Gli italiani sono così innamorati della “democrazia”?

di Enrico Galoppini

vignetta-krancicCi si rifletta bene. Gli ultimi tre presidenti del Consiglio italiani sono tutti dei nominati. Nessuno di loro è il vincitore di “democratiche” consultazioni elettorali.

Ora, ci rammentano fin dall’asilo che il massimo esercizio di “democrazia” si svolge nel “segreto dell’urna”.

Ma l’ultimo capo di governo uscito dal voto popolare è stato Berlusconi.

Che non è mai stato accettato in quanto tale dall’elettorato avverso, tant’è che quando è stato costretto con le maniere spicce a dimettersi, quello stesso elettorato ha fatto festa, andando in brodo di giuggiole per “il professor” Monti.

Veramente strana questa gente “di sinistra”. Incomprensibile se non si tiene a mente che si tratta essenzialmente di giacobini. Per i quali la “democrazia” e le sue regole non valgono se queste vanno a loro svantaggio e producono effetti per essi sgraditi.

Così, quando a vincere sono esponenti “di destra” (semplifichiamo, perché Berlusconi ha tanto a che fare con la Destra quanto questa Sinistra ha a che fare con l’URSS o Cuba), quelli che dovrebbero, in base alla loro autorappresentazione di bravi e coerenti “democratici”, rispettare l’esito del voto, cominciano a stracciarsi le vesti ed imbastiscono per un quinquennio una lotta spietata senza esclusione di colpi, compresi quelli a mezzo magistratura.

Quando invece vince uno “di sinistra” danno per scontato che ha trionfato “la ggente”, “i lavoratori”, “il popolo”. Insomma, il meglio del meglio della nostra società, opposta agli infami ed eterni “fascisti”.

Ma se per togliersi dalle scatole l’odiato “tiranno” chi comanda per davvero ha imposto, in successione, tre presidenti del Consiglio nominati da ‘Re Giorgio’, tutto è normalissimo e ovviamente “democratico”.

Sia chiaro che non ce ne può fregare di meno, perché l’infatuazione per la “democrazia” così come il moralismo che essa genera non ci appartengono minimamente.

Ma questo significa comunque una cosa importante che, anziché scoraggiare, dovrebbe mettere il buonumore a chi giustamente non ne può più della “democrazia”, in tutte le salse.

Significa che la procedura della “democrazia” non è affatto entrata nel sentire comune e profondo delle persone. Vuol dire che se gli italiani non hanno trovato scandalosa, perché “antidemocratica”, l’imposizione di Monti, Letta e Renzi, ciò è perché se ne infischiano completamente del meccanismo attraverso cui si riproduce il “potere” (che poi in “democrazia” – che è un’oligarchia del denaro – i politici non contino nulla è un altro discorso, ma qui vale la percezione della massa, per la quale i politici contano eccome, altrimenti non le propinerebbero le fole sulla “casta”).

In altre parole, tutta quest’indifferenza per un governo guidato da un eletto o meno può anche essere vista come la predisposizione degli italiani ad accettare eventualmente anche un sistema che prescinde del tutto da partiti ed elezioni.

Questo ovviamente lo sanno bene anche e soprattutto quelli che hanno sospeso (momentaneamente?) la possibilità di votare. E su questo cercano di costruire un sistema ad esclusivo uso e consumo della speculazione finanziaria e dei traditori d’ogni specie.

Eppure non è mai detta l’ultima parola. Perché questa disaffezione, questa mancata introiezione del proceduralismo “democratico” da parte degli italiani può risolversi clamorosamente anche in un esito di segno opposto.

Si apre così uno spiraglio di luce. La speranza che, un giorno che si spera vicino, gli italiani sappiano riconoscere, stringendosi attorno a lui, un vero condottiero, il quale dovendo fare quel che dev’esser fatto non potrà certo appartenere all’attuale infida genia dei prodotti elettorali di marca “democratica”.

Nato: una bugia al giorno toglie la Russia di torno?

870px-Major_NATO_affiliations_in_Europe.svgSembrerebbe di sì. Perché non passa giorno che un rappresentante della Nato non invochi una qualche “minaccia” proveniente” dalla Russia.

Alcuni giorni fa, il “dramma” sfiorato delle collisioni con aerei svedesi. Una bugia colossale.

Oggi, “aerei russi” al confine con l’Ucraina. Macché, addirittura “ai confini della Nato“!!!

Se si pensa che l’Ucraina non fa parte della Nato, si ha la misura di quanto l’abitudine a mentire sia inveterata da parte di questa “Alleanza”, che a parole garantisce “la pace”, ma nei fatti costituisce da una parte uno strumento di offesa verso tutto ciò che non ingloba sotto il suo controllo, dall’altra uno dei principali vulnus portati alla nostra indipendenza e alla nostra sovranità.

“I musulmani in America prima di Colombo”: Erdogan è davvero matto?

the-piri-reis-map-of-world-in-1513Il presidente turco ha recentemente affermato che il continente americano venne scoperto da navigatori musulmani prima di Colombo, e tutti scoppiano a ridere dandogli del pazzo. Ovviamente stiamo parlando dei commentatori italiani, in maggioranza fermi alla storiella raccontata nelle scuole.

