La cruda ‘fotografia’ della “civiltà occidentale”

di Enrico Galoppini

Quale potrebbe essere “la foto più bella dell’anno” secondo i giurati di un importante premio giornalistico che viene assegnato ad Amsterdam?

Con tutto quello che succede in giro per il mondo, e con tutti i bravi fotoreporter che ci sono, ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta, ma siccome al World Press Photo 2015 hanno deciso di premiare “l’amore”, si può star certi che lo scatto premiato non ritrarrà un uomo e una donna, ed il frutto di questo “amore” perennemente sulla bocca di tutti. Cioè i loro figli, sani e felici.

Non si può pretendere che in un contesto “mondano” del genere, per “amore” s’intenda il grado più elevato della Conoscenza. Tuttavia, anche un’accezione del termine limitata all’ambito familiare avrebbe ancora una sua ragion d’essere, visto che questo “amore” viene solitamente messo in relazione con la “vita”.

L’amore in quanto forza che vince la morte, prevalendo sul nulla e l’oblio.

Ma qui non vi è niente di tutto questo. Questo “amore” da premiare nulla ha a che fare con la filosofia e “alchimia della felicità”, né con un inno alla vita che perennemente si rinnova nelle nascite dei bambini.

E dopo questa premessa, cerchiamo d’indovinare il tema della “foto più bella dell’anno”.

È ambientata in Russia. La Russia del “nuovo Hitler” Putin, affetto da una “sindrome” che ne altererebbe la sfera emozionale e decisionale.

La Russia che, all’unisono e di concerto, tutta la cosiddetta “cultura occidentale” ha elevato al rango di nemico pubblico numero uno (assieme all’Islam, sfruttando le malefatte dei “fondamentalisti”, peraltro sostenuti dal potere occidentale stesso).

Non ci si attendano però un algido paesaggio siberiano o le meraviglie architettoniche di San Pietroburgo.

wpph2014No, l’ambientazione della “foto più bella dell’anno” è una camera da letto.

Una camera tetra, che è tutto il contrario di un inno alla vita, dove “l’amore gay vince”. In Russia.

La Russia “omofoba” (perché Putin è “omofobo”, ovviamente) nella quale “la coppia gay russa diventa icona dell’amore globale e testimonial di passione intima ma anche civile”. Fa anche un certo effetto sentir parlare di “icone” in questo modo al riguardo della Russia… ma per certi depravati, le uniche “icone” da meditare sono le Pussy Riot e le Femen.

Ma… ragioniamo un attimo. Questa scena è presa in un momento di “intimità”.

Quindi, ritraendo la foto vincitrice una scena di omosessualità in privato, i signori giurati hanno scelto l’immagine sbagliata, perché la legge in vigore in Russia vieta solo la propaganda omosessuale, in particolare tra i minorenni.

Ora, pretendere la buona fede da dei militanti omosessualisti infilati in ogni ambito della “cultura” è una pia illusione. Quando prendono di mira qualcuno o qualcosa non c’è nulla che li possa far ragionare. Vogliono aver ragione al 100% e si daranno pace solo quando vedranno il nemico di turno nella polvere, umiliato e costretto alla resa incondizionata. E non è una loro caratteristica esclusiva… vi ricordano qualcun altro?

giochi_gayFinché non arrivano allo scopo, martellano incessantemente sempre sul solito tasto, sfruttando ogni pretesto e manipolando oltre ogni decenza la realtà. Lo abbiamo visto con le Olimpiadi invernali di Sochi e lo stiamo rivedendo coi premi fotografici. D’altra parte le lobby devono fare così se vogliono coronare il loro attivismo col successo.

La propaganda omosessuale, parte della più vasta “ideologia di genere” che sta producendo mostri come il “femminicidio”, ha preso di punta la Russia. Ma anche il mondo arabo e musulmano, dopo la cosiddetta “Primavera araba”, è insidiato dallo stesso soft power.

Bisogna fare molta attenzione alla manovra a tenaglia intentata contro due dei baluardi che si oppongono alla “globalizzazione”: l’Ortodossia e l’Islam.

Che nel loro “cuore” hanno molto più in comune di quanto possono comprendere, stante la loro limitazione intellettuale, tutti i “jihadisti” del mondo. Ne abbiamo visto un esempio nella guerra nell’ex Jugoslavia, quando per ammazzare i serbi ortodossi, adducendo scuse da “guerra santa”, sono arrivati da tutto il mondo islamico i peggiori tagliagole già all’opera in Algeria.

