King of Jordan wants to wage ‘WW3’ on ISIS
King Abdullah of Jordan has called the battle against the Islamic State “World War 3” in what is a “generational fight” to overcome these “outlaws of Islam.” Speaking to CNN, he implored all religions to come together, adding “this is our war.”
He made a point of referring to the fight against the Islamic State as a “third World War” and called upon all nations to come together to help counter the threat posed by the militant group since they conquered large swathes of Iraq and Syria last year.
“So this is our war. And we have a moral responsibility to reach out to those Muslims, to protect them, and to stop them before they reach our border,” King Abdullah said, speaking to CNN.
The king did not advocate bombarding ISIS positions with nuclear missiles or thousands of tanks, but is advocating a united front, which would bring “Muslims, Christians and other religions together.” He stressed that the ideological element of the conflict will be the hardest element to solve. The US and its allies have ample ammunition to pound Islamic State forces for decades to come.
Read more on RT: http://rt.com/news/236837-jordan-king-abdullah-isis/
Fonte: “Russia Today”, 2 mar. 2015
Dove va la “crisi ucraina”? Intervista a Alessandro Lattanzio
Il Discrimine incontra Alessandro Lattanzio, redattore della rivista di Studi geopolitici “Eurasia” ed autore di varie monografie su temi di geopolitica e politica internazionale, tra cui l’ultima, intitolata Battaglia per il Donbass (con F. Bovo e M. Greco, per Anteo Edizoni). Lattanzio è anche il curatore del sito “Aurora“.
Ci vorresti spiegare sinteticamente qual è il problema di fondo della cosiddetta “crisi ucraina”? Perché l’Ucraina è diventata così importante?
Le ragioni sono diverse, ma si coagulano intorno allo scontro tra asse atlantista (USA e UE) e blocco delle potenze emergenti BRICS. Per gli USA significa sottrarre allo spazio sovietico e inglobare nella NATO la terza repubblica ex-sovietica per dimensione, e la seconda per popolazione; l’Ucraina appunto.
Inoltre, il piano di Washington prevedeva l’annessione della Crimea, che avrebbe escluso Mosca dall’area del Mar Nero, e permesso alla NATO di agganciare la repubblica di Georgia, creando una contiguità fisica tra Europa orientale, sotto controllo della NATO, e il Caucaso, bypassando la Turchia e riattivando la guerra coperta, tramite i mercenari islamisti arruolati sul posto.
E a proposito, proprio ieri è stata smantellata nella rossa Rimini una filiera criminal-politica che espatriava in UE decine di ‘profughi politici’ provenienti da Cecenia e Daghestan, un nuovo ramo del terrorismo islamista, che si collegherebbe alla filiera ‘umanitaria’ che supporta in realtà il terrorismo islamista, e che viene scoprendosi oggi con le indagini sulla vicenda della due cosiddette ‘cooperanti’ italiane ‘rapite’ dai terroristi integralisti in Siria (in realtà probabilmente la vicenda s’è svolta in territorio turco).
Un altro aspetto è di carattere economico-energetico: con il golpe a Kiev, Washington intendeva staccare i flussi energetici tra Russia e UE, che passano in parte per la rete dei gasdotti ucraina, e riavviare il defunto progetto Nabucco, permettendo d’isolare Mosca dal mercato energetico europeo, facendo ricorso ai giacimenti di idrocarburi in Azerbaigian, Tukmenistan e Kurdistan. In tale ambito rientra il sabotaggio al gasdotto russo South Stream, per mano del governo-fantoccio della NATO in Bulgaria.
Infine, per la Francia, e soprattutto, per la Germania, l’Ucraina rappresenta l’ultima grande riserva finanziaria, economica, produttiva e industriale da saccheggiare tramite il sistema dell’eurozona, permettendo al baraccone ideologico-speculativo, noto come Unione Europa (UE), di sopravvivere qualche anno ancora, mentre esaurisce e devasta le economie dei vari Paesi che vi hanno aderito; soprattutto Paesi come Portogallo, Grecia, Romania, Bulgaria, ecc.
Una volta chiariti gli elementi fondamentali, quali potrebbero essere gli sviluppi della situazione? Ritieni che vi siano delle analogie con quanto già accaduto nella ex Jugoslavia?
Gli sviluppi non sono prevedibili, tranne che di certo l’Ucraina non esisterà più, o diverrà uno Stato federale, con tendenze centrifughe sempre più accentuate nelle regioni centro-orientali, man mano che si consoliderà l’Unione Economica Eurasiatica, mentre le regioni occidentali, dominate dai filo-atlantisti, diverranno un peso per l’UE e fonte di tensioni con i Paesi confinanti, soprattutto con Ungheria, Slovacchia e Polonia, oppure semplicemente imploderà, portando all’adesione nell’UEE/Federazione Russa di gran parte delle regioni ucraine. I paragoni con la Jugoslavia, non sono proponibili, non foss’altro che il quadro politico internazionale è radicalmente differente rispetto agli anni Novanta.
Su questo non c’è dubbio: la Russia del 2015 non è il fantasma di se stesso del 1999. Volevo solo osservare che, anche stavolta, si cerca di individuare una “città martire” (per esempio Kramatorsk) per poi giustificare, davanti alla propria opinione pubblica, un intervento militare di tipo “umanitario”. Senonché, a quel punto, lo scontro non potrà ripetersi, in forma così squilibrata come nel 1999, con la sola Jugoslavia – o meglio ciò che ne restava – da una parte, e la Nato dall’altra. Qui si rischia un conflitto di proporzioni immani, che comunque i globalisti della Nato tentano di scatenare già da qualche anno, se si pensa alla provocazione georgiana del 2008 subitamente sedata dalla dirigenza russa.