Eppure… esistono fior di studi che proverebbero tale verità storica, come questo, pubblicato in lingua spagnola, la cui autrice ha anche rilasciato quest’intervista.

Per tacere delle prove inconfutabili sulla presenza dei Vichinghi lungo le coste orientali del Nord America, di cui tutti, più o meno, han sentito parlare.

Sia come sia, però, un fatto innegabile è che quella terra è “l’America” così come noi la conosciamo solo a partire dalla “scoperta” di Cristoforo Colombo, la quale ha fornito l’occasione per la successiva colonizzazione da parte dei Puritani (strage dei nativi e successivo sviluppo della “Terra promessa” per il nuovo “Popolo eletto” quale laboratorio della Libertà e della Democrazia, da esportare in tutto il mondo a partire dal Faro di Civiltà).

La domanda capitale, comunque, non è “chi” ha scoperto l’America, bensì perché è stata “scoperta” solo nel 1492, visto che in certi esclusivi ambienti essa era da sempre stata nota. Il 1492, è bene ricordarlo, è anche l’anno della caduta dell’Emirato di Granada, alla quale fece seguito l’espulsione degli Ebrei dal suolo spagnolo.

Per capire i risvolti d’importanza capitale che esistono dietro “la scoperta dell’America” è perciò di fondamentale interesse il testo di Umberto Bartocci, America: una rotta templare – Sentieri segreti della storia (Un’ipotesi sul ruolo delle società segrete nelle origini della scienza moderna, dalla scoperta dell’America alla Rivoluzione copernicana). Testo che è possibile visionare qui.

Poi, chi vuole ridere rida pure…

 

 

 

Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta, La fabbrica della manipolazione. Come i poteri forti plasmano le nostre menti per renderci sudditi del Nuovo Ordine Mondiale, Arianna Editrice, Bologna 2014

di Enrico Galoppini

Fonte: “Eurasia-rivista.org“, 12 ottobre 2014

 

la_fabbrica_della_manipolazioneQual è La fabbrica della manipolazione di cui scrivono Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta nel loro ultimo libro pubblicato da Arianna Editrice?

Chi più, chi meno, tutti abbiamo sentore del fatto che è in opera, da parte di quelli che in copertina vengono definiti i “poteri forti”, un plagio globale che utilizza strumenti come i mass media e la cultura. Eppure relativamente pochi sono quelli che hanno compreso che l’obiettivo di una “manipolazione” che ha per oggetto le menti e i cuori è quello di “renderci sudditi del Nuovo Ordine Mondiale” (cito ancora dalla copertina).

Tuttavia, prima di entrare in alcuni dettagli, sarà bene puntualizzare queste due definizioni.

È difatti piuttosto in auge tirare in ballo i “poteri forti” ogniqualvolta un personaggio in vista viene fatto oggetto di virulenti attacchi (mediatici, giudiziari ecc.), fino a provocarne eventualmente la caduta in disgrazia. Ogni fazione agita questo spauracchio per difendere le proprie posizioni sotto attacco, ma alla fine nessuno – compresi quelli in vena di “rivelazioni” come l’ex ministro Tremonti – ha mai spiegato bene di che cosa si tratti. Probabilmente perché non se ne comprende la vera natura o semplicemente perché non si può parlare più di tanto (esiste per la verità anche la terza ipotesi: molti “rivelatori” non sarebbero altro che dei “guardiani della soglia” la cui funzione è quella di lasciar trapelare ciò di cui sono stati incaricati, persino a loro insaputa).

Anche sul “Nuovo Ordine Mondiale” è stata scritta e detta una montagna di cose, ma raramente si va al centro del problema, che non è semplicemente d’ordine politico, economico, sociale e culturale. O meglio, è tutto ciò assieme, ma in un amalgama che sfocia in quello che convenzionalmente viene definito l’ambito “spirituale”. Per questo non bastano a spiegare la questione gli oramai scontati riferimenti agli Illuminati di Baviera o a qualche altra, seppur potente, congrega. Anche i famigerati “Protocolli dei Savi Anziani di Sion”, se interpretati come la prova provata di un “complotto giudaico”, rappresentano una potente forma di depistaggio.

I “poteri forti” individuati da Perucchietti e Marletta non sono perciò quelli della finanza o dell’industria, della politica o della cultura, ma sono in un certo senso una sintesi di tutto questo, o per meglio dire sono degli ambienti, diretti da individualità “eccezionali” agli ordini di entità maligne, che agendo anche nei suddetti domini si prefiggono proprio obiettivi di carattere eminentemente “spirituale” (sebbene “a rovescio”).

Siamo di fronte, dunque, ad una manipolazione su ampia scala e nei più reconditi anfratti della psiche umana, finalizzata all’instaurazione di una parodia della Realizzazione, al livello dell’individuo, e dell’Impero, a quello delle comunità umane (qualcuno ricorderà come per alcuni anni sia circolata – anche in ambienti cosiddetti “antagonisti” – l’idea che l’America rappresenti l’ultima manifestazione dell’idea di Impero).

