L’unica cosa da augurarsi davvero in politica
di Enrico Galoppini
Quando parliamo o scriviamo di politica, è un po’ come al bar sport. Tutti ne capiscono, come di calcio. Sessanta milioni di “commissari tecnici”. E così va anche stavolta, col governo giallo-verde, tra entusiasti estimatori, cauti sostenitori, critici diffidenti e acerrimi nemici.
Ma alla fine, gira e rigira, nessuno tira fuori l’unico vero argomento capace di fare la differenza e di riportare le chiacchiere a zero in politica. Perché al di là di tutte le idee, le simpatie e le antipatie, il discrimine sta nel fatto che se un popolo vuol davvero voltare pagina deve con tutto se stesso augurarsi di essere governato dal migliore della sua stirpe. Augurarsi di veder suscitare dal suo seno un individuo in grado di esaltare al meglio le sue qualità, dinamizzando tutte le altre individualità notevoli che tuttavia, senza quella “dinamo”, rischiano di girare a vuoto, finendo per essere inconcludenti. Un po’ come un eccellente direttore d’orchestra, senza il quale i pur valenti strumentisti rischierebbero di prodursi in una cacofonia inascoltabile.
Insomma, si parla, si scrive, ci si accalora e ci si accapiglia, ma alla fine la causa delle sciagure di un popolo sta nel fatto che s’accontenta di ominicchi e mezze calzette. Di gente mediocre, per opportunismo, viltà ed altri mille motivi, tra i quali ha un certo peso il traviamento propagandistico. Quando, al contrario, questo popolo dovrebbe volere con tutto se stesso una sola cosa: un governante che ama incondizionatamente la sua gente e la sua terra. Un capo?
Il problema sta tutto qua; che da quando l’Italia ha perso una guerra ed è stata vinta, occupata, sfruttata e stravolta non c’è stato nessuno, e dico nessuno, che ha governato nel più puro disinteresse, per amore dell’Italia e degli Italiani.

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In cotesto senso ( l’esigenza di un ” Capo” da cui dipendano le decisioni fondamentali ) c’è anche qualche pensiero di Giacomo Leopardi, da annoverarsi indiscutibilmente come uno fra i più robusti scrittori della ” Destra” (altro che il languido poeta che amava le donne, senza esserne riamato, che ci insegnavano le professoresse a scuola !).
E’ anche però vero che affidare tutto ad un “Capo” , presenta anche delle controindicazioni, perché se il Capo sbaglia ( scende per esempio in guerra in aiuto di uno dei contendenti, ritenendo che l’esito volga ormai definitivamente a favore di quest’ultimo ma si inganna ) , ci rimettono tutti, per cui una pluralità di teste pensanti- un Senato, una Assemblea di Saggi, possibilmente pochi ) – è in linea generale meglio della testa pensante di uno solo.
Altro discorso è che poi il Senato , specialmente in particolari condizioni, conferisca speciali poteri ad un Capo per finalità limitate ( ad es. : fermare il bolscevismo ) e per un tempo limitato ( fermare i Cartaginesi, per es. come nella antica Roma.
Il problema resta in sostanza quello della ricreazione di precisi ordini sociali, fra i quali ad uno solo ( i ” nobili” , gli ” aristocratici”, cioè i migliori per genetica e diritto ereditario ) spetti l’esercizio del potere temporale ( e non alla frattaglia umana d’ambo i sessi, come avviene oggidì ).