Putin ha più volte fatto riferimento ad una “alleanza” tra Ortodossia e Islam, alla faccia di tutti quelli che vorrebbero tirare la Russia dalla parte dell’Europa, secondo una concezione geopolitica “euro-russa” (e lasciando perdere certi assiomi tipici della “destra” più occidentalista).

Che cosa si ritroverebbe la Russia sbilanciandosi in questo modo? Perdendo, per l’appunto, il suo baricentro e tradendo la sua vocazione “eurasiatica”? Le “radici giudaico-cristiane” che vediamo inadeguate a contenere l’ondata dissolutrice che investe tutti i paesi fagocitati dall’occidentalismo come ideologia e modo di vita?

Per questo viene portata continuamente all’attenzione di un pubblico che non sa nulla di Islam “l’omofobia” del preteso Califfato dell’ISIS, come se quello rappresentasse la genuina tradizione islamica.

Certo, un conto è pretendere un minimo di rispetto, nell’ambito intimo e privato, ma da qui – con tutto quel che succede – a propinarci ogni santo giorno occasioni per riflettere sul problema della “omofobia” ce ne corre; al che, il fondato dubbio che si tratti solo di propaganda sta toccando anche molti che, all’inizio, non erano ostili ai “gay”. Basta scorrere i commenti alle “notizie” delle agenzie ufficiali, per rendersi conto che chi è un minimo informato e ragionevole non si beve più le panzane anti-russe e pro-omosessualiste.

E non siamo ipocriti: lo “scandalo” non è mai stato digerito da nessuno (persino da Gesù), ad eccezione dei moderni occidentali, che a ben vedere hanno solo spostato la mira, coerentemente con gli assunti di base di questa nuova pseudo-civiltà, avvertendo come “scandalose” altre manifestazioni pubbliche del pensiero e della propria visione del mondo.

Si fa un gran parlare di “libertà” e “diritti civili”, ma mentre si giustifica e si “legalizza” ogni perversione o follia pura e semplice, si rende “legale” la repressione giudiziaria degli storici non conformisti e s’invoca pari trattamento per gli “omofobi”, senza che, per un’evidente impossibilità a circoscrivere la materia, si riesca a capire bene quali siano i comportamenti sanzionabili.

carrucolaTutto ciò è davvero ridicolo e tragico al tempo stesso, perché si vuol coinvolgere la gente in questioni che, di fatto, riguardano infime agguerrite e potenti minoranze spalleggiate dai “poteri forti”, ma allo stesso tempo bisogna approvare entusiasticamente una limitazione alla libertà di ricerca, d’insegnamento e di pensiero, tra l’altro riconosciuta nella “Costituzione più bella del mondo” (artt. 21 e 33). Libertà che riguardano tutti quanti, è bene ricordarselo.

Siamo a tutti gli effetti di fronte ad un inversione dei significati che hanno dato un senso alla vita dell’uomo perlomeno da quando sono misurabili i cosiddetti “tempi storici”. Si proclama la “libertà” ma si studiano nuove “leggi” per reprimerla. Si loda la “bellezza” ma si va in estasi per il brutto (e l’arte moderna è la riprova di ciò). Si eleva “l’amore” nell’empireo delle aspirazioni umane ma si scade nella passionalità e nella carnalità, sulla quale, non a caso, tutte le tradizioni concordano nel definirla come il peggior pericolo per l’essere umano. Sempre che abbia capito che l’unico senso di questa “vita”, tanto declamata a sproposito, non è sguazzare indefinitamente nelle paludi di un “ego” mai sazio di “piaceri”.

Questa è la triste e cruda fotografia della “civiltà occidentale” e dei suoi apologeti. Che – c’è da starne sicuri – quando alla fine si presenteranno a rendere conto del loro operato, non vinceranno alcun Premio.

Fiera del Bambino Naturale (Pontedera, 28 feb. e 1 mar. 2015)

bambino_naturaleLa Fiera del Bambino Naturale – giunta alla sua terza edizione – è l’evento dell’anno dedicato al bambino e alla famiglia!

Una festa che celebra la genitorialità consapevole, rispettosa e sostenibile attraverso il sostegno e la diffusione di buone pratiche familiari.

Laboratori per grandi e piccini, conferenze, momenti di incontro e di confronto, uno spazio gioco e allattamento, la presenza di produttori eticamente corretti, e – non ultimi – dei nostri libri e dei nostri autori (Alessandra Bortolotti, Giorgia Cozza, Elena Balsamo e tanti altri!) fanno della nostra Fiera un’occasione unica e imperdibile per entrare a far parte della grande famiglia del Bambino Naturale.

Dimenticavamo di dirti che l’evento è completamente GRATUITO.

