Al-Qaradawi atteint d’Alzheimer: «Je n’ai jamais appelé à la guerre et les sionistes sont mes ennemis»

par Karim Bouali

Qaradawi-OnIslamLe prédicateur de la haine et de la violence, Youssef Al-Qaradawi, a diffusé une vidéo dans laquelle il renie tout son passé de zélateur des soulèvements arabes qui ont conduit plusieurs pays à la guerre civile. Le religieux égyptien installé au Qatar pousse l’impudence jusqu’à affirmer que «l’Amérique et le sionisme mondial ont mobilisé leurs soldats dans les médias et acheté des journalistes dans des journaux et des chaînes de télévision viles pour mener une campagne médiatique enragée» contre lui. Isolé depuis le renversement du président égyptien Mohamed Morsi et le départ (forcé ?) de l’émir du Qatar, Hamad Ben Khalifa, et son remplacement par son fils Tamim, affaibli par l’âge et les changements brutaux qui se sont produits sur la scène politique arabe, Youssef Al-Qaradawi adopte une posture défensive après avoir longtemps péroré sur la chaîne de propagande de guerre Al-Jazeera, appelant les «peuples à se soulever contre l’injustice».

L’auteur de ces appels ne faisait, en fait, que participer à une vaste opération de déstabilisation des pays arabes autres que les monarchies du Golfe au service desquelles il s’est depuis longtemps dévoué. Al-Qaradawi se plaint de la toute-puissance des médias à travers lesquels «l’Amérique a prouvé sa grande capacité de manipulation». «Que les médias occidentaux s’en prennent à moi, cela ne m’étonne guère ; mais je ne comprends pas pourquoi les médias arabes ne ratent aucune occasion pour m’attaquer», s’est indigné celui qui, il y a quelques mois à peine, calquait son discours sur le «printemps arabe» sur celui des chaînes de télévision américaines, britanniques et françaises.

Youssef Al-Qaradawi se dit également étonné de se voir qualifié d’«incitateur au terrorisme et prédicateur en faveur de la haine dans le monde», lui qui a «passé toute [sa] vie à défendre la modération et appeler à la paix et à la tolérance» (sic). «Je suis maintenant accusé d’inciter au terrorisme et d’appeler à commettre des enlèvements», feint de s’insurger cet homme dont les prêches à travers Al-Jazeera ont attisé le brasier des soulèvements arabes dont les conséquences désastreuses sont nettement perceptibles aujourd’hui.

N’était-ce pas son but?

Pour se défendre d’être cet abject personnage qu’on décrit, Youssef Al-Qaradawi se réfère à un de ses livres dans lequel il condamnait les actes commis par Abou Sayyaf aux Philippines. Et de faire cette révélation : «Le ministre italien des Affaires étrangères m’a rendu visite chez moi à Doha pour me demander de sauver les deux otages italiens qui étaient détenus aux Philippines.» Il affirme que le chef de la diplomatie italienne n’était pas le seul à solliciter son intermédiation: «Les ambassadeurs de France, du Japon, d’Indonésie, du Sri Lanka et d’autres pays m’ont également rendu visite pour formuler la même demande et me remercier pour mes interventions qui ont permis la libération d’otages et la récupération d’avions détournés.»

Youssef Al-Qaradawi avoue ainsi qu’il est un interlocuteur privilégié des terroristes et qu’il a toujours été en contact direct avec eux.

Fonte: “Algerie Patriotique“, 23 feb. 2015

Sull’estetica puerile dell’Isis

Riceviamo da un Lettore de Il Discrimine e pubblichiamo.

isis_coptiIl messaggio apocalittico dell’Isis è palese. Anche nel recente video dei copti egiziani rapiti e giustiziati in Libia la retorica fa riferimento alle tradizioni escatologiche islamiche sul ritorno di Gesù alla fine dei tempi…

Il medesimo video è anche, esteticamente parlando, una delle americanate più palesi che possa capitare di vedere in giro: http://www.si24.it/2015/02/16/isis-video-integrale-senza-censura-decapitazione-21-copti-egiziani-siamo-a-sud-di-roma/80627/

Niente da invidiare al ciarpame (a cui ormai hanno abituato anche noi) che passano quotidianamente le televisioni americane e inglesi. Una recitazione volutamente di terz’ordine, perché probabilmente è stato dimostrato da qualche studio di Psicologia che in questo modo si trasmette una maggiore sensazione di realismo, di ‘documentario’, una recitazione-limbo, a metà strada tra realtà e vera e propria recitazione, esattamente come quella impiegata in qualsiasi reality show. Con giubbetti neri nuovi di pacca, plasticosi, e idem per quelli arancioni dei condannati a morte.

Ridicolo e grottesco fino al punto che, in qualche modo, la passeggiata di queste ‘coppiette’ bicolori di boia e condannati a morte che avanzano su di una spiaggia deserta ricorda le sfilate delle modelle sulle passerelle.

Non è forse ironico, o, sarebbe meglio dire, non è forse pieno di significato il fatto che coloro che pretendono di restaurare un ordine tradizionale e di spazzare via la barbarie rappresentata dalla cultura occidentale non possano fare a meno, conducendo al macello i “loro nemici”, di evocare una passerella, ovvero uno dei simboli per eccellenza della vacuità effimera della civiltà contemporanea e di quella “moda” profana, in incessante cambiamento, che essi pretenderebbero di combattere con dei valori eterni?

Il che non esclude, peraltro, che gli egiziani rapiti siano stati giustiziati davvero. Anzi il fatto renderebbe la cosa ancor più grottesca, ovvero satanica, il che non dovrebbe stupire, visti i personaggi.

Uccidere veramente, ma in modo farsesco. Non è forse questo il modo migliore di offendere ciò che v’è di più sacro? Ovvero la vita, e dunque la morte, di un essere umano?

Spesso l’estetica viene ritenuta una cosa superficiale, si immagina che essa non sia importante. Non è vero, essa è importante eccome, e questi video lo dimostrano.

cupola_rocciaUn “califfo” che sposa l’estetica puerile della tv spazzatura, ve lo immaginate!? Ripensiamo alla bellezza della Cupola della Roccia a Gerusalemme, o della Moschea degli Omayyadi di Damasco, per capire di che cosa stiamo parlando e di che stoffa erano intessuti i veri califfi.

Questi invece hanno la stessa estetica dei marines, o dei tronisti di Uomini e Donne di Maria de Filippi, o dei calciatori, o dei film di Tarantino, ma si proclamano araldi del Messia! Gli eletti che entreranno nella città santa! Ma ci rendiamo conto della pagliacciata?