In effetti, le divergenze rispetto alla situazione in Jugoslavia sono forse maggiori delle similitudini. Che dire, per esempio, del diritto alla “autodeterminazione” della Novorossia assolutamente negato dagli stessi che, quindici anni fa, non hanno esitato un attimo a garantire “i diritti” degli albanesi del Kossovo?Perché, se la Nato è intervenuta per sostenerli militarmente e politicamente, lo stesso non potrebbe fare la Russia, per giunta con un popolazione vicina con la quale condivide praticamente ogni cosa, dalla religione alla lingua? Sono veramente ridicoli questi commentatori quando condannano l’ingerenza della Russia nella questione ucraina, mentre non trovano nulla di strano nella presenza di personale militare e politico della Nato a Kiev!
Lasciando da parte i ‘commentatori’ (giornalisti, esperti, accademici) tutti pagati per elogiare i crimini della NATO e giustificare le aggressioni a Paesi e movimenti che vi si oppongono, è ovvio che non siamo più nel 1999, quando la Federazione russa era debolissima (devastata da una potente crisi economica nel 1997) e la Cina ‘non era vicina’. Non esistevano Patto di Shanghai, BRICS, ALBA, Chavez era appena stato eletto e in Italia la sinistra social-colonialista impazzava su tutto lo spettro mediatico, ancora lontana dalla crisi che l’ha mortalmente ferita con la turlupinatura della ‘Primavera araba’.
Oggi, la popolazione del Donbass, etnicamente russa, può contare sull’appoggio di una Federazione russa quasi completamente disintossicatasi dall’infatuazione occidentalista istigata dalle cerchie politiche eterodirette di Gorbaciov e Eltsin.
La dura realtà dei meccanismi politico-ideologici ed economici-sociali dettati dalla NATO e dalle sue propaggini internazionali (Banca Mondiale, FMI, ONG, Hollywood, CNN, ecc.) hanno risvegliato un popolo, quello della Federazione russa, fatto oggetto di un tentativo di sterminio demografico, culturale e morale vero e proprio. Inoltre, la reazione della popolazione del Donbass rientra appieno nella recente storia dell’Ucraina, quando, nel 1918, si formò una repubblica sovietica che rivendicava la separazione dall’Ucraina; a sua volta, in realtà, prodotto artificiale del processo di formazione dell’impero zarista, dai tempi dello Zar Pietro I, e sistematizzato da Lenin e dal PC(b)R con la Costituzione sovietica del 1924, la quale creava la Repubblica socialista sovietica di Ucraina anche per rispondere alle pretese dell’intelligentsija di Kiev.
In realtà, venuta meno l’unità dell’URSS, che garantiva a sua volta l’unità dell’Ucraina, le vecchie fratture tra le varie regioni ucraine emergeva, venendo quindi inasprite dall’invadenza interventista delle succitate ONG, proprio perché ogni Stato sponsor delle cosiddette ONG pretendeva, tramite tale mezzo, imporre la propria influenza ed i propri interessi in ogni regione che reputava di sua spettanza (qui parliamo di Svezia, Polonia, Germania, Israele); oltre, ovviamente, all’onnipresenza delle ONG statunitensi, che bramavano a ridurre l’Ucraina a protettorato ‘portoricano’.
Le contraddizioni interne all’Ucraina, quindi, dato tale status, non potevano che esplodere con una crisi durata dieci anni, dal 2004 al 2014. Qui, si arriva al conflitto tra aspirazioni esasperate delle regioni ucraine più influenzate dalla NATO e dall’UE, e le regioni russe dell’Ucraina, le quali, oramai, spezzatosi l’arco costituzionale ucraino, preferiscono seguire l’esempio della Crimea e rientrare a pieno nell’ambito della sfera d’influenza di Mosca. Quindi non credo, per tale serie di ragioni, che l’Ucraina attuale avrà un futuro.
Effettivamente, chi segue la politica internazionale non faticherà a ricordare il clamoroso ribaltone delle elezioni presidenziali del 2004, quando con la “rivoluzione arancione” pilotata dalle Ong americane e sioniste venne imposto Yushenko al posto di Yanukovich, accusato di “brogli”. Lo stesso Yanukovich che stavolta è stato costretto ad andarsene dal golpe di Majdan.
Dicevi che l’Ucraina come attualmente la conosciamo non avrà futuro. Come vedi l’attuale “classe politica” che governa a Kiev? Si può dire che si tratta di marionette americane e sioniste come, del resto, era la Timoshenko? E cosa pensa la maggioranza del popolo ucraino di costoro? Pare di capire che il loro gradimento sia in caduta verticale, perché “si stava meglio quando si stava peggio”… Inoltre non sembra che gli ucraini muoiano dalla voglia di andare a sparare ai loro fratelli del Donbass. Circolano infatti diversi filmati nei quali si vede che i militari di Kiev inviati a reclutare nuove leve nelle province vengono presi a male parole dalle mogli di quelli che dovrebbero andare a morire per… Yatseniuk, Poroshenko, il Fondo Monetario Internazionale e le varie istituzioni globaliste che oltretutto stanno speculando sul debito ucraino declassando, con le loro “agenzie di rating”, un Paese sull’orlo della bancarotta.
Non esiste una classe dirigente in Ucraina, semplicemente non c’è mai stata, indice che l’Ucraina, in quanto entità indipendente, non esiste, non può esistere, perché non ha quegli aspetti culturali che glielo permetterebbero. Di conseguenza i golpisti di Kiev non hanno un programma, una politica, una prospettiva da attuare o perseguire. Esisteva una leadership quando aderiva all’URSS, dopo, con l’indipendenza, si è vista tutta la pochezza del sistema politico-imprenditoriale ucraino.
