e della società in cui i musulmani si ritrovano, e anzi molti vogliono (visto che sono disposti a rischiare la vita pur di venire qua), a vivere:
– È vero o no che chi disonora e offende il Profeta può essere (per alcuni deve essere) messo a morte? VERO
– È vero o no che la donna per uscire di casa ha bisogno del permesso del marito? VERO
– È vero o no che gli omosessuali possono essere uccisi (e secondo alcune scuole giuridiche, i loro corpi cremati)? VERO
– È vero o no che i consumatori di alcool sono considerati le peggiori persone ed è proibito sedersi a tavola ove ci sono alcolici? VERO
E via discorrendo… è inutile nascondersi su questi punti.
Ora, è possibile portare lo scontro su questo piano perché l’Islam negli ultimi secoli si è configurato come una religione fondata sull’ elencazione statica di regole, di ciò che è lecito e ciò che è proibito, e dunque spesso conosciuta e presentata più come una serie di norme legali e comportamenti sociali che non come un insieme di idee e di credenze e un metodo di conoscenza.
Questo è l’Islam per il 90% dei musulmani del mondo.
Tale aspetto “legalistico” e meramente “moralistico” si è acuito negli ultimi tempi in quanto si è assistito a una certa “puritanizzazione” di tanti musulmani di oggi, che tendono a dare più peso al formalismo legale e al comportamento esteriore che ai contenuti ideali della loro fede, all’intenzione e all’intima adesione del cuore e al conseguente cammino interiore di natura etica e gnostica. In tal modo, come sottolinea l’autorevole orientalista Alberto Ventura, “il matrimonio e la famiglia, le pratiche e le usanze, le prescrizioni alimentari e il modo d’abbigliarsi vengono spacciati come i principi fondamentali dell’Islam, a discapito di tutta una serie di valori che in realtà dovrebbero rappresentare il punto di riferimento più essenziale della vita religiosa”.
Ecco dunque che i nemici non si mettono certo ad attaccare le dottrine di Ibn Arabi o la metafisica di Avicenna, ma vogliono pian piano demolire l’Islam fiaccando e a volte umiliando la religione e le fede dei musulmani, per costringerli, alla lunga, all’abiura di fatto della propria religione, evidenziandone appunto le norme e i precetti più antitetici e inconciliabili con il mondo moderno occidentale… Gli attentati sono solo una scusa, il detonatore per sollevare le questioni a livello di massa.
A questa sfida non si può rispondere solo balbettando e farfugliando “l’Islam è amore…” l’Islam è pace…”, “l’Islam è tolleranza…”, quando in alcuni testi c’è scritto il contrario.



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