Alla luce di questo, è apprezzabile che gli autori citino in apertura René Guénon, ricordandone le riflessioni sulla diffusione degli “stati d’animo”. Tuttavia, i riferimenti al metafisico francese entrato in Islam (ma non “convertito” come s’intende correntemente) finiscono qua, anche se è intuibile una matrice culturale dei due autori che, sebbene non strettamente “tradizionalista”, tiene nel debito conto l’insostituibile bussola fornita sia dal Guénon che dagli altri esponenti della Tradizione Perenne.

Il libro che recensiamo, dunque, pur non avendo alcuna pretesa di sostituirsi a pietre miliari quali La crisi del mondo moderno e Il regno della quantità e i segni dei tempi dello stesso Guénon, nei quali è contenuto – con una facoltà di preveggenza sbalorditiva – tutto quel che poi s’è puntualmente verificato e si verificherà, rappresenta un’esauriente panoramica di tutti i vari fenomeni del disordine contemporaneo, in specie sul piano del mentale (e dello pseudo-spirituale, quindi), che minano l’integrità stessa dell’essere umano sottoponendolo alla peggiore di tutte le schiavitù.

Che non è ancora quella del “Nuovo Ordine Mondiale”, sebbene i suoi adepti siano effettivamente aberranti e ripugnanti, bensì quella del proprio ego, ovvero quel “satana interiore” che, una volta preso a propria guida ci conduce dritti verso il fallimento in questa vita e nell’altra.

Questo va chiarito anche in sede di recensione perché altrimenti potrebbe esistere il concreto rischio che un lettore di opere come questa, che hanno l’indubbio pregio di aprire gli occhi su una “cospirazione” di cui gli stessi autori non nascondono la radice satanica, vengano mal interpretate e addotte a pretesto per gettarsi in un pessimismo cosmico o in uno stato di agitazione mista a rabbia dovuto all’effettiva enormità delle questioni qui descritte, analizzate e ricondotte ad un’unica essenziale matrice.

Fatta questa necessaria premessa, veniamo ai contenuti del presente libro, che in buona sostanza – senza aver la pretesa di indicare una “via” – ha lo scopo di mettere in guardia dai numerosi inganni che la “civiltà moderna” sta sempre più rapidamente offrendo, e, in particolare, dai loro suadenti e pericolosissimi araldi, i quali sono abili nel presentarsi a masse disorientate (perché senza quei solidi strumenti che sono le religioni quando non diventano un’ideologia identitaria) come dispensatori di sempre nuovi ed accattivanti “paradisi”.

Ecco perché diverse pagine del libro sono dedicate alle droghe allucinogene, che hanno visto alcuni dei loro “profeti” (questi, ad onor del vero, in maggioranza ebrei, come altri esponenti di spicco della “controcultura”) andare a braccetto coi peggiori settori dei servizi segreti occidentali, in un coacervo di “esperienze” finalizzate al controllo mentale e allo sviluppo di certi “poteri della mente”.

In fondo, aggiungiamo noi, è l’intero mondo moderno, con l’illusione che sia l’unica e vera realtà, ad essere un’allucinazione, quindi non sorprende che in questo contesto abbiano avuto parte anche gli allucinogeni veri e propri, i quali hanno ispirato certa letteratura e, in seconda battuta, anche certo cinema (altra droga di massa, assieme ai videogiochi, ora che è in modalità tridimensionale) dai contenuti fantascientifici e preveggenti perché di fatto predittivi di ciò che bolliva in pentola.

La musica delle cosiddette “star” (che sempre più, da veri “divi di Stato”, ostentano il loro “impegno” politico e sociale) s’inscrive nel medesimo filone deviato e a sua volta deviante, mentre l’arte moderna (anch’essa sostenuta dai servizi segreti occidentali), coi suoi obbrobri non ha altro fine che destrutturare la naturale gerarchia interna degli esseri umani (pp. 131-134).

La televisione – lungi dall’essere superata – è poi il perno di tutto quest’apparato di manipolazione, tanto che secondo gli autori, i quali basano le loro affermazioni anche sulle ammissioni degli stessi manipolatori, essa è una droga a tutti gli effetti, con cui sperimentare nella mente dei tele-sudditi tecniche note in psichiatria che fanno uso di diabolici stratagemmi quali i messaggi subliminali e l’ipnosi.

Internet e l’utopia dell’interconnessione di tutto e tutti non fa che perfezionare il meccanismo, offrendo la possibilità di crearsi “nuovi mondi” e “seconde vite” apparecchiate per sfuggire dalla propria responsabilità e dall’accettazione della propria condizione, che da sempre è stata il prerequisito per ogni ulteriore progresso spirituale.