La popolazione cosa farà? Il fatto è che le popolazioni delle regioni occidentali e centrali sono oramai influenzate dalla propaganda e dalla macchina mediatica occidentali, dalle ONG atlantiste, e i partiti esistenti sono mere espressioni dei ministeri degli Esteri di Paesi come Svezia, Polonia, Germania, Israele, USA e Canada. Quindi difficilmente ci sarà una rivolta organizzata in quelle regioni. In compenso, senza i finanziamenti occidentali, l’apparato di dominio majdanista crollerebbe in ventiquattr’ore, ed è qui che si colloca la funzione del FMI e dell’UE, che è finanziare finché possibile il baraccone di Majdan rappattumato, che non ha capacità tecniche e ideologiche per riattivare lo Stato ucraino, e che al massimo eseguirà ottusamente le direttive degli organi finanziari e diplomatici occidentali. Basta vedere chi sono i governanti ucraini impostisi con il golpe della CIA di un anno fa: estremisti e xenofobi, elementi settari religiosi come il battista Turchinov o lo scientologo Jatsenjuk, squadristi e mercenari con turbe psichiche come Jarosh, Biletskij o Semenchenko, oppure oligarchi mafiosi come ad esempio Igor Kolomojskij o Julija Timoshenko, o il braccio destro di Timoshenko, un ex-premier dell’Ucraina, che oggi langue in un carcere degli USA condannato a trent’anni.
Una sfilza di casi umani coccolati ed elogiati dal circo mediatico-politico occidentale, in Italia soprattutto dal PD, e supportati dal blocco occidentale al solo scopo di perseguire la ‘visione’ di Brzezinski, il massimo ‘stratega’ di Washington, di staccare l’Ucraina dalla sfera d’influenza della Russia. Un’operazione impossibile, e che difatti sta fallendo con gravi costi per la popolazione ucraina, che ne soffrirà seriamente, soprattutto se resterà al di fuori della ricostruzione dello spazio ex-sovietico riattivato da Mosca.
Per portare l’Ucraina fuori dall’influenza della Russia, i mondialisti occidentali non stanno lesinando alcun mezzo, compreso quello militare, anche se i loro apparati mediatici affermano che è la Russia a volere la guerra. Siccome questi ultimi non sono affidabili, come possiamo sapere qualcosa di più credibile sull’andamento delle operazioni militari? Quale profilo terrà l’Italia in caso di peggioramento delle posizioni delle truppe di Kiev? E come andrà a finire, secondo te?
Per fortuna oggi esistono diversi mezzi per informarsi, innanzitutto internet, dove sono presenti diversi siti e blog d’informazione assai affidabili, sia governativi novorussi che di analisti e studiosi, russi, francesi, italiani ed anche statunitensi:
http://alawata-rebellion.blogspot.fr/; http://www.vineyardsaker.net/; http://english.pravda.ru/; http://http://novorus.info; http://02varvara.wordpress.com/; http://warindonbass.ru/; http://www.russiesujetgeopolitique.ru/; http://cassad.net/; http://fortruss.blogspot.it/; http://gaideclin.blogspot.fr/; http://infobeez.com/; http://novoross.info/; http://novorossia.su/; http://novorossia.today/; http://russeurope.hypotheses.org/; http://russia-insider.com/en; http://vineyardsaker.blogspot.it/; http://voicesevas.ru/index.php; http://www.sputniknews.com/; eccetera.
L’Italia è decisamente schierata con la giunta golpista di Kiev; l’attuale rappresentante PESC, (Politica Estera e di Sicurezza dell’Unione europea) Federica Mogherini, nominata a tale incarico dal premier Matteo Renzi, già nel febbraio 2014 visitò Kiev per esprimere sostegno ai golpisti di Majdan, che tra l’altro le dissero che stavano preparando la repressione violenta contro gli oppositori al golpe ed anche l’aggressione armata contro le repubbliche popolari che chiedevano l’autonomia dal governo illegittimo installatosi a Kiev con il golpe organizzato da CIA e Gladio. Inoltre, la nave-spia italiana Elettra venne inviata nel Mar Nero a sorvegliare le comunicazioni delle forze di difesa della Novorossija, e il governo attuale ha anche proposto l’invio di un contingente italiano per sostenere delle pretese del governo golpista ucraino sul Donbass. Quindi Roma seguirà i dettami di Washington nei confronti dell’Ucraina.
Non mi hai però detto come andrà a finire, secondo te. Per “fine”, intendo: l’Ucraina come miccia di una conflagrazione mondiale come prevedono i più catatsrofisti, oppure uno stillicidio di morti e distruzioni in una guerra a “bassa intensità” come le altre che, in tutto il “Vecchio mondo”, i mondialisti scatenano a ritmo sempre più serrato perseguendo la “geopolitica del caos”?
Non ci sarà nulla del genere, l’Ucraina è alle porte di Mosca, non di Washington, e Washington non scatenerà di certo, per uno Stato fallito come l’Ucraina di Majdan, una guerra termonucleare globale totale di cui vanno cianciano vecchi tromboni, profeti di apocalissi finali ogni sei mesi; no, il risultato vedrà la Federazione Russa recuperare il controllo sulle regioni russofone e industrializzate dell’Ucraina (di certo, l’UE distruggerà l’economia ucraina, e le aziende locali troveranno agibile il mercato russo e non quello europeo), mentre Bruxelles sarà azzoppata e gravata dal peso di dover mantenere lo Stato fallito ex-ucraino. Washington si volgerà ad altri lidi che trova ben più cruciali per i suoi interessi strategici, come Asia-Pacifico e Medio Oriente, avendo il vantaggio che l’Unione europea, occupata a riprendersi dall’attuale sua politica estera suicida, l’infastidirà assai meno sul piano della concorrenza finanziario-economica.