Ma grazie a Dio la realtà rimane pur sempre realtà. E la dimostrazione di cosa siano veramente costoro è data dal fatto stesso che essi riscuotano un qualche successo tra i giovani occidentali. Ognuno infatti riconosce, ed è attratto, solo da ciò che gli corrisponde intimamente, da ciò che egli “riconosce”, e se dunque i giovani occidentali sono attratti da questa farsa significa che questa farsa è un prodotto che proviene dalla stessa, oscura sorgente, da cui provengono il loro modo di pensare e la loro estetica, ovvero, nel complesso, i loro ‘gusti’.

Bisognerebbe riflettere bene sui propri ‘gusti’, e su quelli delle persone in generale… sembra infatti di intuire che non sia poi una questione tanto secondaria quella che riguarda “che cosa piace” a ciascuno. E del resto uno dei paragoni più utilizzati per riferirsi in termini ‘umani’ alla realizzazione spirituale nei testi sufi non è forse la parola dhawq, che significa proprio “gusto”, o “sapore”? Bisogna credere che questa coincidenza sia completamente fortuita?

E quanto dovrà esser grande, poi, questa comunità dei “giusti” per la quale l’Isis lotta con tanto zelo, se vi dovranno rientrare tutti i loro “fratelli”; coloro che gli corrispondono intimante e di cui in fondo essi sono “compagni” (cum panis), dato che mangiano dalla stessa mensa lo stesso, medesimo pane dal medesimo familiare “sapore”, giacché preparato e servito loro dalla loro comune e legittima “madre”? Ovvero tutti coloro che hanno il loro stesso “gusto”: e dunque tutti i calciatori e le soubrette di questo mondo, i tronisti, i personaggi del Grande Fratello e i marines?

Forse la risposta è: “grande come l’Inferno”.

Hollywood Studio Caught Producing ISIS Videos

beheadingfakeShockwaves are being felt all throughout Tinseltown today as federal authorities moved to arrest several who are accused of aiding and abetting a foreign terrorist organization by producing ISIS recruitment videos. It had long been suspected that the ISIS videos were produced from an outside source due to their above average production value, but no one had imagined an American production company could somehow be involved. That changed last night, when authorities moved in and raided Final Solution Productions, a production company off the famous intersection of Sunset and Vine. Authorities did not release the names of those arrested but did say six were arrested at the studio and two more at their homes in coordinated raids. Final Solution Productions is listed as a finishing company on their Web site, and claim to have worked on projects in the live sports commercial world, including for clients such as Pepsi Cola, Anheuser-Busch, and Apple. It is not known at the time of publishing to what extent these companies were themselves involved with Final Solutions, if at all, or what specific role it played in finishing the ads. What is known is that Final Solution Productions was operating under this front while editing and producing the terrorist videos from their Hollywood studio. “Around 2300 hours last night, in conjunction with Office of Homeland Security, the Federal Bureau of Investigation and the Los Angeles Police Department, officers seized the assets at 42568 Vine St., arresting six individuals,” said FBI Special Agent Kendrick D. Williams from the LA division. “Two additional suspected were apprehended at their residence at that same time. All eight are being held as suspects in distributing and creating terrorist propaganda and are awaiting formal charges.”

Agent Williams is in charge of the Los Angeles intelligence office, and said agents were tipped off when they intercepted what appeared to be raw video elements being downloaded on computers in the Los Angeles metropolitan area. When asked, Mr. Williams would not elaborate how the government intercepted this material, but sources say it was a result of interrogation that first began from captured prisoners in Iraq. One source told us that authorities learned of video elements being sent via encrypted FTP servers to a producer “somewhere in the United States.” Tech experts tell us that once a server containing this media could be intercepted, it wouldn’t take long for someone with the right resources to be able to track the IP addresses of where it was ultimately being delivered, even if that IP addressed was masked by a torrent system. “Currently the FBI is investigating all other possible connections that Final Solution Productions may have had in the Hollywood production area,” said LAPD Chief Charlie Beck. “We do not believe Final Solution Productions acted alone, and are currently investigating its partners.”

For some time, authorities have been worried of so called “domestic terrorists” working for ISIS, and consider this a possible lead. Final Solution is believed to have worked with other studios and producers in Hollywood, some who, while not terrorists specifically, saw a profitable business and sought to gain from it. “It wouldn’t be the first time Hollywood has sold itself out for a price,” said Hollywood insider Hanna Strong. Strong has started the #shameonhollywood tag in part to raise awareness against those in Hollywood willing to sell out America for their own profits. The tag is seen as a public reminder to executives that Americans won’t stand for this behavior, and is currently trending. “Americans need to react to this story so that we don’t let a few money hungry people taint Hollywood,” continued Strong. “It’s up to us as consumers to let the executives know where we stand on terrorism.” Those arrested include the president of Final Solution Productions, his executive producer, editor, and coordinator.

Fonte: DrudgeReport.com, 20 feb. 2015

“Emergenza sicurezza”: dobbiamo difenderci da soli?

di Enrico Galoppini

autodifesaNegli ultimi tempi, il tema fisso di alcuni politici e di trasmissioni che fanno da loro cassa di risonanza sembra essere diventato quello della “sicurezza”.

In verità, la questione della “sicurezza” ritorna periodicamente al centro del mitico “dibattito”, senza che nessuno alla fine riesca a combinare qualcosa di utile.

L’argomento, storicamente, è un cavallo di battaglia della “destra”, e, più di recente, dei leghisti e di tutti gli “identitari”, poiché, com’è incontrovertibilmente dimostrato, la maggioranza degli elementi dediti ad attività che generano “insicurezza” nei comuni cittadini sono stranieri.

Stranieri fatti entrare alla carlona, senza alcun criterio di selezione, con l’unico scopo di compiacere i nostri padroni euro-atlantici e sionisti, che hanno decretato, da una ventina d’anni a questa parte, l’obbligatorietà della “società multietnica”.

La “sinistra” ci sguazza, essendo assieme alla Chiesa il principale artefice di questa vera e propria invasione. Una “invasione”, però, è bene precisarlo, che non sarebbe possibile se non fossimo stati invasi nel vero senso del termine dagli “Alleati”, sbarcati qua settant’anni or sono e mai più andati via, anche una volta venuta meno la “scusa” del Comunismo sovietico.

Anzi, da quel tragico 1943-1945, la nostra sovranità è stata erosa progressivamente, per cui, dopo quella militare abbiamo perso quella politica, e poi, a seguire, quella culturale e, un pezzo per volta, quella economica. Fino all’imposizione delle “riforme strutturali” e della “ideologia di genere”, vero culmine della dissoluzione pura e semplice di una qualsiasi comunità.