Nell’armamentario dei burattinai al servizio del maligno non mancano poi attrezzi sfoderati più di recente, come la “ideologia di genere” (cap. 3), di cui abbiamo già riferito nella recensione di un altro libro dei medesimi autori e che attraverso omosessualismo, denatalismo, abortismo ed altre delizie punta alla distruzione della famiglia in nome del “diritto di scelta”, della “tolleranza” e della “diversità”.

In definitiva, questa gigantesca opera di traviamento in cui ha la sua parte anche la scuola (cap. 5) con la sua “autorevolezza”, si esplica nell’imposizione, palese ed occulta, di “modelli” ai quali i “perfetti cittadini” sono tenuti a conformarsi. I paradigmi scolastici si radicano ancor più in profondità dei contenuti, ma gli uni e gli altri forgiano un “cittadino modello” che, per esempio, non sospetterà mai nulla al riguardo dell’inganno della Teoria evoluzionista e delle sue innumerevoli implicazioni sociali, economiche e politiche.

Quello che invece i mansueti abitanti del “mondo globale” non devono fare è evidente, se si pensa che uno degli obiettivi principali degli adepti della dissoluzione è la distruzione delle religioni. Un’impresa, questa, per la verità non troppo difficile a causa dell’inadeguatezza dei loro stessi rappresentanti ufficiali. Che dire, per esempio, di fronte a “cattolici da Onu” o Papi che auspicano un “Nuovo ordine mondiale” e che per stare “al passo coi tempi” giustificano ogni deviazione dalla Retta via impegnandosi sistematicamente nell’ingenerare dubbi e confusione tra i fedeli? Ma anche le altre religioni, sotto quest’aspetto, non stanno certo meglio, se solo si riflette sulla bancarotta dottrinale e morale (coi suoi risvolti geopolitici) di un certo “Islam ufficiale”. È quello che Perucchietti e Marletta indicano come lo “svuotamento dall’interno” delle religioni, preludio all’ottimistica “religione fai da te” (New Age).

Il “relativismo” religioso, e quindi etico, produce indifferentismo verso ciò che è vero e falso, verso il giusto e lo sbagliato. Tutto alla fine è giustificato, purché risponda alla massima satanista del “fai ciò che vuoi”.

Che poi si tratti di una falsificazione, perché ontologicamente falsa è la fonte del messaggio relativista, è un altro paio di maniche, ma chi ha sviluppato una certa profondità di visione non avrà difficoltà nel constatare che in questo sistema non è affatto vero che ciascuno può fare quello che vuole. Ma questo viene fatto credere incessantemente, se non esplicitamente, attraverso l’appropriazione intima di modelli e stili di vita, perché un essere umano che s’illude di essere completamente “libero” è praticamente il più manipolabile che esista. Difatti, qualsiasi “occidentale” soddisfatto d’esser tale ha l’assoluta certezza che in ogni tempo e in ogni luogo sono sempre stati meno “liberi” che adesso in Occidente.

Ecco uno degli “stati d’animo” di cui sopra, le cui implicazioni sono innumerevoli e descritte anche in questo libro: dalla “guerra al terrorismo” alla “islamofobia”, fino alla “esportazione della democrazia” in cui gran parte l’hanno enti che tra le loro priorità pongono, una volta messa a segno una “rivoluzione” in qualche parte del pianeta, la profonda e drastica ristrutturazione delle società e delle scale valoriali.

In questo quadro di sovversioni, la “crisi” giunge a fagiolo, anzi viene creata ad hoc come “stato d’animo” di un’epoca nella quale si devono far accettare dei rapidi e profondi cambiamenti altrimenti difficili da digerire.

Al termine dei quali, paventano gli Autori, si pone “l’agenda transumanista”, la quale è né più né meno che – in salsa ipertecnologica o biotecnologica – il sogno prometeico dell’uomo-dio. La digitalizzazione della vita dei moderni occidentali, oltre ad avere delle implicazioni radicali sul modo in cui essi percepiscono se stessi e il loro posto nel mondo, finisce per risolversi nel contrario di quello che sembra: l’autoannientamento volontario dell’individuo, come previsto dal romanzo distopico di George Orwell 1984.

Come in quell’incubo che va travasandosi nella realtà, i “poteri forti” non si stanno più accontentando di una passiva obbedienza, ma cercano in ogni modo di violare anche quell’ultimo Sancta Sanctorum che alberga nel cuore di ognuno.

Sotto quest’ultimo terrificante aspetto tutte le tradizioni regolari sono concordi nel riferire che non praevalebunt. Per questo, come scrivevamo all’inizio, un conto è essere informati e avvertiti dei pericoli che ci circondano e che tentano d’insinuarsi anche in ciò che abbiamo di più caro e prezioso, un altro è lasciarsi andare ad un senso d’impotenza paralizzante che, non va sottaciuto, è uno degli esiti desiderati da chi ha il compito per così dire ‘statutario’ di farci fallire in questa “prova” che è la vita, alimentando col nostro stesso fallimento le fiamme di quegli inferni dei quali – mentre credono agli Ufo e ad altre illusioni – i moderni si prendono sconsideratamente gioco.