La guerra civile ucraina finirà con una netta sconfitta della NATO che, come i pavoni, fa la ruota esibendo un’esile brigata di fanteria meccanizzata statunitense che sfreccia, a bandiere spiegate, a 300 metri dal confine tra Estonia e Russia. Una gran consolazione per gli ‘strateghi del golpe di Kiev’. Oltre a spedire truppe e mezzi ad esercitarsi nel Baltico, la NATO istiga una micro-corsa agli armamenti nei Paesi del Baltico, ma ciò, combinato con l’entrata nell’eurozona, potrà solo danneggiare l’economia di tali Paesi.
Alla fine, tale spinta andrà in senso contrario alle intenzioni. In definitiva, la politica di Mosca ha tempi e ritmi dettati da interessi consolidati, e non ha necessità di passi immediati e azzardati. In Occidente invece, i governi non solo sono quasi totalmente sottoposti agli interessi d’Oltreatlantico, ma hanno tempi e ritmi dettati dalla macchina mediatica che non solo è infiltrata dalla CIA, ma che è anche più screditata e ridicolizzata che mai. Tutto ciò impedisce alle cosiddette leadership europee di distinguere i veri interessi dell’Europa, e di trovare il modo di raggiungerli al meglio.
(intervista a cura di Enrico Galoppini)
Dossier: “L’Islam e la guerra del califfo”
Si segnala che sull’ultimo numero di “Missioni Consolata” (gen.-feb. 2015) è stato pubblicato il dossier di Angela Lano, direttrice di “Infopal.it”, dal titolo Sventola bandiera nera, dedicato a “L’Islam e la guerra del califfo”:
http://sfogliabile.rivistamissioniconsolata.it/2015/MC_01_2015/index.html#34
Esso contiene numerosi approfondimenti concernenti il cosiddetto “Stato Islamico”, le varie correnti del “fondamentalismo islamico”, i cristiani del Vicino Oriente ed un glossario dei termini arabi.
A pag. 47 il dossier (pp. 35-50) contiene un’ampia citazione dell’articolo di Enrico Galoppini Da Bin Laden al “Califfo”: la guerra finale contro l’Islam (per colpire l’Eurasia).
Madonna: dal capitombolo alla frana totale
di Enrico Galoppini
Una cosa che qualcuno un giorno dovrebbe spiegare al riguardo certi “artisti” noti per il loro “anticonformismo” è questa: come mai, quando aprono bocca, lo fanno solo per proferire delle banalità arciconformiste?
Un esempio di questa tendenza è l’ultima dichiarazione di Louise Veronica Ciccone, alias “Madonna”, che ha paragonato la Francia attuale alla Germania nazista.
Che originalità! Che coraggio! Quale vertigine del pensiero!
La nota cantante pop, antesignana delle odierne Lady Gaga, Rihanna, Beyoncé nell’inscenare “provocazioni” oltre il limite del cattivo gusto, ha affidato le sue dichiarazioni all’emittente radiofonica “Europe 1”: “Questo livello di intolleranza è terrificante e non riguarda solo la Francia, è vero per l’Europa intera, ma in particolare in Francia (…) tutto ciò mi terrorizza”.
È davvero strano che chi si trova a proprio agio in “Israele”, dove la discriminazione a vantaggio degli ebrei (ed in particolare solo per certi ebrei) è stabilita per legge, trovi da eccepire sull’Europa. Un ‘colosseo’ senza porte dove praticamente chiunque entra e viene sistemato in qualche modo presentandosi come “profugo” o “rifugiato”.
A chi si riferisce dunque precisamente la signora Ciccone quando s’accalora per un’Europa che non è più “terra d’asilo”? Ovviamente agli “ebrei”, questa volta intesi come ente collettivo, utili cioè alla propaganda sionista che da sempre fa di tutto (anche allearsi coi peggiori “antisemiti”) per farli trasferire in Palestina.
Che poi gli ebrei europei se ne stiano bene dove sono, è tutto un altro paio di maniche, che non interessa affatto a questo motivo propagandistico, interessato solo a mostrare che “gli ebrei” stanno male dappertutto, tranne che in “terra d’Israele”.
Quanto al fatto di essere “terrorizzata”, se non gradisce mettere piede nella “Europa intera” noi di certo non ci stracceremo le vesti. Potrà tranquillamente continuare a rimpinguare i suoi conti in banca esibendosi nel resto del mondo, compresa quella Tel Aviv così “cool” che l’accoglie sempre in delirio.
Di più. Sarà bene che si ficchi in testa, lei e gli altri “divi di Stato” made in Usa, che se a noi stanno bene Putin o la Le Pen non è minimamente accettabile che arrivi qualcuno da fuori a farci la moralina, usando come paravento altisonanti quanto conformistiche parole d’ordine all’insegna della lotta al “razzismo” e alla “omofobia”.
E vergogna a quei “mezzi d’informazione” che, per il semplice fatto di fornire un palcoscenico a queste sparate, si dimostrano tanto poco “europei” quanto chi scrive è americano o israeliano.
Se a qualcuno piace, che questa signora continui per lui a cantare, a ballare e fare capitomboli, ma eviti di pronunciarsi su cose più importanti che non padroneggia né comprende bene, perché, in tal caso, la frana totale è assicurata.