In poche parole, un poco per volta, ci siamo ritrovati “liberati” e, di fatto, alienati da ciò che eravamo: una Nazione.

Ora, una popolazione con una lingua e un territorio comuni, con storia, usi e tradizioni condivise ma che non riesce più concepirsi come una Nazione perché infarcita di buonismo e di sensi di colpa, si candida automaticamente all’estinzione pura e semplice. Che passa attraverso una serie indefinita di tribolazioni.

ladro_in_azione-600x400In un quadro siffatto – dove il gioco delle parti della “destra” e della “sinistra”, ciascuna coi suoi cavalli di battaglia ed i suoi specchietti per le allodole, viene tenuto in piedi mentre sempre più persone prendono coscienza che non si può andare avanti così – è ‘normale’ che anche sulla tanto dibattuta “sicurezza” non si possa fare alcunché di fattivo e decisivo, a tutela dei cittadini.

Non si può fare nulla semplicemente perché se è vero che l’andazzo generale provoca lassismo e accondiscendenza verso cose altrimenti intollerabili, è altrettanto dimostrato che una classe dirigente che non dispone dei minimi attributi della sovranità è condannata all’immobilismo e, a ben vedere, a remare sistematicamente contro gli interessi più basilari dei cittadini.

“Destra” e “sinistra” si rimpallano così accuse pretestuose e fuorvianti: la prima dà tutte le colpe alla seconda, come se non avesse mai governato (beninteso, in una Italia a sovranità più che limitata); la seconda si schernisce dietro le solite accuse di “razzismo”, tacciando gli avversari di “esagerazioni” e di “strumentalizzazioni elettorali”.

Come che sia, lasciando perdere questo ridicolo e disgustoso teatrino, è un fatto che se i governanti non sono in grado di garantire la sicurezza dei governati le cose sono due: o i secondi si difendono da soli, o prendono di petto la situazione e si sbarazzano dei governanti (risolvendo anche il problema di chi ci comanda da settant’anni).

Uno, insomma, deve essere padrone a casa sua, senza aver paura di essere rapinato, picchiato e seviziato addirittura dentro le sacre mura domestiche.

Invece, in questo mondo all’incontrario in cui ci troviamo a vivere, accade che chi, una volta tanto, accoppa il malvivente di turno, non solo si ritrova terrorizzato al pensiero della vendetta della “tribù” dell’ucciso, ma deve difendersi dalle accuse portategli dagli “inquirenti”, che anziché andare a stanare i veri delinquenti stanno a sindacare sull’eccesso di “legittima difesa” ed altre questioni di lana caprina.

benzinaioL’ultimo caso del genere è quello del benzinaio della provincia di Vicenza che, accortosi di cosa stava accadendo nella vicina gioielleria (una banda di rom armati di picconi e kalashnikov che avrebbe potuto lasciarsi dietro uno o più cadaveri) ha eroicamente, e sottolineo eroicamente, imbracciato il suo fucile finendo per uccidere uno dei rapinatori (anche se lui, e non c’è motivo di non credergli, ha affermato che non voleva uccidere).

La cosa più disgustosa e inaccettabile, in tutto questo, è che mentre queste persone, più volte sottoposte ad attacchi di una ferocia inaudita da parte di chi evidentemente non sente alcuna empatia con gli aggrediti essendo per l’appunto “straniero”, ora finiscano sul banco degli imputati.

Non è giusto. Come non è giusto che per difendere la propria famiglia o la propria attività uno non possa fare alcun affidamento sulle “forze dell’ordine”.

Ma questo accade essenzialmente per due motivi.

Per un verso, c’è una precisa e perversa volontà politica: non bisogna intervenire con la mano troppo pesante. Bisogna lasciar fare, affinché, nella “insicurezza”, i cittadini italiani siano sempre più controllabili ed indaffarati nel salvare letteralmente la pelle, anziché dedicarsi con maggior profitto a quello che dovrebbe essere la loro normale e laboriosa esistenza. In altre parole, un individuo, una comunità di persone che si sente sotto assedio e di fatto abbandonata dalle “autorità”, non sapendo più che fare si rinserra nel proprio orticello, non potendo più pensare ad altro che non sia la sopravvivenza quotidiana. Questo, tra l’altro, fa le fortune dei partiti di “destra” ed “identitari”, i quali, regolarmente, disattenderanno le attese di chi li ha votati perché non sanno o non vogliono prendere di petto il problema dei problemi: l’inesistente sovranità.

Ma per un altro verso, la crescente insicurezza, essendo anche provocata dall’insufficienza dei mezzi a disposizione degli organi preposti alla prevenzione, al controllo e alla repressione del crimine, riporta direttamente alla questione della proprietà della moneta.

La situazione è perciò surreale: da una parte, cittadini ed attività economiche tartassate oltre ogni limite accettabile; dall’altra, forze dell’ordine sotto organico, mal equipaggiate e di fatto meno efficienti dei criminali stessi.

Tutto perché l’enorme flusso di danari che dalle famiglie e dalle imprese finisce nelle casse dello Stato sotto forma di tasse ed imposte non è finalizzato alla spesa pubblica (che anzi deve essere tagliata), ma è finalizzato al mantenimento di una genia di parassiti, i padroni del denaro ed i loro lacchè. I quali, per il semplice fatto di averci imposto, tramite i maneggi a “termini di legge” della loro “casta” di politici, la cosiddetta “moneta debito”, provocano il disastro che abbiamo sotto gli occhi.

banchieriIl gioielliere e il benzinaio, oberati di tasse senza senso e che tra le altre cose non basteranno mai a saziare l’ingordigia dei suddetti sfruttatori, devono perciò difendersi da soli, mentre Polizia e Carabinieri non possono fare nulla perché sottoposti a “tagli” ed autentiche umiliazioni. Ma la causa, a monte, è la medesima: la richiesta insaziabile di “liquidità”, proveniente dal sudore della fronte di chi lavora, da parte di una vera e propria razza vampira incistatasi sul corpo della Nazione attraverso la prevaricazione e il raggiro di cui sono vittima in troppi. Chi dovrebbe difenderci dai criminali e chi vorrebbe esserne difeso.