Per maggiori informazioni: http://fiera.bambinonaturale.it/

A che cosa è ridotta la “cultura”?

di Enrico Galoppini

“Chiamare persone e cose con i loro nomi”

Ezra Pound, Culture, 1938

cultura_ansaDev’essere uno strano concetto di “cultura” quello dei redattori dell’Ansa, se nella serata del 13 febbraio, sulla colonna di destra del sito dell’agenzia, è stata pubblicata una sfilza di segnalazioni che con la cultura c’entrano come i proverbiali cavoli a merenda.

Stai a vedere che piume di struzzo, decolleté e “trasparenze” devono aver preso il posto della Divina Commedia e dell’Eneide e non me n’ero accorto!

Preso dal panico, sono andato immediatamente alla voce “cultura” del Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani. Che fortunatamente mi ha tolto il dubbio di soffrire di allucinazioni.

La cultura, che ha la stessa radice di “coltivare”, secondo l’illustre linguista è la cura assidua dell’individuo necessaria per ottenere istruzione e buona educazione, e, per le nazioni, assurgere al grado della civiltà. In ciò, questa cura è pari a quella dell’agricoltore che vuol far fiorire e fruttificare le sue piante.

Se poi si vuole allargare il concetto di “cultura” ad attività più o meno di contorno, vada pure, tanto oramai le parole si stanno sfaldando completamente, e con loro gli individui e le nazioni.

Ma inserire nella sezione culturale ciò che ha piuttosto a che fare col pettegolezzo e la voluttuosità è davvero troppo. Capisco che “Sanremo è Sanremo”, ma non si potrebbe assegnare i “ritocchi” e gli “abiti osé” alla categoria “spettacolo”?

arte_degenerataTutti conoscono la frase attribuita ad un gerarca nazista: “Quando sento parlare di cultura metto mano alla pistola”. Un’affermazione che, sentita per la prima volta sui banchi di scuola, deve far inorridire gli studenti, che per definizione sono lì per “farsi una cultura”.

Quando però viene gabellato per “cultura” quello che chiunque qui può giudicare, non penso che alla cultura stessa si renda un gran bel servizio. Non si sarà messa mano alla pistola, ma per l’idea di “cultura” che alla fine si fa passare a forza di abbassarne il livello è come se si fosse decretata la fine del concetto stesso di cultura. Il che è l’equivalente della proverbiale “pistola” nazista, che tanto per fare un po’ di chiarezza era puntata contro un concetto di cultura sfatto e decadente. In una parola, “degenerato”.

Che è esattamente quello che viene diffuso oggi dai cosiddetti “mezzi d’informazione”, per i quali valgono più le viscide pulsioni dell’uomo-massa che la sana aspirazione dei migliori ad elevarsi.

McDonald’s Gives Free Vaccines With Happy Meals In Texas

by Anthony Gucciardi

bambini-obesi-mc-donaldsWould you like a side of hepatitis A shot with your Happy Meal? As it turns out, your child may just be able to receive a number of significant vaccinations at your local McDonald’s on behalf of the Department of Public Health.

I was just as shocked as you are when I heard news from an email tip that one reader’s local McDonald’s was launching a ‘free vaccination’ program alongside their fast food marketing campaign, and I was reasonably skeptical that even McDonald’s would launch such a strange combination. Especially when consider the extreme financial downfall that the company is experiencing as millions abandon their fake food amid public knowledge over the true extent of their synthetic ingredient list.

As it turns out, however, numerous Texas newspapers and outlets have documented the ‘free McDonald’s vaccine’ events that have popped up in Amarillo. It was, and is, very real. Amarillo.com details the event that first occurred years ago, writing:

“The city of Amarillo’s Department of Public Health and the Caring for Children Foundation of Texas will offer free vaccinations for children from 9 a.m. to 2 p.m. Saturday at McDonald’s restaurant, 1815 S. Grand St.

The vaccinations will include meningococcal vaccine, which is required for seventh- and eighth-graders and for college students residing in campus housing; the varicella vaccine, which is required for kindergarten and first grade and for seventh- and eighth-graders; the Tdap vaccine booster required for seventh- and eighth-graders; MMR vaccine for kindergarten and first grade; and hepatitis A, required for kindergarten and first grade.

Parents and guardians are asked to bring immunization records, and children under 17 must be accompanied by a parent or guardian.”

And that is one of the older reports detailing the events. There is not much press coverage on the programs that are reportedly being rolled out in 2015. Various sites have already been reporting on the new McDonald’s vaccine campaigns that readers say are popping up around the Amarillo area.

Would you get your child a round of booster shots with your next Happy Meal?