Riecco il Jobs Act. Adesso è gara a chi le spara più grosse
di Michele Rallo
Renzi – oramai lo sanno anche i renziani – basa tutta la sua azione politica sul cosiddetto “effetto annunzio”. Una riunione del Consiglio dei Ministri, un bel Disegno di Legge (cioè una bozza, non una legge), una bella conferenza stampa (rigorosamente in maniche di camicia per far vedere che lui non tiene alle forme), e sùbito dopo una saccata di ospitate tv: prima c’è il Porta-a-Porta d’ordinanza, poi le “faccine” del Pomeriggio di Barbara D’Urso, Che-tempo-che-fa con Fazio e la Littizzetto, la Mezz’Ora dall’Annunziata, e altre minori; le uniche trasmissioni tralasciate – fino a questo momento – sono state il Grande Fratello e l’Isola dei Famosi.
È smargiassata, è presunzione, è voglia di comparire in tv, di pavoneggiarsi? Forse. Ma più probabilmente si tratta di una ben determinata strategia comunicativa, frutto di un preciso approccio scientifico. Ne trovo conferma in un pepato instant book appena uscito: “Il lato B di Matteo Renzi” di Enrica Perucchietti, per i tipi di Arianna Editrice. «Renzi – scrive la Perucchietti citando il blog di Giovanna Cosenza – non fa una sola promessa alla volta, ne fa due, tre, cinque, dieci, a raffica. In questo modo ottiene due effetti: da un lato conferma e rinforza l’immagine di velocità con cui è andato al governo; dall’altro è più facile che gli ascoltatori si confondano e dimentichino i dettagli di ciascuna promessa, inclusa la data di scadenza».
A proposito di promesse a raffica. Ad un anno esatto dall’insediamento del governo Renzi, Beppe Grillo elenca sul suo blog le principali fra le tante promesse del Vispo Tereso. Il leader pentastellato ne enumera 14. Di queste, 13 risultano totalmente disattese, ed una soltanto (quella degli 80 euro) parzialmente mantenuta; parzialmente, perché la promessa di estendere il beneficio ai lavoratori autonomi, ai pensionati e agli “incapienti” è andata a farsi benedire. Si dirà che quella – sia pur rabberciata – degli 80 euro non è poca cosa. Concordo: è un capolavoro di prestidigitazione. Ti do 80 euro in busta paga, e contemporaneamente te li sfilo dalle tasche senza che tu te ne accorga. Dove sta il trucco? Nel fatto che non è il prestigiatore a levarti il denaro di tasca, ma un altro soggetto: le Regioni, o più spesso i Comuni, cui il giocoliere ha tolto anche gli ultimi spiccioli, costringendoli così al borseggio per poter sopravvivere. E non solo. Ma nello strangolare gli Enti Locali (e nello spingerli al taccheggio) il “mago” è stato talmente bravo da ottenere l’approvazione dei destinatari finali della magagna: i contribuenti, distratti da un altro trucchetto da baraccone, quello della lotta ai privilegi dei politici locali. Come se disporre dell’indispensabile per far funzionare un Comune fosse un “privilegio” da sottrarre ad una “casta”; una casta – quella di Sindaci ed amministratori locali – che viene ormai utilizzata come parafulmine, su cui far convergere la rabbia di una popolazione ridotta alla fame. Sia come sia, bisogna riconoscere che il trucchetto degli 80 euro ha funzionato: è servito a far prendere al PD il 40,8% dei voti alle europee.
Adesso è in atto un’altra spregiudicata operazione di manipolazione mediatica, quella del Jobs Act. Una porcheria che serve a facilitare i licenziamenti ingiustificati (ingiustificati, si badi bene) e che viene gabellata come una misura salutare per l’economia, una riforma (altra parola-truffa utilizzata per nascondere un cambiamento in peggio) del mercato del lavoro che produrrà nuova occupazione. E – a questo punto – giù una gara a chi spara i numeri più grossi. Ne sono protagonisti, oltre al Piccolo Imbonitore Fiorentino, anche il ministro dell’Economia, Padoan, e quello del Lavoro, Poletti, supportati anche dai compagnoni dell’OCSE, quelli che teorizzano tormenti da Santa Inquisizione col sorriso sulle labbra. 50.000, no 100.000, no 200.000 nuovi posti di lavoro nel 2015; qualcuno ha sparato addirittura 900.000.
Fesserie a parte, devo dire che anche questo trucchetto – come quello degli 80 euro – è stato studiato con grande maestrìa, e funzionerà, anche se soltanto nel breve periodo. Il perché ce lo spiega Stefano Fassina, il guru della sinistra PD: «Il previsto aumento dei contratti a tempo indeterminato ci sarà non grazie alla cancellazione dell’articolo 18, bensì per effetto del taglio dei contributi per tre anni per i neoassunti nel 2015. Una misura che costa tantissimo e che, date le condizioni della nostra finanza pubblica, non sarà ripetibile». Nel 2015, quindi, l’occupazione aumenterà. Ma non certo perché il Jobs Act sarà riuscito ad “attrarre investimenti”; ma, molto più semplicemente, perché il temporaneo abbattimento dei contributi, spingerà le imprese ad assumere.
Non solo. Ma, se la congiuntura internazionale continuerà ad essere favorevole (per esempio, se il prezzo del petrolio continuerà a scendere per mettere in difficoltà Putin) ci potremmo addirittura trovare di fonte ad un aumento del PIL, che il Pifferaio dell’Arno potrà spacciare per un effetto delle sue miracolose “riforme”.
A proposito. Per comprendere esattamente quanto di negativo si nasconda dietro questa definizione, basti pensare che il braccio-di-ferro tra la Grecia e i suoi aguzzini che è in corso in questi giorni, verte proprio su questo argomento: la Banca Centrale Europea è disposta a dare altri quattro mesi di respiro all’economia ellenica soltanto a patto che Tsipras si impegni a fare “le riforme”, cioè a continuare a strangolare il suo popolo.