Chiunque vive in una grande città può constatare invece che per proteggere (da chi? dal “terrorismo”? dalla “mafia”? dalla furia popolare?) qualche pezzo grosso della politica, della banca o della magistratura i mezzi si trovano sempre. Basta che uno di loro si muova per presenziare ad un qualsiasi evento pubblico che la via antistante si riempie di mezzi blindati e di furgoni zeppi di agenti. Tutte forze sottratte alle normali attività di routine, cioè difendere il popolo italiano, tutto, e non solo questi privilegiati che poi son gli stessi che predicano “austerità” facendo capire all’italiano medio che prima o poi dovrà prendersi il porto d’armi o rassegnarsi all’idea di essere violentato in casa sua.

Lo stesso dicasi delle partite di calcio, che distolgono migliaia di agenti dal loro compito principale. Ma il discorso è sempre lo stesso: conviene più a chi ci abbindola tenere in piedi questo “spettacolo” che ha fatto il suo tempo, piuttosto che dare una sonora strigliata a tutti quelli che pensano di essere venuti nel Far West e non in Italia.

La situazione, se fossimo in America del Sud, potrebbe dare adito a sviluppi che, sinceramente, a questo punto sarebbero più che auspicabili. Lì, almeno, nei quadri intermedi delle Forze Armate vi sono dei “figli del popolo”, che soffrono nel vedere la loro Patria ridotta a un bordello. Ma qui, nell’Italia delle “operazioni congiunte” con la Nato, non si può sperare nemmeno in un pronunciamento. Anche la testa dei militari è stata conformata ad uso e consumo del Padrone.

Resta allora la “via legale” alle istituzioni, come han provato a fare quelli del Movimento Cinque Stelle. Troppo infarciti, però, di quella medesima mentalità giustificatoria che ha prodotto il “disastro sicuritario”. Qua non serve “gente onesta” (anche il nuovo presidente della Repubblica è stato lanciato sotto le insegne della “onestà”, se è per questo). Serve gente col pugno di ferro, dalla parte della Nazione italiana.

Hanno un bel dire i benpensanti che “non ci si può fare giustizia da soli”. E vada pure, ché altrimenti sarebbe la “legge della giungla”. Ma se non ci pensa chi, per statuto, ci deve pensare, non ci si può scandalizzare se un imprenditore decide di non pagare più un centesimo ad uno Stato che non fa nulla o, come minimo, trattiene da quanto è tenuto a versare le spese sostenute per garantirsi l’incolumità.

schema-feudalesimoSiamo a tutti gli effetti ad un punto di svolta, che probabilmente verrà indagato dagli storici a venire. Lo Stato, rinunciando a difendere i cittadini, di fatto viene meno ad una delle sue prerogative essenziali che stanno alla base del patto di convivenza tra quello e la comunità. In passato è già successo, ed è così che sono sorti i signori feudali coi loro séguiti armati.

Ma oggi si sono fatti più furbi. Mentre lasciano che ti stuprino nel salotto, i signori del denaro organizzano la “gendarmeria europea” (Eurogendfor), la superpolizia continentale che invece di acciuffare predoni e filibustieri moderni è preposta alla repressione del dissenso che nel “migliore dei mondi possibili” non farà altro che aumentare, persino tra quelle che un tempo erano le classiche “maggioranze silenziose”.

Non si mette su, infatti, un apparato repressivo del genere (quello sì attrezzatissimo) per manganellare i “no gobal” o i “naziskin”!

Né valgono le fanfaluche sulla “emergenza terrorismo”, cari esperti dei miei stivali. Volete farci vedere l’ISIS che, “califfo” in testa, abbevererà i suoi ronzini alla fontana di San Pietro, ma qua, finora, gli unici “terroristi” che gli italiani conoscono si accontentano di molto meno, ma infinitamente più interessante e succulento: le nostre case e le nostre attività produttive.

Ecco, questo è il “terrorismo” dal quale, una volta tanto, un serio ministero dell’Interno dovrebbe mettere in guardia: quello di chi è calato in Italia per depredare e taglieggiare una Nazione tradita e abbandonata da chi dovrebbe preoccuparsi della sua prosperità ed incolumità.

Il Califfato alle porte. E qualcuno ha visto la Nato?

di Michele Rallo

NO_NATOCi siamo: le luttuose bandiere dell’ISIS sventolano sul golfo della Sirte e avanzano verso Tripoli. Ad uscire vincitore nel tribale tutti-contro-tutti seguìto all’assassinio di Gheddafi è stato infine il gruppo più forte, perché meglio armato; e meglio armato perché più ricco; e più ricco perché Qualcuno gli dà i soldi. D’altronde, l’intera vicenda della infame aggressione alla Libia laica e anti-fondamentalista è stata tutta una storia di soldi, un fiume di soldi con cui sono stati creati, reclutati, stipendiati e armati gli “eserciti liberatori” che nel 2011 sono stati lanciati contro le “milizie del regime”. [i virgolettati – naturalmente – sono ispirati al linguaggio dei media occidentali del tempo] E quando, nonostante i petrodollari, i gloriosi eserciti liberatori continuavano a prendere batoste dalle vituperate milizie del bieco regime, ecco il provvidenziale “aiutino” dell’Occidente democratico. Prima i bombardamenti ordinati dal marito di Carla Bruni, poi quelli della NATO decretati dal Premio Nobel “per la pace” Barak Obama, poi quelli addirittura dell’amica Italia, autorevolmente sollecitati da un Napolitano il quale tuonava: «a Gheddafi non sarà consentito di sparare sul suo popolo».

Ma recriminare serve a ben poco. È successo quel che è successo, e adesso siamo a questo punto: con la Libia proclamata una provincia del Califfato dell’ISIS, con l’esercito jihadista accampato a poche miglia da noi, con i barconi di migranti lanciati verso le nostre coste con evidente intento destabilizzatore, con gli oleodotti in fiamme (altro che forniture di gas per l’Italia!), e con certi “immigrati di seconda generazione” (diventati cittadini europei in forza dello ius soli) che operano in guisa di quinte colonne e disseminano attentati dalla Francia al Belgio e alla Danimarca.

Né si creda che il problema riguardi soltanto noi. Se l’ISIS dovesse vincere la sua “guerra di Libia” sarebbe l’intero fianco sud dell’Europa ad essere minacciato: dalla penisola Iberica alla penisola Balcanica, con l’Italia in prima linea – certo – ma con la Francia che ci segue a ruota. E c’è di più: la Libia non è un traguardo per il Califfato, ma un trampolino da cui spiccare il balzo verso i confinanti. Verso l’Egitto, ad est; verso la Tunisia e l’Algeria, ad ovest; verso l’Africa nera, a sud, verso il Ciad e il Niger che confinano – non si dimentichi neanche questo – con la Nigeria minacciata da Boko Aram.