Fonte: “PrisonPlanet.com“, 13 feb. 2015

This post originally appeared at Natural Society

Gli “aiutini” di Draghi serviranno alle banche, non ai cittadini

di Michele Rallo

draghi-vampiroRicordate gli 80 euro di Renzi? Dovevano servire a “far ripartire i consumi”, a “dare una sferzata all’economia”, se non addirittura ad inaugurare una storica stagione di “redistribuzione della ricchezza” in favore dei ceti meno abbienti. Orsù, alzi la mano chi ha visto l’ombra di tutto ciò: il rilancio dei consumi, la sferzata e tutte le altre bubbole fiorentine. Semplice trucchetto contabile: con una mano ti do 80 euro in busta paga, e con l’altra te ne tolgo altrettanti – o anche di più – per le mancate detrazioni fiscali, per l’aumento delle tariffe, per la moltiplicazione delle tasse comunali, eccetera. Questo, naturalmente, per chi ha avuto gli 80 euro. Chi non li ha avuti, ha dovuto pagare e basta.

Adesso, l’eccellentissimo governatore della Banca Centrale Europea, dottor Mario Draghi, sembra voler ripetere il giochetto, ma senza neanche dare ai cittadini europei l’illusione d’incassare una qualche mancia: soltanto la promessa che le banche saranno un po’ più elastiche nella concessione di crediti alle imprese e alle famiglie. Ma vediamo di capirci qualcosa, districandoci tra montagne di tecnicismi non proprio semplicissimi e – manco a dirlo – in pura lingua inglese, la lingua dei padroni. Dunque, con grande solennità e alti squilli di trombe Sir Drake ha annunziato il suo equivalente degli 80 euro renziani: il Quantitative Easing (traduzione letterale: Alleggerimento Quantitativo), in sigla QE. A noi comuni mortali i misteri del genio creativo di Mister Britannia vengono così spiegati: per aumentare la liquidità monetaria nell’economia europea, la BCE creerà nuovo denaro, con il quale acquisterà un certo quantitativo di titoli di Stato emessi dai paesi dell’UE (ma non dalla Grecia disobbediente); ciò, al lodevole scopo di rilanciare gli investimenti e di stimolare i consumi. Ma – piccolo particolare – poiché la BCE non può finanziare gli Stati (in omaggio ai sacri principi del puritanesimo liberistico anglosassone) l’istituto di Francoforte dovrà acquistare questi titoli “in seconda mano”, facendoseli girare – se così posso dire – da chi ne ha tanti e vuole sbolognarsene un po’. Cioè – guarda caso – dalle banche; che in tal modo (effetto sicuramente non voluto!) saranno le reali destinatarie di questa colossale operazione di beneficenza finanziaria.

Quanta parte di questa montagna di soldi (60 miliardi di euro ogni mese, fino al settembre 2016) andranno alle imprese e ai cittadini europei? Quella parte soltanto che le banche – a loro illuminato ed insindacabile giudizio – decideranno di mettere in circolazione sotto forma di credito alle imprese e alle famiglie. E quanto grande sarà questa parte? Non tanto grande, temo. È probabile che le banche continueranno ad erogare crediti col contagocce ad una clientela con alta probabilità di insolvenza. La manna dal cielo sarà probabilmente destinata al reinvestimento in attività finanziarie redditizie, oltre che a tappare i buchi di tanti vecchi crediti inesigibili.

È già successo fino a un paio d’anni fa, con un’altra genialata del nostro eroe: le LTRO, Long Term Refinancing Operations, ovvero Operazioni di Rifinanziamento a Lungo Termine. Altri 1.000 miliardi di euro, dei quali – fra il 2011 e il 2012 – si sono giovate soprattutto le banche, che però si sono ben guardate dall’utilizzare quel fiume di danaro per far “ripartire” l’economia reale.

banchieri-truffa-debito-pubblicoIntendiamoci: si è trattato di “aiutini” che non hanno fatto male a nessuno. I 1.000 miliardi delle LTRO sono serviti – se non altro – ad evitare esuberi e licenziamenti di impiegati bancari. Così come gli 80 euro di Renzi sono serviti a pagare qualche nuovo balzello locale. Così come – aggiungo – il QE rappresenta comunque una iniezione di liquidità in un sistema inaridito dal “rispetto degli impegni” verso la finanza usuraia. Purtroppo, però, né le LTRO né le mance renziane hanno fatto “ripartire” un bel niente.