La differenza con la situazione italiana è evidente: noi abbiamo un Presidente del Consiglio che “le riforme” vuol farle da solo, senza nemmeno che i figli di troika ci ricattino. E noi abbiamo un popolo che crede ancora alle favole.
Fonte: “Social”, 27 feb. 2015 (ripubblicato col permesso dell’Autore)
I mirabolanti “reportage” da Teheran del giornalismo italiano
di Spectator
A volte ti fanno rimpiangere Oriana Fallaci. La “reporter”, s’intende.
Questo è l’ultimo “reportage da Teheran” pubblicato dall’Ansa: Dor-Dor, come conoscersi tra ragazzi a Teheran. Scambio bigliettini e numeri dall’auto per darsi appuntamento.
I soliti “giovani” che vogliono “divertirsi” e “conoscersi”. La solita “bella gente” che non vede l’ora di cavalcare la nuova Onda Verde…
E anche delle frecciate velenose quando l’inviata definisce “pretenziosi palazzoni” edifici in costruzione di dieci-quindici piani. Perché, il Torch Tower di Dubai – “torre residenziale” che, ironia della sorte, ha preso fuoco (!) – alto quasi 350 metri, non è un pochino “pretenzioso”!? Insomma, i grattacieli sono fantastici se si trovano negli Usa o negli Emirati, ma se in Iran costruiscono palazzi alti bisogna specificare il proprio disappunto con una “Ndr”.
Anche i “cocktail analcolici” vengono inframmezzati nel resoconto come per dire: “Poveracci, vorrebbero divertirsi davvero ma non possono”. E comunque si badi bene che la “Teheran bene” s’incontra in locali simili in tutto e per tutto ai… “fast food”. Quindi: “i giovani iraniani” vogliono l’America.
Peccato che ci sono quei rompiballe oscurantisti dei Pasdaran, della “buoncostume”…
Luciana Borsatti: annotiamoci questo nome perché ne risentiremo parlare.
Una rapida ricerca su internet dà subito dei risultati significativi che confermano il perché di questa predilezione per “il nuovo che avanza” in Medio Oriente.
Un libro sulla mitica “Piazza Tahrir”. La “speranza” fallita della “esportazione della democrazia” nel mondo arabo e l’attesa messianica della “seconda rivoluzione”, che finalmente, con le prossime piene del Nilo, porterà le agognate “libertà” e “democrazia”.
Vediamo chi sono i partecipanti ad una presentazione coordinata da “Corrente Rosa”.
Non manca nessuno: l’Ansa, Khaled Chaouki del Pd, l’American University al Cairo, lo IAI.
Lo stesso libro è presentato con il Cospe, una Ong “together for change“.
Anche l’Egitto doveva “cambiare”. Ma è cambiato un paio di volte in meno d’un anno.
La “deposizione di Morsi” per qualcuno (l’America) è stata una mezza débâcle. Per gli integralisti della “democrazia” e dei “diritti umani”, che non vedevano l’ora di vedere all’opera “l’Islam democratico”, una mezza delusione, per quello che poteva essere e non è stato, ma anche per l’epilogo, perché non è piaciuto molto veder deposto un “presidente eletto”. Ah, “l’esito delle urne”, “la volontà popolare”!
Al-Sisi poi, un “militare”, piace ancor meno perché bisogna essere “pacifisti”. E non sarà troppo “amico di Putin”? Non si smette così di sperare, ardentemente, nella “seconda rivoluzione”… che sia la volta buona?
Ma torniamo nella capitale iraniana: cosa interessa fondamentalmente all’inviata dell’Ansa? “Perdersi a Teheran”. E anche stavolta stilettate sulla “censura”, il “conformismo morale”, la “coercizione” della Repubblica Islamica. E una “folla di arricchiti senza scrupoli” che naturalmente nessuno ha mai visto nelle… Petromonarchie coi grattacieli più alti del mondo, le donne (le donneee!!!) che non guidano (altro che “bigliettini del Dor-Dor”) e gli immigrati trattati come schiavi.
Macché, nel Golfo va sempre tutto bene, mica come in Siria, dove anche le “soap opera” sono una “fabbrica del consenso per l’Assad riformista” (“riformista” in senso ironico, perché tutte queste “rosa-correnti” l’avrebbero visto volentieri fatto fuori, a favore dei Fratelli Musulmani o di qualche Baradei o “blogger” siriano).
Interessanti anche produzioni precedenti della medesima “reporter”, che riconducono alla successiva passione per le “Lolite di Teheran”. Si risale ad una ricerca su un caso, in Carnia, di donne “isterodemonopatiche”. Donne sull’orlo di una crisi di nervi, donne vittime della società, donne che col chador vorrebbero strozzare qualche mullah.
Ma forse una speranza c’è ancora, anche per le nuove aspiranti Botteri-Maggioni-Goracci: l’interesse per il Sufismo, come antidoto contro “l’estremismo islamico”. Se però tutto l’interesse per la “mistica islamica” si riduce alla “discesa in campo” di qualche “sufi”, allora non si siamo proprio. Questo sito ha già espresso la sua opinione al riguardo.
Non ci resta che piangere. O forse rassegnarsi a “fare Dor-Dor” tra i corridoi nell’Ansa, dove se gli ordini di scuderia sono quelli che commissionano simili “reportage” c’è da star certi che la “censura”, il “conformismo morale” e la “coercizione” regnino incontrastati. Ma niente numeri di telefono sui “bigliettini”: solo un accorato invito a trattare di cose un attimo più serie e con meno partigianeria.
Franco Cardini presenta “Istanbul. Seduttrice, conquistatrice, sovrana” (Padova, 19 mar. 2015)
Craxi e l’Olp: “La lotta armata dei palestinesi è legittima” (1985)
Immagini da “un altro mondo”. Scene da un’Italia che non esiste più. Un’Italia che ancora sapeva far valere il suo “interesse nazionale”.
