Il nemico è uno solo
di Enrico Galoppini
Il nemico… l’unico vero nemico sta dentro di noi: “In verità Satana per voi è un nemico, pertanto prendetevelo come nemico”. La parola araba per “nemico” è ‘aduww (عدوّ), della stessa radice di mu’tadûn/în, che in certe traduzioni un po’ troppo “militanti” è reso con “aggressori” dove Allâh afferma che “non ama” costoro. Ma se consideriamo l’etimo di queste parole di radice ‘ayn-dâl-wâw (ع د و), esso è piuttosto qualcosa che va ben oltre quello di “aggressori”, perché ci parla del superamento, del travalicamento del “limite”. Perciò è nemico colui che ci aggredisce, certo, ma perché oltrepassa i limiti posti da Allâh (hudûd Allâh), cioè quelli delle Sue leggi, che non vanno superati.
Che cosa fa, infatti, il Satana (Shaytân) interiore? Induce chi non lo tiene a bada a superare il limite e dunque ad incorrere proprio in quella hybris che i Greci avevano individuato come la tracotanza che induce l’uomo a sentirsi onnipotente ed a ribellarsi contro l’ordine divino.
Tracotanza che verrà punita da Dio stesso. Per questo Shaytân, essendo il “nemico” per eccellenza, va combattuto incessantemente in quel jihâd an-nafs che, lungi dall’essere la cosiddetta “guerra santa” dei giornalisti e del pubblico che li segue, è la lotta contro quell’io irrisolto che porta, a causa del “sussurro” di Shaytân, a superare “i limiti di Allâh” mandando così in rovina chi insiste su questa strada.

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