Studenti??? Ma andate a… spaccare le pietre!

autista_picchiatoA Treviso è accaduto che un autista di un autobus urbano, dopo aver tentato di far scendere uno studente (o forse più d’uno) senza biglietto, è stato fatto oggetto di insulti, spintoni e addirittura pugni in faccia.

Guardare per credere: http://www.a3news.it/news/treviso/autista-picchiata-da-trenta-ragazzi-212.html

Tutto questo, oltre ad essere estremamente rivelatore del degrado in cui versa l’Italia, dovrebbe indurci alla seguente riflessione: non sarebbe meglio che questi “studenti” impiegassero le loro energie e la loro esuberanza in attività più consone al loro grado di civiltà?

Intendiamo dire che per tangheri di questa pasta l’unica occupazione degna non è quella di scaldare il banco, ma quella di spaccare pietre o cavare carbone in miniera, nell’ambito di un progetto rieducativo che, ne siamo certi, darebbe senz’altro i suoi frutti risolvendo d’un colpo il problema di certa gioventù strafottente e senza un briciolo di educazione.

From Bin Laden to the Caliph: the final war against Islam (to knock out Eurasia)

by Enrico Galoppini

Iraq_ISISThe final stage of the West’s war against Islam seems to have finally started. Particularly since this one revolves around a “Medieval” and terrifying “Caliphate”.

One did not need to be clairvoyant to predict that sooner or later we would arrive at such a place. It is enough to read a collection of pre 2008 articles that I’ve entitled Islamophobia: Authors, tactics and final objectives [1]. The final chapter which summarized the issue (Islam as a “problem” and Atlantic geopolitical strategies: A necessary relationship, revised and updated for the courses of the Master Mattei, University of Teramo, titled: “The Great Middle East” and The Anti-Islamic Moment of the “Clash of Civilizations”), still holds up well to the challenge of the time, because, as the title states, “fear of Islam” is the foundation of Atlantic geopolitical strategies in the Mediterranean and Eurasia [2].

Since the “Caliphate” was proclaimed in eastern Syria and north-central Iraq [3], Islamophobia has made a vigorous come back to the homes of Westerners who are flooded with sensational and alarming messages which cause much confusion and overdose even amongst Muslims themselves.

But before that, there was the so-called “Arab Spring” with its main objective of elimination of “moderate Arab regimes” whom the West officially sustained for years against the “extremists” (and who were on good terms – perhaps too good for our “allies” – with Italy of the First and also the Second Republic).

But everything started with what I defined in the book “The Big bang of the 21st century century”, which is that the terrorist’s action on the American territory added to the evanescent al-Qaeda.

We remember well how in the days following September 11, 2001 one of the main topics of Western propaganda, aimed at spreading contempt and distrust towards Islam, was the request made to virtually every Muslim to dissociate themselves from “terrorism” according to the absurd postulate that “not all Muslims are terrorists, but all terrorists are Muslims”, repeated incessantly by the “manufacturers of consent”.

The media, however, showed a way out: affiliation with the so-called “moderate Islam”, which actually was (and is) an amalgam of affiliating with Islam and accepting all anti-traditional cornerstones of “modern thought” (in addition to the adoption of an equidistant position in the “Israeli-Palestinian conflict”).

To safeguard us against the ravenous hordes of Islam, ruthless and guerrilla in character, there still existed those “moderate Arab regimes” which, in 2011 and after Obama’s famous speech in Cairo (June 2009, in which he cleverly “offered his hand to Islam”) were becoming upset with the so-called “Arab Spring”, elsewhere known as the “colour revolutions”. When the bribery of local officials (mostly drawn from the ranks of so-called “political Islam”, preceded by sincere but naive “liberals” plus the usual mob) did not prove sufficient, the West intervened with the classic apparatus of gunboats and bombers (v. the Libyan case).

In summary, the first phase of Islamophobia – dominated by Osama bin Laden, his deputy al-Zawahiri and other lieutenants (like al-Zarqawi), with all the attributes of “terrorist attacks” (London, Madrid etc.) and the chopped off heads, which were counterbalanced by the shoots by the cowboy Bush, the orange suits of Guantanamo and the “torture” at Abu Ghraib – was followed by the “phase of Hope”, along with Western audience deluded about the magnificent and progressive germs which would have aspired the Arab and Islamic masses desiring “democracy”. An “Islamic democracy” under the banner of the Muslim Brotherhood and the various acronyms related to them that have come into force here and there.

The apex of this second phase, in which even the worst cutthroats became heralds of freedom, coincided with the first part of the so-called “Syrian revolt”, which despite being inscribed in the “Arab Spring” has brought up to the inevitable prominence – given the location of Syria – the strategic significance of an operation aimed at the overthrow of the Damascus regime. Which, we must remember, short time before was even considered by some Western partners, albeit with some reservations (I think Italy), as a guarantor of “stability” in the Mediterranean and beyond.