Questo è lo scenario da brividi che i dilettanti americani (con qualche Pierino europeo al sèguito) ci hanno preparato. Perché? Perché non capiscono nulla di geopolitica? Forse. Perché obbediscono ciecamente ai loro alleati mediorientali? Forse. Per la precisa volontà di tenere l’Europa legata ad una NATO che ha ormai soltanto una funzione coloniale? Non vorrei crederlo. Per un mix di tutte queste motivazioni? È probabile.

Sia come sia, è evidente – a questo punto – che qualche cosa si dovrà pur fare per scongiurare che lo scenario di cui sopra abbia realmente a configurarsi. Che cosa? L’Italia – dicono i nostri governanti – «è pronta a fare la sua parte». Ma – aggiungono sùbito dopo – «nel quadro della legalità internazionale». La qualcosa significa – tradotto per i non addetti ai lavori – dopo una convocazione dell’assemblea dell’ONU, dopo una lunga e approfondita analisi dei fatti, dopo la determinazione dell’invio di una forza militare (probabilmente con còmpiti rigorosamente limitati e circoscritti), dopo aver faticosamente raggiunto un accordo sulla partecipazione dei vari contingenti nazionali, sulle catene di comando, eccetera. La qualcosa significa – traduco sempre per i non addetti ai lavori – che le truppe dell’ISIS avranno tutto il tempo di arrivare a Tripoli, forse anche a Tunisi. Nelle more, la Marina Militare italiana potrà ingannare il tempo andando a prelevare, fin sotto le coste libiche, i pattuglioni di profughi che gli jihadisti avranno deciso di mandarci incontro.

Ma – aggiungono i più duri fra i nostri governanti – «anche l’Europa dovrà fare la sua parte». Perché – precisano gli impavidi – «il problema non riguarda soltanto l’Italia». Bravi, questi campioni di coraggio, questi genii della politica, questi fulmini di alta strategia!

Nessuno tra di loro, però, si è azzardato anche soltanto a nominare gli unici che dovrebbero essere chiamati in causa: gli Stati Uniti e i vertici della NATO. Responsabili politici (i primi) e militari (i secondi) di quanto sta avvenendo in Libia. Eppure, basterebbe applicare oggi agli jihadisti libici il medesimo trattamento riservato quattro anni fa a Gheddafi, e il problema sarebbe rapidamente risolto.

Ma, dimenticavo. La NATO è troppo impegnata ad est – dalle parti dell’Ukraina – per prestare attenzione a quanto sta avvenendo a sud. E i nostri governanti non hanno certo il cattivo gusto di ricordare all’America quali siano i doveri di un’alleanza. Ammesso che la NATO rappresenti per noi un’alleanza, e non uno strumento di dominazione imperiale.

Fonte: “Social”, 20 feb. 2015

Les propagandeurs algériens d’Al-Jazeera chargés de former des journalistes à la manipulation et à l’intox

par R. Mahmoudi

benguennaLa chaîne de télévision qatarie lance à partir de la mi-février, en partenariat avec une entreprise algérienne de production audiovisuelle, un cycle de formation dans de multiples domaines de journalisme à la télévision, indique un communiqué du centre d’Al-Jazzera pour la formation et le développement. Cinq formations au total sont confiées à des journalistes algériens travaillant dans cette chaîne.

Il s’agit d’Abdelkader Damiche, qui sera chargé de la formation des reporters de télévision ; Fayrouz Ziani, d’une formation des présentateurs de télévision ; Khadidja Benguenna, des relations avec les médias ; du commentateur-crieur de matchs de football Hafid Derradji, qui se chargera de la formation des présentateurs et des commentateurs sportifs, et, enfin, du journaliste Abdelkader Ayadh, qui s’occupera de la formation des journalistes spécialisés dans les interviews. Ce cycle débute le 15 février et s’achèvera le 27 août prochain. Le communiqué ne précise pas les objectifs de ces formations ni le type de candidats retenus.

Mais il est clair que cette intrusion d’Al-Jazzera en Algérie vise d’abord à y reprendre pied. Alors que, officiellement, elle est interdite par les autorités dès les premières années de sa création en 1995, pour son parti pris flagrant en faveur de la subversion islamiste.

Plusieurs tentatives de rouvrir le bureau d’Alger ont été vouées à l’échec. N’empêche que ses journaux télévisés n’ont pas cessé de commenter l’actualité algérienne et d’inviter des personnalités algériennes de divers horizons pour débattre de la situation politique sur ses plateaux à Doha ou à Paris, mais toujours en favorisant les discours séditieux et la propagande islamiste.

Depuis la désignation, en octobre 2011, de l’Algérien Mustapha Souag comme directeur exécutif de cette chaîne à la place de l’islamiste Wadhah Khanfar, dont les accointances avec les services secrets américains sont un secret de polichinelle, les journalistes algériens déjà en poste depuis longtemps commençaient à avoir un poids, au point d’être admis à des missions de «lobbying» dans certains pays arabes, y compris une fois en Algérie avec la venue de Khadidja Benguenna en pleine effervescence du «printemps arabe».

Leur nouvelle mission consiste à former une nouvelle génération de journalistes dans les techniques d’intoxication de masse et de désinformation, dans la perspective de pouvoir les recruter plus tard, pour servir des objectifs précis qui sont ceux pour laquelle cette chaîne a été fondée : «caporalisation» de l’opinion publique arabe, incitation à la subversion, promotion politique et idéologique des salafistes et des Frères musulmans.

Il est fort à parier que ces journalistes, à l’apparence apolitiques et désidéologisés, et qui se présentent eux-mêmes comme des «modèles de réussite», vont encore y mettre un zèle incroyable pour mériter leur place.

Enfin, on se demande ce que peut apporter cette chaîne de télévision qui connaît une chute d’audience phénoménale ces dernières années et qui ne «résiste» que grâce aux millions de dollars injectés par Doha.

Fonte: “Algerie-Patriotique“, 17 feb. 2015

Uno “sbarco a Tripoli” nel 2015?

di Enrico Galoppini

sbarco_tripoliSe il ministro degli Esteri Gentiloni ha ventilato pubblicamente la possibilità di un intervento militare italiano in Libia, un motivo ci sarà.

Questo motivo, proprio mentre avviene nel Canale di Sicilia l’ennesima “strage di migranti”, parrebbe essere il contenimento dei flussi migratori illegali che, da quando è stata spazzata via la Jamahiriyya, sono ripresi a ritmi sempre più intensi.