Quanto al Quantitative Easing, potrebbe certamente apportare grandi benefici; ma soltanto se la nuova liquidità fosse versata agli Stati, che potrebbero impiegarla per finanziare la spesa pubblica e per ridurre la pressione fiscale. Ma – lo abbiamo visto – i Comandamenti delle sacre Tavole del Dio Denaro vietano di utilizzare la ricchezza a pro della collettività. La ricchezza non deve appartenere ai Popoli e agli Stati ma alle Banche. Le Banche creano il denaro e le Banche ricevono il denaro. Alle Nazioni, ai sistemi economici nazionali, alle popolazioni possono andare soltanto le briciole, cadute dalla tavola dei padroni.

Allora questo benedetto Quantitative Easing non è utile a nessuno? Non è esatto neanche questo. A Draghi, per esempio, è stato utile. È servito a rafforzare la sua immagine di enfant prodige della finanza europea. Gli ha giovato anche la solita opposizione preconcetta di madame Merkel, che puntualmente riesce a far aumentare le simpatie per i suoi antagonisti. L’aspettativa per la nuova operazione è grande, ma i risultati – ci scommetto – saranno modestissimi. Un piccolo “aiutino”, un’aspirina buona per curare un raffreddore, ma del tutto inefficace per la polmonite doppia che tiene a letto l’Europa.

Post Scriptum. Nel momento di licenziare l’articolo apprendo che il Governo Renzi si appresta a varare un’altra delle sue illuminate “riforme”. Ad essere nel mirino del Vispo Tereso, questa volta, sono quelle banche popolari e di credito cooperativo che rappresentano forse l’ultimo scampolo di “banca a misura d’uomo” presente sul nostro territorio. Il grimaldello per scardinare la loro fastidiosa sopravvivenza (fastidiosa per il sistema bancario cosiddetto “europeo”) è l’abolizione del limite dell’1% come quota massima detenibile da parte di ciascun socio. Questa soglia (stabilita dall’articolo 30 del Testo Unico Bancario) aveva fino ad oggi salvaguardato le banche popolari dallo shopping selvaggio degli “accorpamenti” a pro dei grandi gruppi bancari. Caduta questa limitazione, anche “le popolari” saranno fatalmente assorbite da un sistema bancario sempre più “alieno”, sempre più distante dalle esigenze reali del nostro tessuto produttivo. Ed un altro pezzo della nostra economia reale (i 450 miliardi di attivi gestiti dalle banche popolari) prenderà il volo e finirà nelle casse della finanza internazionale.

Fonte: “Social”, 13 feb. 2015

Conferenza: Uscire dall’Euro (Bologna, 28 feb. 2015)

uscire-dalleuroConferenza, Sabato 28 Febbraio, a Bologna, al Teatro Guardassoni, in via Massimo D’Azeglio 55 alle ore 15,30. Ingresso gratuito.

USCIRE DALL’EURO: PERCHÉ, COME, E DOPO?

Adiacente al Collegio S. Luigi (sede del teatro) dietro al Teatro stesso, in via  della Libertà 11, vi è un ampio parcheggio privato cui si può accedere suonando al campanello del portone.

Al convegno parleranno il Prof. Claudio Moffa, insegnante di storia e critica della Politica all’Università di Teramo, e il Dott. Agostino Sanfratello, illustre politologo che per anni ha risieduto in vicino Oriente.

 

Organizzano: “Gruppo Economia Bologna” e “Progetto Verità”.

Info: 347 3813320

La “guerra psicologica” dell’Ansa contro la Russia

di Enrico Galoppini

Putin in Egitto, regala un kalashnikov a SisiPer evidenziare in quale misura i “nostri” media si stanno imbarcando à la guerre contro la Russia, è di un certo interesse ricavare ancora qualche spigolatura dall’Ansa, la principale agenzia stampa italiana.

Putin in visita in Egitto, incontra al-Sisi. E che fa l’Ansa? Ci parla del mega-accordo che contempla, tra le altre cose, la consegna da parte di Mosca della prima centrale nucleare in Egitto “chiavi in mano”?

Macché. Sanno bene che al-Sisi deve molto all’aiuto del Cremlino, che ha evitato al paese-perno dell’intero mondo arabo di cadere in mano ai Fratelli Musulmani, con le conseguenze facilmente immaginabili sul conflitto che devasta la Siria da quattro anni.

Allora si cincischia col kalashnikov regalato da Putin ad al-Sisi, per insinuare che si ha a che fare con un “guerrafondaio”, proprio mentre la propaganda occidentale sta cercando di girare in Ucraina un “remake” della guerra in Jugoslavia, dove solo uno è il Male assoluto e gli altri le “povere vittime” da aiutare con un “intervento umanitario”.