At some point, however, with the overthrow of Egyptian President drawn from the ranks of the Muslim Brotherhood, Muhammad Morsi (operated perhaps with the Russian support?) [4], something in the subversive mechanism started by the West has run jammed. The “Syrian Revolt” has entered into crisis, as well as there has cracked the mechanism of the unilateral Western propaganda, although, to be honest, the discordant voices referred mainly to the mainstream focused on the “massacre of Christians” by Islamic fanatic “jihadist” formations; which prefigured the bend to “New Crusade” that has finally manifested itself through the emergence of this unique “Caliphate”.

But at last the classic omelet was made: with Libya reduced to the fundamentalist bands and huge oil fields of Syria and Iraq in the hands of the followers of the “Caliph” [5], the most terrifying face of Islam can finally enter the homes of Italians and other subjects of the West.

This is the phase number three of the project which aims to destabilize permanently all the Mediterranean and the Near East, with not too remote possibility for us to become involved militarily in a war which is not ours and that we have not longed for at all, for the simple fact that for Italy the Mediterranean and the Near East before 1991 (operation Desert Storm) were good as they were, except Israel, which in fact had always frowned upon those statesmen who have been eliminated later on – starting from the following year – with the media-judicial operation “Clean Hands”.

From the propaganda point of view, the Islamophobic terror, which this new phase is able to arouse in the minds of naive people manipulated and conquered by the “Western values”, is certainly more elevated than that of the first phase when Bin Laden and his associates were ‘a great screen presence’.

In the end, the “Sheikh of terror” and his organization have attacked only America. Yes, we had to be solidly “all Americans”, but still we did not feel fully embarked in the enterprise, and in fact we always kept a foot in both camps (see the Franco-German position in 2003, when the English America invaded Iraq). And who said that the “massacre of Nasiriya” (November 12, 2003) [6] was due to the “Islamic partisans” and not to some of our indescribable “ally”?
Currently there are no more excuses to escape and to pretend to be “smart”. They make us understand it ever more insistently. Not surprising, therefore, that from the mouth of the Italian ministers are coming outstatements about the possibilities of one of our largest and most ‘active’ involvement in the operations in Iraq aimed at curbing a danger that in unison goes defined as not only regional but “to the whole world”…

The dreadful “Caliphate”, with its allies positioned on the Libyan coast, new Saracens, is there to astonish us with its “Medievalism”, so if you want to save the “modernity” with all its “values” you can no longer escape the call to arms of the West led by Anglo-Zionists!

Droves of “migrants” among which the “terrorists” could hide,stud our defenseless coasts, while among the children of the so-called “second generation” the call to the “holy war” becomes popular. Somewhere, in the Near East, there is a “Caliph” who longs to conquer Rome, while “Christians” and minorities suffer massacres, and it does not matter to the propaganda purposes whether the Muslims with the views other than the Isis are suffering the same treatment. This is what oozes from newspapers and TV news, that in two minutes blend everything into a terrifying cocktail after which the unlucky and unprepared viewer can only wish for a shower of atomic bombs on the entire Middle East.

Finally, having entered the third stage, that of “the total war” to Islam, the concomitant “Ukrainian crisis” also makes it clear even to the imbeciles the link between the September 11, Islamophobia and the attack to Eurasia. While Western propaganda – without already even a crimp by his “friend” Berlusconi – depicts Putin as a bloodthirsty and irresponsible madman, so we must fear that the stupid and unjustifiable “sanctions” against Moscow will pair with an armed intervention of the usually unlikely “little Italy” in the Islamic East?

FOOTNOTES

[1] Edizioni all’Insegna del Veltro, Parma 2008 (in this page there are some informations about the book: http://www.insegnadelveltro.it/catalogo/metropoli/galoppini_islamofobia.htm).
[2] http://www.cese-m.eu/cesem/2014/08/il-grande-medio-oriente-e-il-momento-anti-islamico-dello-scontro-di-civilta-il-caso-italiano/
[3] About the theory of the Caliphate I’ve written in “Eurasia” 4/2007, pp. 35-44, Considerazioni sull’istituto del Califfato e la “Giustizia” nell’Islam.
[4] M. Bassiouni, Sisi’s visit to Russia is message to the West, “Al Monitor. The pulse of the Middle East”, 13 August 2014 (http://www.al-monitor.com/pulse/tr/politics/2014/08/russia-egypt-relations.html).
[5] Maurizio Blondet logically asks himself, resuming the Iraqi ex-prime minister al-Ja‘fari, how a structure unanimously branded with the mark of “terrorism” can sell oil that it unexpectedly controls, obtaining three million dollars a day. Cfr. Il Califfo: un altro pretesto per “vendere” l’attacco contro la Siria, “Effedieffe.com”, 26 August 2014: http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=305228&Itemid=135).
[6] http://en.wikipedia.org/wiki/2003_Nasiriyah_bombing

Ma quale “marcia su Roma”!?

IRAQ: VIDEO CALIFFO 'PROVA DI FORZA' DELL'ISIS, DOMINA SCENAMa chi pensano di abbindolare ancora con la storiella dell’Antifascismo? Evidentemente molti, se anche il famigerato “califfo”, da alcuni rinominato “calippo”, e dato per morto già più d’una volta, avrebbe in programma niente meno che una “Marcia su Roma” per conquistare l’Urbe!