Camera dei Deputati – IX legislatura. Comunicazioni del Governo in tema di politica estera. 6 novembre 1985. Si ascoltino bene le parole di Bettino Craxi sulla legittimità della lotta armata dei palestinesi. E si faccia caso a chi gli si rivolta ferocemente contro. Sono sempre loro, gli stessi, il “partito antinazionale”.
https://www.youtube.com/watch?v=8as9n_J-Pvo
Un “partito” incistato ovunque, in ogni ganglio, che rema sistematicamente contro e che dopo “Mani Pulite” e le “riforme” che ci tocca subire dagli anni Novanta ha preso praticamente il sopravvento su quei pochi che ancora antepongono la Nazione al servizio strisciante verso lo straniero occupante.
Chi manovra la manipolazione delle coscienze? A proposito di “guerra all’Islam”
di Enrico Galoppini
Per distogliere noi italiani dall’unico vero problema che – in quanto comunità – dovrebbe interessarci, ovvero l’assenza di qualsivoglia sovranità, chi ci comanda se ne inventa di tutti i colori per spaventarci, raggirarci e ridurci all’immobilismo.
A ondate periodiche – e per un periodo di tempo più o meno limitato – esiste sempre un qualche nuovo “grave problema” che deve occupare i nostri pensieri. Problemi fasulli, inventati di sana pianta, o ingigantiti, o sfruttati dopo aver contribuito a crearli. O un insieme di tutto questo.
L’ultimo di questi terribili pericoli sbattuti in tutte le case da quella macchina infernale d’imbonimento collettivo che sono le televisioni ed i giornali che escono in edicola è l’ISIS. Che ha preso il posto, nella mente dei tele-sudditi, della terrificante “al-Qa’ida”.
Il “pericolo-ISIS” è stato studiato bene, come ho già spiegato in un altro articolo.
Dovevamo infatti arrivare alla fase del “pericolo interno”, delle “quinte colonne” che vivono tra noi; e a quella dell’invasione, che è esattamente l’argomento dei video che ritraggono il “jihadista” di turno di stanza in Libia mentre punta dritto al Vaticano o al Colosseo.
E nel frattempo veniamo ‘intrattenuti’ con la “crisi”, lo spread, “la casta”, l’inchiesta “Roma capitale”, i tifosi del Feyenoord, il “Jobs Act”, i “femminicidi”, “l’emergenza sicurezza”, la Mafia, le “coppie di fatto”, “il crescente antisemitismo”, Tsipras, Pompei, Schettino, il trans con la barba eccetera. Una valanga inarrestabile di armi di dissuasione di massa, come le ha definite qualcuno, il cui unico e convergente scopo è quello di gettare una spessa cortina fumogena tra noi e quelli che ci comandano per davvero.
Chi ci comanda non sono dei vaghi “poteri forti”, come al massimo si spinge a dire qualcuno che ha una “posizione” quando vuole togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Questi “poteri forti”, quando sono tirati in ballo, non vengono mai nominati precisamente. Si resta anzi volutamente sul vago, alludendo a “segreti” e “complotti” alla portata di chi non concepisce l’essenza di un vero segreto né cosa si muova effettivamente ‘dietro le quinte’, così ciascuno capirà quello che vuol capire, in base alle informazioni di cui dispone, del suo acume e, soprattutto, a seconda di dove è disposto a spingersi per “vedere” oltre tutti questi diversivi e fumose definizioni.
Ci riferiamo, con questo, a che cosa si è disposti a mettere in discussione di quel rassicurante mondo di immagini mentali, concezioni, prese di posizione che configurano la nostra illusoria personalità, a formare la quale concorre anche la propria attività prevalente, che comporta inevitabilmente delle relazioni sociali che, per essere ben curate, non vanno “rovinate” con prese di posizione “fastidiose” e “scandalose”.
Non si creda però che la questione si limiti al solo fare “scandalo”. Perché anche convincersi intimamente di determinate verità piuttosto che altre non fa vivere bene in mezzo ad un ambiente intriso di discorsi che non si condividono affatto. Da qui la riluttanza, da parte dei più, a mettere in discussione i propri consolidati modi di vedere, perché ciò comporterebbe come minimo un grave scollamento tra quello che si pensa e quello che si dovrebbe dar mostra di pensare.
Non si vive bene fingendo dalla mattina alla sera di bersi le panzane che agli altri non destano il minimo dubbio. Né è il massimo della vita imbarcarsi in continue discussioni per “convincere” qualcun altro, anche perché non è questione di tirare gli altri da una “parte”, quanto esortarli a non accontentarsi delle verità preconfezionate di altri che sono pagati per pensare al posto tuo (gli “esperti” e gli “opinionisti”).
Solo che, in questo mondo moderno desacralizzato, il tanto elogiato “pensare con la propria testa” è stato interpretato nel modo sbagliato. La maggior parte della gente, spinta dallo “spirito dei tempi”, s’è così affrancata dalla religione, deridendo i dogmi e la paura dell’Inferno, per cadere dritta come un pesce nel retino di altri “dogmi” e di altre “paure”.
Un suicidio esistenziale, perché quei dogmi e quella paura che l’uomo moderno – questo “intelligentone” – sbeffeggia, traducono in linguaggio a noi confacentesi delle verità eterne. Abbandonando quelle per volgersi dalla parte dell’incessante fluire degli eventi, preferendo il tempo all’eternità, gli uomini sono passati a dare per buona ogni panzana che esce da strumenti, i media, sotto il controllo assoluto di potentati finanziari che non stanno lì per ‘spirito di servizio’.