PCI-allo-specchioCosì la prima agenzia di stampa italiana, fondata tra gli altri da Renato Mieli, padre del più noto Paolo, rientrato in Italia – dopo aver studiato a Padova, come Napolitano… – al seguito dell’ufficio di “guerra psicologica” dell’esercito anglo-americano; poi direttore de “L’Unità” e, dopo essersi ‘bruciato’ con Togliatti, fiero anticomunista e collaboratore della Nato, presente anche al famoso convegno sulla “guerra rivoluzionaria” organizzato dall’Istituto Pollio che da più parti viene indicato come uno dei momenti preparatori della “strategia della tensione”. Questo per dire quali strane origini ha l’Ansa, sempre sbilanciata a favore delle “grandi democrazie” e pervicacemente ostile a tutti i loro avversari nella partita per il dominio mondiale.

Ma stavolta la Russia non è quella del 1999, in mano all’ubriacone e venduto Eltsin. Quella in cui spadroneggiavano gli “oligarchi” (modo assai eufemistico per coprire l’appartenenza etnico-religiosa, o per meglio dire “settaria”, della quasi totalità di costoro).

Accanto a questa malignità (Obama, si sa, va in giro solo ad elargire fiori e colombine), l’Ansa pubblica nello stesso giorno anche un’altra “notizia”: una donna a Kramatorsk “filma gli scontri e piange”, con tanto di filmato: http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2015/02/07/ucraina-filma-scontri-a-kramatorsk-e-piange-video_ae1bda44-7df7-4cb1-bd11-72b47ec3c6ed.html

Ora, di questa città di circa 150.000 abitanti la propaganda della Nato sta cercando di fare il teatro del “dramma” della parte che intende sostenere, esagerando e/o proponendo unilateralmente “tragedie” della popolazione che sostiene il neogoverno ucraino. Prove tecniche di casus belli; della “strage” che verrà attribuita all’orda da attaccare al grido di “arrivano i nostri”.

Che cosa di più straziante di “una donna con un bimbo in casa disperata”? Ma vogliamo far vedere, cari “professionisti” dell’Ansa, le mamme coi loro bebè in carrozzina spiaccicati in terra nelle strade di Donetsk dalle bombe dell’esercito di Kiev? Vogliamo parlare della strage nella sede dei sindacati a Odessa, dove addirittura è stata sventrata una donna incinta? Ma chi ve le scrive le “notizie”, direttamente Cappuccetto Rosso?

putin_sisiPer finire l’ennesima pagina ingloriosa dell’informazione a senso unico antirussa, l’Ansa passa ad un altro serissimo approfondimento: l’inno nazionale russo – che forse assieme a quello tedesco è il più bello del mondo – viene “storpiato” dalla banda nazionale egiziana. È un fatto rilevante? Ovviamente no, ma sottolinearlo serve a diffondere ironia e dileggio sui due presidenti in questa fase delicata nella quale l’asse Mosca-Il Cairo mette serie preoccupazioni agli occidentali della Nato.

E Putin che, malgrado le stonature, sarebbe rimasto “impassibile”? Nulla di nuovo sul fronte occidentale: non soffre forse di una “sindrome” che influisce pesantemente, in senso negativo, sulla sua capacità di emozionarsi?

Non è davvero finita qui. Ne sentiremo certamente altre, a rullo continuo, una più subdola e velenosa dell’altra perché questa è la “guerra psicologica”. Ma queste piccole annotazioni, prese in una sola giornata, danno il polso del tipo di “copertura” che in Italia s’intende dare ad un conflitto armato che potrebbe trasformarsi in qualcosa di molto grave per tutti.

Benessere materiale: verità o illusione?

di ‘Umar A. Frigo

soldiIn nome di Dio Misericordioso, Clementissimo.
Un saluto di pace a tutti coloro che leggono,

Ai nostri giorni è evidente che il tanto pubblicizzato ‘progresso economico’ ha… il fiato corto e diverse persone incominciano, finalmente, a porsi delle domande interiori e a cercare altrove il vero benessere dell’uomo. Questa ricerca, o ‘cerca’ come la chiamavano nel Medio Evo, se è fatta con sincerità nel cuore, porta l’uomo a staccare gli occhi dalla terra e a ‘rivolgerli’ verso l’Alto, cioè verso il ‘Benessere Spirituale’ che è la vera ricchezza interiore ed esteriore dell’essere umano.

«Considerate la vostra semenza,
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e conoscenza»
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, canto XXVI, 116-120)

Come aiuto per mettere “a fuoco” cos’è una Civiltà materiale, per poter cosi risvegliare i cuori e mettersi alla ‘cerca’ di un benessere più veritiero e meno illusorio, vorrei appoggiarmi su queste brevi ma concise riflessioni scritte ancora nel 1927 da un Metafisico francese.