Le bandiere e le camicie nere ci sono già. Ma è stato decretato che il classico manganello verrà sostituito con dei più pratici ed affilatissimi coltelli da cucina: rimpiangeremo i tempi in cui ce la si cavava con qualche livido!

Quanto all’olio di ricino, il Gran Visir del Califfo ha fatto sapere che questa riedizione della storica passeggiata sulle vie della Capitale prevederà esclusivamente la somministrazione di tè alla menta, e al massimo, per i più assetati a causa del notevole sforzo, di un bicchiere di carcadè.

Il bunker: la follia di gente che non si “affida”

di Enrico Galoppini

bunker_lussoScoppia la bunker-mania? Sembrerebbe di sì, stando a questo “speciale” dell’Ansa.

Un bunker alla portata di tutti, chiavi in mano, per scampare da flagelli quali olocausti nucleari, pandemie e tutti gli altri incubi diffusi a profusione dai “media” tra un pubblico sempre più impaurito e disorientato.

Ognuno, di fronte alla mal parata, cerca di salvare la pelle, sua e dei suoi cari, alla faccia di tutti gli altri che non avranno avuto i soldi o lo spazio per costruirsi il rifugio; o che – secondo il modo di vedere dei più “previdenti” – si saranno fatti cogliere alla sprovvista dal flagello apocalittico prossimo venturo.

Questo modo di affrontare gli imprevisti più tragici ed estremi è tipicamente moderno ed “americano”. In America (e non solo) esiste infatti tutta un’umanità che non solo s’è dotata di bunker a prova di atomica, ma ha costruito attorno a sé tutto un sistema di autosufficienza svliuppato paranoicamente fin nei più minimi dettagli. C’è addirittura chi, accanto a casa sua, ha organizzato, oltre al classico orto, un laghetto per la pesca sportiva, per essere completamente autonomo e non farsi mancare nulla mentre “là fuori” crepano di fame. Per non parlare di chi già vive trincerato tra sistemi d’arma automatici con puntatori laser e mitragliette disseminati attorno alla sua proprietà.

Non c’è che dire, è proprio il caso di esclamare: welcome!

Poi c’è la questione delle scorte alimentari, dei medicinali ecc., che vanno ovviamente rinnovate periodicamente, rappresentando tutto ciò un vero e proprio lavoro che assorbe inutilmente tempo e risorse. Tra le cose più comiche di questi moderni ‘apocalittici’ ci sono le quantità inverosimili di pacchi di carta igienica, al che le battute al riguardo si possono naturalmente sprecare…

Ma su tutto ciò grava una ben più seria e dirimente questione: si sono mai posti, questi specialisti della fuga e dell’egoismo, che alla fine, se davvero deve arrivare un’apocalisse divina, ognuno si salverà esclusivamente in base al volere di Chi l’avrà mandata su questa terra?

Non hanno mai notato che anche in mezzo ad un’esplosione atomica o ad uno tsunami c’è sempre qualche edificio che resta misteriosamente in piedi?

E non si sono mai interrogati sul fatto che, piuttosto che salvare la pelle a tutti i costi qui, in questo mondo, varrebbe la pena di vivere il tempo che ci è dato, avendo fiducia in Chi ce l’ha dato, per farsi trovare pronti per una ben più stabile e duratura Salvezza?

 

 

Enrica Perucchietti, Gianluca Marletta, Unisex. La creazione dell’uomo “senza identità”, Arianna Editrice, Bologna 2014

di Enrico Galoppini

Fonte: “Eurasia-rivista.org“, 29 agosto 2014

 

unisexScopo del presente libro è quello di avvertire il lettore del pericolo che incombe su tutti coloro che sono sottoposti alla propaganda, palese ed occulta, della cosiddetta “ideologia di genere”.

Tale ideologia, di cui ci siamo già occupati sul fascicolo 2/2014 di questa stessa rivista dedicato a “La seconda Guerra fredda”, sotto il manto rassicurante del “rispetto” e della “libertà” mira a La creazione dell’uomo “senza identità”, come recita il sottotitolo di Unisex, di Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta (Arianna Edizioni, Bologna 2014).

I lettori di una rivista di geopolitica, e a maggior ragione gli addetti ai lavori, non devono sottovalutare il peso del fattore ideologico nella competizione tra grandi potenze. Se infatti è chiaro a chiunque il ruolo svolto dalle ideologie otto-novecentesche come strumento per rinforzare il consenso interno e cooptare simpatie presso società nemiche da indebolire e sovvertire, forse non è altrettanto evidente come l’ideologia “gender” si situi in un consolidato e nutrito filone, pur tuttavia con delle sue peculiarità in linea con lo “spirito dei tempi”.

Essa non si limita per l’appunto a fornire una mera arma propagandistica, ma viene utilizzata in maniera martellante contro le stesse popolazioni da cui sono emersi i teorici di questa visione del mondo a rovescio, e successivamente contro quelle conquistate, per uno scopo mai dichiarato prima con siffatta spregiudicatezza: la manipolazione dell’uomo ad un punto tale da mandarlo in confusione persino sul piano delle sue basi biologiche.