Per la verità, i “migranti” arrivavano via mare anche quando era in sella il Colonnello Gheddafi, ma è innegabile che, con la Libia sempre più ridotta ad una sorta di Somalia, la situazione, anche per quanto riguarda il traffico di esseri umani, sia diventata praticamente insostenibile.

Oltretutto, con la proclamazione dell’affiliazione di parte del Paese dirimpettaio al preteso “califfato” del Levante islamico, i motivi di preoccupazione, dal nostro punto di vista, non possono che aumentare. Non perché i “jihadisti” s’insinuerebbero tra coloro che sbarcano illegalmente in Italia (anche se pure su quest’aspetto è bene non sottovalutare il pericolo), bensì perché essendo il cosiddetto “fondamentalismo islamico” una creatura dei servizi d’intelligence occidentali, bisogna assolutamente tenere d’occhio gli sviluppi in quella che non ha mai smesso di essere, per noi, la “Quarta sponda”.

Intendiamoci, le milizie “islamiste” che hanno preso il controllo di parte della Libia non costituiscono alcun problema dal punto di vista strettamente militare. Per dirla con una battuta, non sono nemmeno in grado di fare il buco nell’acqua del famoso missile lanciatoci da Gheddafi in uno dei momenti di tensione che caratterizzarono le nostre relazioni con quello che, in definitiva, si dimostrò a conti fatti un buon contraente per l’Italia.

E veniamo allora al perché, cent’anni dopo lo “sbarco a Tripoli”, si ricomincia a pensare di riconquistare la Libia o, perlomeno, di far sì che non vi si crei una situazione troppo negativa per i nostri interessi laggiù.

gheddafi-mostra-le-feriteL’attacco proditorio alla Jamahiriyya, che aveva stipulato con l’Italia un accordo magnifico dopo anni di faticose trattative, venne portato unilateralmente dagli Usa e dalla Francia, soprattutto, che utilizzando sul terreno armati locali e reduci da altre “guerre sante” per procura ebbero la meglio dell’esercito regolare. Sullo sfondo, la Turchia, che storicamente non ha mai smesso di puntare al controllo della Tripolitania e della Cirenaica (infatti la guerra del 1911-12 è chiamata “Italo-turca”, ed è bene ricordare che, all’epoca, tutto il resto dell’Africa del Nord era colonizzato da Francia e Inghilterra).

Ora, l’Italia afferma timidamente di voler far qualcosa, “sotto mandato dell’Onu”, perché sa benissimo chi e perché ha voluto fare della Libia un campo di battaglia.

La nostra politica estera è inscindibilmente legata ai successi dell’Eni, che in Libia rischia di essere sempre più estromesso qualora essa finisse nelle mani di un “califfato” made in England.

Dunque, bisogna far qualcosa, su questo non c’è dubbio. Specialmente perché la crisi ucraina e la chiusura del South Stream non inducono all’ottimismo energetico. E se ci aggiungiamo i tentativi di scatenare una “primavera” o una “ribellione” in Algeria, tutti prontamente sedati dall’esercito, il quadro è sufficientemente preoccupante.

Ma la domanda principale che a questo punto dovremmo porci è la seguente: se non siamo stati in grado, nel 2011, quando eravamo in una posizione di forza, di far valere il nostro punto di vista, come faremo, questa volta, ad imporre la nostra linea contro chi – è sempre bene ricordarselo – detiene sul nostro territorio oltre cento basi ed installazioni militari?

Dio non voglia che, sotto gli squilli di tromba di un ostentato “orgoglio nazionale”, l’Italia si accodi, un’altra volta, ad un ruolo da comprimario, dilapidando soldi e, chissà, pure vite umane, per realizzare l’ennesimo autogol.

Fonte: “Eurasia-rivista.org“, 16 feb. 2015

Professionisti della provocazione e del piagnisteo

di Enrico Galoppini

passeggiata_parigiCosa vorrà mai “dimostrare” un “cronista israeliano” che, girando per dieci ore a Parigi indossando il copricapo degli ebrei osservanti, “riceve minacce e sputi”? E persino… “minacce omofobe”?

Voleva “testare se la capitale francese sia un posto sicuro per la comunità ebraica”. Tutto bene, pare di capire, finché l’israeliano finto-religioso, ha girottolato per il centro. Ma dopo aver passeggiato nelle banlieue, abitate in prevalenza da maghrebini e africani “antisemiti”, ha ricevuto la “risposta” che s’aspettava: Parigi non è un posto sicuro per gli ebrei.

Queste a casa mia si chiamano provocazioni.

Cosa pensava di trovare passeggiando in mezzo ad immigrati o cittadini francesi di seconda o terza generazione di origine araba? Non sa che il suo “Israele” è associato – volente o nolente – a tutti i disastri che affiggono il mondo arabo-musulmano?

È tutta questione di “pregiudizi” o quest’ostilità ha un suo perché?

Certo, gli arabi, i musulmani hanno usato e continuano ad usare Israele come scusa per coprire malamente tutti i loro pasticci. Ma non si venga a dire che Israele dovrebbe essere amato e rispettato da costoro, perché sarebbe come provare buoni sentimenti verso chi per prendersi la tua casa non ha esitato a sparare a te e ai tuoi familiari.

S’immagini cosa succederebbe ad un arabo che, vestito da pio musulmano o da fedayn palestinese (il tipo poteva sembrare anche un “colono” israeliano), s’aggirasse per certi quartieri di Gerusalemme abitati praticamente solo da “ebrei ultraortodossi” (non sia mai detto che i si chiami “integralisti”). Non credo che passerebbe inosservato, e forse non se la caverebbe solo con qualche commento o sputacchio. E figuriamoci cosa accadrebbe se quest’inedito ed improvvido ‘attore’ tentasse l’attraversamento del Ghetto di Roma o del quartiere ebraico della stessa Parigi. Luoghi poco sicuri anche per gli italiani ed i francesi d.o.c. individuati da attenti ‘servizi’ d’ordine’ interni come “indesiderati” o “potenzialmente pericolosi”. A Roma è successo infatti più d’una volta che persone subito ‘avvistate’ per il loro abbigliamento siano state insultate e malmenate.