Una Civiltà materiale

Poniamoci tuttavia un momento dal punto di vista di coloro che ripongono il loro ideale nel «benessere» materiale e che, per tal via, si compiacciono di tutti i miglioramenti che il «progresso» moderno ha apportato all’esistenza. Sono essi ben sicuri di non essere degli illusi? Forse che gli uomini sono felici oggi piú di prima per il fatto di disporre di mezzi di comunicazione piú rapidi o di altre cose del genere, e per avere una vita piú agitata e complícata? Proprio il contrario ci sembra vero: lo squilibrio non può esser la base di una vera felicità.

rene-guenon1D’altronde, piú un uomo ha bisogni, piú rischia di mancare di qualche cosa e quindi di essere infelice. La civiltà moderna mira a moltiplicare i bisogni artificiali e, come dicevamo poco fa, essa creerà molto piú bisogni di quanto possa soddisfarne, perché, una volta presa questa via, è difficile arrestarvisi, e nemmeno vi è una ragione per arrestarsi ad un dato punto. Gli uomini non potevano soffrire per non avere cose alle quali essi mai avevano pensato; essi invece soffrono di necessità se queste cose vengono a mancare dopo che essi le hanno conosciute, dato che si sono abituati a considerarle come necessarie e che esse son divenute loro veramente necessarie. Onde cercano con ogni mezzo di ottenere quel che può procurar loro tutte le soddisfazioni materiali, le sole e che essi siano capaci di apprezzare. Si tratta soltanto d «guadagnar danaro», essendo il danaro quel che permette di ottenere tali cose, e piú se ne ha, piú se ne desidera, perché si scoprono ininterrottamente bisogni nuovi; e questa passione diviene l’unico scopo della vita.
Donde la concorrenza feroce, che certi «evoluzionisti» hanno innalzata alla dignità di legge scientifica col nome di «lotta per la vita» e la cui conseguenza logica è che i più forti, nel senso più ristrettamente materiale del termine, sono i soli ad aver diritto all’esistenza. Donde anche l’invidia e perfino l’odio di cui sono l’oggetto coloro che posseggono la ricchezza da parte di coloro che ne sono sprovvisti.

Come è possibile che uomini, ai quali sono state predicate le teorie «egualitarie», non si rivoltino constatando d’intorno l’ineguaglianza nella forma per essi più sensibile, perché dell’ordine più grossolano? Se la civiltà moderna un giorno dovesse crollare sotto la spinta degli appetiti disordinati che essa ha inoculati nella massa, bisognerebbe esser ciechi per non vedere, in ciò, il giusto castigo del suo vizio d’origine o, per esprimersi senza fraseologie morali, il «rimbalzo» della sua stessa azione proprio nel dominio in cui essa si è esercitata.

crisi_mondo_modernoÈ detto nel Vangelo: «Chi di spada ferisce, di spada perisce»; chi ha scatenato le forze brute della materia perirà schiacciato da queste stesse forze, di cui ha cessato di essere davvero il signore dal momento in cui le ha messe imprudentemente in moto e di cui egli non può nemmeno presumere di frenare indefinamente la marcia fatale. Forze della natura o forze delle masse umane, o le une e le altre insieme, poco importa; son sempre le leggi della materia che qui agiscono e esse travolgono inesorabilmente chi ha creduto di dominarle senza essersi elevato di là dalla materia. L’Evangelo dice in piú: «Ogni casa divisa in sé stessa crollerà». Questo detto si applica a perfezione al mondo moderno, con la sua civilizzazione materiale che, per la sua stessa natura, non può che suscitar dovunque lotte e divisioni. La conclusione è fin troppo facile a trarsi e non occorre passare ad altre considerazioni per predire, senza tema di errore, che questo mondo va incontro ad una fine tragica, a meno che un cambiamento radicale, sviluppantesi fino ad una vera e propria revulsione, non si produca a breve scadenza.

tratto da: René Guénon, La crisi del mondo moderno (Capitolo 7 – Una Civiltà Materiale), scritto nel 1927.

Concludo con questa piccola riflessione, prima di tutto per me stesso: in attesa che avvenga un cambiamento generale esteriore, è sempre possibile iniziare a fare un cambiamento personale interiore dentro di noi, iniziando ad alimentare il nostro cuore con la Spiritualità, o meglio, con lo Spirito (Rûh) che è il suo alimento proprio e che è ciò che ci tiene collegati con Dio.

Ci ricorda Dio l’Altissimo: «Vien reso attraente per la gente l’amore per le passioni (ash-shahawât): le donne, i figli, le gran quantità accumulate d’oro e d’argento, i cavalli scelti, le greggi, le coltivazioni. Questo è godimento della vita terrena (dunyâ) [peritura], e presso Dio v’è eccellente ritorno[miglior rifugio e miglior ricompensa]». (Corano sura 3, vers.14)
E Iddio è il più Sapiente.