Quanto alle paure, dall’unica che dovevano avere – e cioè fallire in questa vita lo scopo per cui si era stati messi al mondo, cioè ri-esistenziati – gli uomini moderni dell’epoca della “informazione globale” sono passati da uno spavento all’altro, a seconda dell’interesse degli stessi suddetti artisti della manipolazione e del raggiro.
Ma perché, ci si dovrebbe chiedere a questo punto, i media sono così impegnati nella manipolazione delle coscienze? Chi non vede oltre l’umano, sarà portato a spiegare tutto in termini di propaganda che tira l’acqua al mulino di qualche “interesse”, ma chi sa andare oltre non può accontentarsi di una ragione così superficiale che alla fine non fornisce alcuna spiegazione decisiva.
Individui senza alcuna empatia che impiegano i loro immensi patrimoni (conseguiti come?) per organizzare un apparato di sviamento e traviamento così metodico e martellante, non possono che obbedire ad una unica ed evidente filiera, o ‘catena di comando’.
Che di grado in grado conduce esattamente dove si può facilmente immaginare, sempre che non si considerino i dogmi e l’Inferno come delle “storielle per bambini” o per “creduloni” del passato.
Il marchio di fabbrica di questi media e dei poteri di cui sono espressione è chiarissimo. Chi è il più grande mentitore ed impostore?
Chi non sa vederlo o non vuole vederlo, peggio per lui. Significa che gli sta bene così: che gli sta bene sentirsi ‘lavorato’, raggirato e manipolato. So bene che la sua sensazione è quella di sentirsi “rassicurato”, perché in fondo se non ci fosse nulla di cui aver paura dovrebbe prendere in mano la sua situazione e scegliere finalmente cosa “fare da grande”. La pecora o il leone? Ma la sostanza del discorso è quella, cioè un sottile gusto nell’essere perennemente condotto per mano, fino al macello che aspetta tutte le pecore.
Una pecora che si sente perfettamente a suo agio, nel recinto, nella gabbia in cui i media l’hanno piazzato. Esattamente come quei malcapitati con la tuta arancione nelle gabbie dell’ISIS, che ci vengono sbattute davanti agli occhi mattina e sera per infonderci il terrore che anche ciascuno di noi potrebbe finire in quel mondo orrendo.
E allora all’armi! L’Occidente “cristiano” deve prendere le armi contro i “saraceni”, che puntano dritto al “cuore della Cristianità”! E chi se ne importa se il Colosseo, da che era sempre stato, per generazioni di studenti, il luogo delle stragi di cristiani sbranati dai leoni dei cattivi romani pagani, diventa anch’esso, un “simbolo cristiano”…
Ne sentiremo (e ne vedremo, il che è anche peggio) di tutti i colori. Altro che il nero dell’ISIS, che tra le altre cose, per associazione d’idee, deve evocare il mitico mostro del “Nazifascismo”.
A volte vale la pena di rammentare delle frasi fatte, perché non vengono mai meditate abbastanza: la gabbia peggiore è quella che non sai d’avere intorno. Questo dovrebbe essere l’orientamento di uomini che si ritengono i più “liberi” del mondo. Questa dovrebbe essere l’attitudine di chi vuole uscire dalla condizione di oggetto di questa manipolazione delle coscienze.
Ma la maggioranza vede la gabbia solo quando ci sono le sbarre di ferro. Perché, riferisce un altro celebre detto: non c’è peggior schiavo di chi si crede libero.
Forse, prima di farsi imbarcare in qualche “crociata per conto terzi” alimentata da fabbriche della manipolazione che estorcono il consenso con la frode e l’inganno, chi si ritiene “cristiano” dovrebbe riflettere su queste parole senza tempo tratte dal Vangelo: “Conoscerete la Verità, e la Verità vi farà liberi”.
O vogliamo credere che anche Gesù si sarebbe bevuto le invenzioni dei media occidentali ed avrebbe esortato alla guerra “contro l’Islam”? Che Gesù si sarebbe messo in testa l’elmetto sionista per tirarci dentro – come ha scritto Blondet – un’Europa ad immagine e somiglianza di Israele, che deve vedere in ogni immigrato musulmano un potenziale “terrorista”?
Con la Verità non si scherza. E se Gesù ha detto ai cristiani – ma in realtà a tutti gli uomini – che solo la Verità li renderà liberi, non si può far finta di nulla e credere ai filmati dell’ISIS e a tutto quello che una qualche “organizzazione indipendente” (buona questa!) scova negli anfratti di internet, magari dopo averlo finanziato e prodotto, per poi ostentarcelo come ‘verità rivelata’.
Sono due cose, due posizioni, due atteggiamenti che non possono stare insieme nella stessa persona. Quindi, cari cristiano-sionisti, teo-con, “crociati del terzo millennio” e altre caricature di Goffredo di Buglione, fatevi un esame di coscienza, ascoltate la voce della Verità che ciascuno di voi ha dentro di sé, e se proprio volete fare la guerra a qualcuno evitateci di trascinarci in quest’Armata Brancaleone contro un nemico creato a tavolino, e combattete piuttosto chi ha tutto l’interesse a crearci “problemi” di continuo, distogliendoci dalla Grande battaglia che gli uomini dovrebbero condurre per guadagnare l’unica autentica Libertà.
Si scoprirebbe, anche per questa via, che il tanto sbandierato jihâd, il supremo sforzo contro il proprio ego sulla via che conduce a Dio, lungi dall’essere l’indefinita serie di contenuti depistanti trasfusi in questa parola dagli uni e dagli altri (anche in conflitto apparente tra loro), è l’unica “guerra santa” (perché ha il consenso e la benedizione dall’Alto) nella quale dovrebbero competere tutti gli esseri umani, sia come individui che come nazioni.