Il ‘passeggiatore israeliano’ si era comunque prefissato di battere sul chiodo fisso della propaganda sionista, fin dall’inizio: convogliare tutti gli ebrei del mondo in Palestina, pardon Israele, per rimpolpare i ranghi della popolazione israeliana.

betarberlin1936biszd7Per giungere a quest’obiettivo, ancora ben lungi dall’essere realizzato, era necessario far sentire l’ebreo in pericolo ovunque. Ne hanno provate di tutte, anche alleandosi e addirittura spalleggiando i più accesi movimenti antiebraici. Stiamo parlando dei sionisti, di una certa élite, ché la massa degli ebrei, quella che insomma non cede alle sirene della “migrazione” (o “ascesa” al Monte del Tempio), se n’infischia altamente d’Israele, capendo perfettamente perché e per come è stato istituito questo unicum tra gli Stati del mondo, dove non si vuol mai far capire se la preminenza ce l’ha l’etnia o la religione, o tutt’e due insieme. E, soprattutto, dove il ruolo del non ebreo/israeliano è quello di “ospite” più o meno tollerato, autoctoni compresi.

Nei paesi arabo-musulmani, dove gli ebrei avevano sempre vissuto senza troppi patemi d’animo, l’esodo si ebbe solo dopo la nascita del cosiddetto “Stato d’Israele”, al quale fecero seguito, per esacerbare i sentimenti anti-ebraici delle popolazioni arabe, dall’Egitto all’Iraq, ripetute provocazioni ad opera del Mossad.

Ogni trucco è buono per convincere gli ebrei che prima o poi dovranno lasciare la loro patria a favore della loro vera ed unica destinazione. Allo stesso tempo, i non ebrei devono essere coinvolti in questo psicodramma, che da un lato sfrutta la “vicinanza” ideale e morale con gli ebrei sviluppata dopo la Seconda guerra mondiale, dall’altro indirizza le preoccupazioni degli uni e degli altri verso l’immigrato arabo minaccioso.

Davvero incredibile quest’ultimo passaggio, perché proprio i rappresentanti delle “comunità ebraiche” dei Paesi europei sono sempre stati in prima fila nel predicarci le virtù della società multietnica e multireligiosa. Ed ora che anche loro hanno contribuito a rendere intere parti delle nostre città a immagine e somiglianza delle medine del Maghreb, ci vogliono mettere paura imbarcandoci in un bega, quella che ha Israele coi paesi arabi e islamici, dalla quale dovremmo stare solo alla larga.

Perché il danno l’hanno fatto loro, e solo loro, spalleggiati dall’Inghilterra prima e dall’America poi. Mentre noialtri europei e mediterranei mai avremmo avuto di che preoccuparci se, punto primo, avessimo tirato diritto nella politica mediterranea indicataci dai nostri migliori statisti; punto secondo, se non avessimo ceduto al ricatto dell’immigrazione facile e della relativa ideologia, che annovera tra i suoi campioni anche il fior fiore dell’ebraismo militante, alleato degli arcobalenisti, dei cattocomunisti e compagnia “accogliente”.

Ormai, signori, il danno è fatto. Se non vi piace farvi una passeggiata nelle banlieue di Parigi o nel Londonstan, evitatele e fatevene una ragione. Anche gli italiani, i francesi ecc., sapete, evitano accuratamente certe zone delle loro città; ma a differenza vostra, qualora la situazione diventasse ovunque invivibile non saprebbero dove scappare.

flotillaMentre voi sapete almeno dove rifugiarvi quando non ne potete più, serrando la porta e spianando il mitra. Come del resto avete dato ampia prova di saper fare, costruendo “muri” e strade solo per voi, demolendo case ed abbattendo olivi, e trucidando, nell’autoassoluzione più completa, anche chi – gli attivisti della Freedom Flotilla – tentava di avvicinarsi alle vostre coste solo per “dimostrare” qualcosa.

Smettetela, per favore. Smettetela di sentirvi sempre minacciati. Di concepirvi come il centro del mondo. D’inscenare drammi solo se le vittime siete voi. Uscite dal vostro incubo e vi accorgerete che a Parigi, a Londra o in qualsiasi altra grande città di questo mondo “globalizzato”, nessuno in fondo sta bene e tutti, alla fine, almeno qualche volta, hanno avuto paura.

Libia nel caos: a proposito di “dialogo con L’Islam” (e di “petrolio”)

di Enrico Galoppini

Mentre dalla Libia sembrano arrivare notizie sempre più allarmanti che dovrebbero giustificare un intervento armato italiano, giunge una dichiarazione del Vicario apostolico a Tripoli, Monsignor Giovanni Martinelli, che vale la pena d’essere commentata.

Mons.Martinelli: ‘Io resto. Dietro i jihadisti c’è il petrolio’ 
“Devo rimanere. Come lascio i cristiani senza nessuno?”. Lo afferma il vicario apostolico a Tripoli Giovanni Martinelli in un’intervista a Radiovaticana, in cui spiega che “c’è tanta paura tra i civili”, non solo cristiani; si interroga sul ruolo della comunità internazionale nel cercare un dialogo con “questo Paese diviso che fa fatica a ritrovare innanzitutto l’unità interna”. Dietro ai jihadisti, osserva “c’è il petrolio della Libia, quello del Golfo Persico, eccetera”. E aggiunge: ‘E’ mancato il dialogo tra l’Italia e l’Islam’ (fonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2015/02/13/ambasciata-italia-ai-connazionali-lasciate-la-libia_6c4b0eeb-a326-4583-b2c9-fdeabe96c384.html).

Credo che sul “dialogo con l’Islam” e in generale su quello “interreligioso” bisogna essere più chiari.

obama_cairoQuale dialogo è “mancato”? Certo, se il “dialogo” è pretendere che l’Islam, il ‘Signor Islam’ (!) come fra non molto lo chiamerà certa stampa di centro-destra, accetti l’ideale democratico (col quale s’identificano tutti, da queste parti), non c’è di meglio che consegnare tutto ai Fratelli Musulmani, perché loro sono effettivamente dei fautori della “democrazia”… Gli stessi Fratelli Musulmani sponsorizzati direttamente dalla Casa Bianca, con tanto di “endorsement” di Obama al Cairo prima del ‘festival democratico’ di Piazza Tahrir.

Se invece per “dialogo” s’intende qualcosa di serio ed effettivo, basta rivolgersi agli autentici santi, agli “Amici di Dio” che ci sono in tutte le religioni, e far conoscere le loro parole, la loro opera… Si scopre, ascoltandoli, che di fatto essi sono nella medesima “posizione”. E non è “relativismo”!

Tutto il cosiddetto “dialogo interreligioso” è invece una frana totale, un equivoco mostruoso. Perché pretende di arrivare ad un qualche “risultato” sulla base dell’abbordaggio alla materia “religione/spiritualità” da punti di vista settoriali, limitati, e per di più da parte di persone che non sono qualificate per “dialogare”.