Un saluto di pace

Le Meilleur Maire du Monde est un Canadien Musulman

Naheed Nenshi, un fils d’immigré tanzanien qui préside aux destinées de la ville de Calgary, au Canada, depuis 2010, a été élu meilleur maire du monde. Ce musulman au pays des cowboys est, en outre, un pro des réseaux sociaux.

musulman_canadienNoorjah Nenshi ne s’y attendait probablement pas lorsqu’elle a quitté, enceinte, la Tanzanie il y a 42 ans pour venir s’installer au Canada. Son fils, Naheed Nenshi, a été sacré, lundi 2 février, meilleur maire au monde par la fondation internationale City Mayor. Il a été élu à la tête de Calgary en 2010, gagnant au passage le titre de premier musulman à devenir maire d’une ville canadienne qui compte plus d’un million d’habitants.

Le très populaire édile, connu pour être l’un des hommes politiques canadiens les plus connectés et adeptes des réseaux sociaux, devance Daniël Termont, le maire de la ville belge de Gand, et Tri Rismaharini, la première femme à être à la tête de Surubaya, la deuxième ville d’Indonésie.

Un saint de la politique?

“Il est le maire le plus admiré de toutes les grandes villes canadiennes. C’est un visionnaire urbain qui ne rechigne pas non plus à faire le travail bureaucratique le plus ingrat”, s’enthousiasment les membres de la fondation City Mayor qui sont tous des professionnels des questions de gouvernance locale. À lire les commentaires élogieux d’internautes publiés sur le site, Naheed Nenshi apparaît comme une saint de la politique. “C’est un exemple d’honnêteté, d’intégrité et de générosité. Il accepte tout le monde peu importe la religion, le sexe, la couleur ou le niveau socio-économique”, écrit ainsi un internaute de Toronto. D’autres louent son “dévouement” et sa capacité “à transformer réellement une ville de manière positive pour tous”. Son action lors des inondations de 2013, qui ont obligé plus de 70 000 personnes à quitter leur foyer pendant plusieurs mois, est également rappelée par bon nombre de personnes.

Rares sont ceux, en revanche, à rappeler qu’il est musulman. La fondation City Mayor ne le fait, d’ailleurs, que de manière incidente. C’est surtout la trajectoire de ce fils d’immigré qui s’est hissé tout en haut de l’échelle sociale à la seule force des études qui impressionne. Il est passé par l’Université de Calgary avant d’intégrer Harvard. Il en ressort avec un diplôme d’administration publique en poche, se fait remarquer par McKinsey & Company et travaille pendant plusieurs années pour le prestigieux cabinet américain de conseil. Il refuse un lucratif poste à Genève, en Suisse, et préfère retourner à Calgary pour fonder sa propre agence de conseil. Il a alors 29 ans et va faire profiter de son savoir faire plusieurs institutions publiques, dont les Nations unies.

Un musulman au pays des cowboys

Il prend tout le monde par surprise lorsqu’il décide, en 2010, de se lancer en politique. Son profil semble peu compatible avec une ville réputée pour son conservatisme. Rares sont ceux qui croient qu’un fils d’immigré, musulman et plutôt marqué à gauche puisse devenir maire de cette ville de plus d’un million d’habitants. Deux semaines avant d’être élu, Naheed Nenshi n’est, d’ailleurs, crédité que de 8 % des intentions de vote. Le candidat redouble alors d’efforts pour faire du porte-à-porte et surtout, il intensifie son blitzkrieg médiatique sur les réseaux sociaux. C’est sur Internet qu’il popularise sa “révolution pourpre”, une sorte de plateforme politique capable de séduire aussi bien les jeunes branchés de gauche que l’électorat traditionnellement plus conservateur. Son fil Twitter est l’un des plus suivis au Canada et sa victoire est largement mise sur le compte de sa frénésie social-médiatique.

Son succès face à des candidats bien mieux établis et aux poches beaucoup plus fournies est considéré comme historique au Canada. Il devient “le musulman au pays des cowboys”, qu’il réussit peu à peu à séduire. Lorsqu’il brigue un second mandat en 2013, il n’a aucun problème à être réelu avec 73 % des voix. Son succès à la tête de Calgary en fait, d’après le classement annuel du magazine canadien “Maclean’s”, le deuxième personnage le plus influent de tout le pays derrière le Premier ministre Stephen Harper.

Fonte: “Whatsupic.com“, 8 feb. 2015