Ma dove sono tutti questi “profughi”?
di Paolo Sensini
Le statistiche ufficiali fornite dal ministero degli Interni sostengono che solo il 5% dei “migranti” provenienti dalla rotta mediterranea rientra nella categoria di “profughi”.
Tutti gli altri sono individui che cercano fortuna in un’espressione geografica tecnicamente fallita come l’Italia, dunque che non può offrirgli alcun futuro dignitoso se non quello essere mantenuti dallo Stato lenone a spese dei cittadini.
Nonostante questo, l’intero ambaradan mediatico-spettacolare ripete fino all’ossessione che si tratta indistintamente di profughi e che “è nostro dovere accoglierli”. Ora che è ripresa la “guerra contro l’ISIS” in Nordafrica, la Libia diventerà a tutti gli effetti una rampa di lancio verso l’Europa e quindi chiunque partirà da quelle sponde, anche se non libico, diverrà automaticamente profugo di guerra.
Ecco quindi risolto alla radice un bel problemuccio per i gestori della nuova tratta schiavistica e le baldracche umanitare, con tanto di passaggio su navi-taxi messe gentilmente a disposizione dalla marina militare.
Insomma, meglio di così non poteva andare!

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