E non parliamo del fatto che questo “dialogo”, il più delle volte, è mirato a trovare un “compromesso”… Ma quale compromesso si deve trovare se il “dialogo” lo si imposta da una prospettiva “esteriore”? Ovvio che le teologie differiscano e che non si possa mai trovare un punto d’incontro…

Tutt’al più, l’unico senso che può avere “il dialogo” è su uno scopo pratico, ovvero la civile convivenza tra diversi. Ma per quella basta la frequentazione quotidiana col “diverso”, senza bisogno di scomodare i professionisti del “dialogo”.

Quanto al “dialogo tra Italia e Islam” (la prima non è una religione, quindi il riferimento sarà al “mondo islamico” come “nazione”), se con la sua “mancanza” l’alto prelato prende atto di un contributo al deterioramento delle relazioni coi Paesi a maggioranza musulmana, ed in particolare con la Libia, forse è necessario ricordarsi che proprio il Colonnello Gheddafi era il promotore di numerose iniziative culturali per far conoscere l’Islam tra gli occidentali, italiani compresi, per non parlare della prima moschea (nient’affatto “integralista”) costruita in Sicilia. Ma in Italia, c’era chi in diretta televisiva sfoderava magliette provocatorie, per poi aizzare la “canaglia” a Bengasi e creare problemi al nostro dirimpettaio (e alleato).

E c’è anche la storia di quel rappresentante degli studenti libici in Italia, messo in galera senza tanti complimenti per aver difeso l’immagine ed i dritti della Jamahiriyya da chi, in fretta e furia, cambiava bandiera (anche in senso letterale, all’ambasciata). Mentre chi assaltava l’ambasciata siriana la faceva franca… Ecco, forse a questo studente libico qualcuno dovrebbe recapitare delle scuse.

mons_martinelliDetto questo, Mons. Martinelli fa benissimo a restare lì dov’è, perché questo è il ruolo del “pastore di anime”. Ma prima che eventualmente gli accada qualche brutta cosa per mano dei tagliagole anglo-usa-sionisti, dica preventivamente su chi ricadrebbe il suo sangue, e dica pure che sarebbe davvero scandaloso l’uso del suo “martirio” da parte di un Occidente che ha gravissime responsabilità nella genesi e nello sviluppo del “fondamentalismo islamico” (sia quello “estremista” che “moderato”).

Quindi, ripeto, è il momento di parlare chiaro, di “dialogare” sì, ma mandando avanti e facendo conoscere a tutti le personalità che possono permetterselo perché hanno i titoli, ovvero le qualificazioni intellettuali – oserei dire “l’investitura” dall’Alto – per farlo. E chi ha orecchie per intendere, intenda.

Infine, una parola su chi c’è “dietro i jihadisti”. Di nuovo, è sempre meglio parlare chiaro e non per allusioni. Che le capiscono in pochi e non restano nero su bianco.

“Dietro i jihadisti” non c’è un generico “petrolio”, c’è l’Occidente. Chiamiamolo come si vuole, ma “dietro” questi “califfi” c’è l’America, c’è Israele e c’è, soprattutto, l’Inghilterra, che difatti dà asilo, da sempre, a tutti loro. Ne sanno qualcosa quei “Paesi arabi moderati” che fino a qualche anno fa venivano così tanto rispettati e difesi a spada tratta… ma che sono stati repentinamente abbandonati per far posto alla “democrazia islamica” dei Fratelli Musulmani e dei “riformisti islamici”.

Peccato, però, che ad un certo punto ci s’è messa di mezzo la Russia… e il giochino s’è inceppato. A quel punto dal cilindro, cioè dalla bombetta inglese, è uscito l’ISIS.

E la cosa ancor più ridicola è che ora per “Paesi arabi moderati” vengono fatte passare le “petromonarchie” gestite come mero possedimento familiare, dove la “sharî‘a” diventa l’ideologia islamica dei (pre)potenti di turno. Petromonarchie che, per interposta persona, finanziano gli stessi “jihadisti” e che contemporaneamente si comprano pezzi sempre più significativi della nostra economia italiana “in crisi” e… “senza soldi”!

Ma loro “i soldi” li hanno, e tanti. Praticamente una manna dal cielo grazie al lavoro in sinergia con la City e Wall Street. Mentre noi, “poveri cristi”, siamo “in crisi”, ed abbiamo bisogno degli “aiuti” della Bce sotto forma di “iniezioni di liquidità”; le quali, anziché trasformarsi in linfa vitale, stante il meccanismo dell’indebitamento all’origine svolgono la stessa funzione del sangue del malcapitato sul cui collo si posano i canini di Dracula.

carlo-arabiasauditaChi avrà mai il coraggio, da una “posizione” che conta, di richiedere a Londra e ai suoi “servizi” che cosa si cela dietro tutta questa disponibilità ad accogliere nel suo seno il peggio del peggio dell’“estremismo islamico”? Chi scoperchierà, facendo sgorgare liquami nauseabondi, la ‘pentola’ dell’indicibile alleanza tra alcune case regnanti? Chi sarà in grado di svelare il terribile inganno di chi si diverte a mettere uno contro l’altro gli uomini in nome di interpretazioni errate delle religioni?

Monsignor Martinelli tutte queste cose dovrebbe saperle bene, visto che all’inizio dell’aggressione alla Jamahiriyya aveva parlato piuttosto chiaro. Citare il “petrolio” può andar bene, ma bisogna aggiungere anche chi se l’accaparrerà alla fine, quando non ci saranno più gole da tagliare perché il coltello tornerà nelle mani di chi l’ha cortesemente fornito (insieme alla regia dei famosi “video del terrore”).

Recensione del convegno: “René Guénon testimone della Tradizione” (Roma, 17 gen. 2015)

convegno_guenonUna recensione: http://www.raido.it/politico/convegno-rene-guenon-testimone-della-tradizione-17-01-2015-recensione/

N. speciale su René Guénon della rivista “Heliodromos”, che ha dato lo spunto per il convegno:
http://www.raido.it/libreria/heliodromos/2792-heliodromos-25-26.html

Su questo sito (http://www.azionetradizionale.com/) vengono a poco a poco pubblicati gli interventi dei relatori del convegno, tra i quali quello di C. Mutti su La “controiniziazione” ed i suoi agenti nell’epistolario Guénon-Lovinescu.

Si attende anche la pubblicazione dell’intervento dell’avv. C. Corbucci, che a quanto si legge nella recensione è stato particolarmente apprezzato dal folto pubblico in sala.