Come tutte le astruserie non basate sulla realtà immodificabile della Natura, si è di fronte – come riconoscono gli stessi autori – ad un tassello importante verso il tentativo di edificare la “Grande utopia”, cioè il cosiddetto “Nuovo Ordine Mondiale”. Che di per sé non si significherebbe molto, senonché, alla luce della teoria e della prassi degli “ideologi del genere”, si può affermare con cognizione di causa che l’obiettivo principe di tale “ordine” è “l’uomo nuovo”, completamente a-morfo (cap. 1).

Si potrebbe a ragione individuare nel “rivoluzionarismo”, nel desiderio di sovvertire l’ordine naturale delle cose, l’humus da cui trae origine questa propaganda che inonda in prima istanza le popolazioni occidentali con i “diritti dei gay”, il “pansessualismo” ed altre assurdità che in epoche normali non sarebbero mai uscite dal recinto di chi era dedito al vizio e alla perdizione.

Ma quelle erano epoche nelle quali la religione non era uno strumento consolatorio ad uso e consumo della gestione di “crisi umanitarie”. Il che spiega l’odio esplicito dei teorici “gender” verso tutte le “false religioni” e l’impegno profuso nella diffusione di un clima atto a far recepire una “Nuova Era” (della “tolleranza”, dell’amore universale” ecc.).

Partendo da quest’assunto (senza peraltro approfondire la portata distruttiva dell’odio antireligioso insito nella “ideologia di genere”), gli autori – che per onestà intellettuale si premurano d’informare che essi non ce l’hanno con gli omosessuali, limitandosi invece a studiare il pensiero e l’azione degli “omosessualisti”, ovvero degli omosessuali militanti – proseguono la loro disamina con una breve storia di questa corrente di pensiero (cap. 2), le cui radici non vanno disgiunte da quelle che hanno prodotto, tra le altre, la mala pianta della “droga libera”.

In prima fila, a sovvenzionare “scienziati” e “centri studi” (ci occuperemo in seguito dell’Istituto Tavistock, oggetto di uno studio di Daniel Estulin tradotto sempre per Arianna Editrice), troviamo i veri potenti del capitalismo occidentale, organizzati in “fondazioni” che, assieme all’Onu, svolgono un ruolo capillare nella persuasione delle masse, progressivamente conquistate – quando non sono sorrette da una visione del mondo saldamente tradizionale – a questo nuovo paradigma che mette in discussione le basi stesse dell’essere umano, della famiglia e della comunità.

Ideologia “gender” ed omosessualismo (cap. 3) sono strettamente correlati, ed è interessante notare come una certa “antipsichiatria” (per altri versi giusta e sacrosanta tanto è misera la concezione dell’uomo dei moderni “strizzacervelli”) abbia avuto in vista lo sdoganamento dell’omosessualità quale “orientamento sessuale” al pari di quello cosiddetto “etero”.

Una volta fatto accettare un disturbo come normale, attraverso tre momenti distinti ma sovrapponibili (“desensibilizzazione” fino all’assuefazione del pubblico; “bloccaggio”: attribuzione d’ogni difetto e nefandezza a chi, fermo su valori tradizionali, non accetta l’ideologia “gender”; “conversione” e conquista finale delle anime), si giunge – come sottolineano quasi ironicamente gli autori (cap. 3) – ad una situazione rovesciata rispetto alla precedente: per l’“omofobo” dovrebbero così spalancarsi le porte delle galere e, perché no, dei manicomi, qualora venissero riaperti. Per ora basti la “morte civile”, al pari del “razzista” o dell’“antisemita”.

L’interesse per il lettore di “Eurasia” di un libro come questo sta in ciò: che ogni competitore dell’Occidente è passibile dell’accusa di “omofobia”, col che si spiegano le campagne incessanti contro la Russia e Putin, marchiati col bollo dell’infamia da alcune lobby adeguatamente sostenute da chi detiene il controllo della finanza e di un’economia sempre più monopolizzata (tanto per stare in tema di “artificiosità”, si tratta degli stessi ambienti che premono per far adottare a tutto il mondo gli alimenti geneticamente modificati).

Il sospetto – più che fondato – espresso da Perucchietti e Marletta – è tuttavia che gli omosessualisti vengano per così dire usati, esattamente – aggiungiamo noi – come “gli ebrei” da parte degli anglo-sionisti, per giungere ad un punto in cui – mentre saranno liberalizzate (in attesa che cambi la morale diffusa) altre perversioni come la pedofilia o la zoofilia – l’essere umano vorrà trascendere se stesso in una parodia dell’autentica ascesi che va sotto il nome di “transumanesimo” (cap. 6).

Per questo gli autori mettono in guardia da un “illuministico” e “positivistico disincanto” da cui nascerebbe tutto ciò, che al contrario avrebbe un’essenziale connotazione “mistica” ed “esoterica”. La liberazione dalla natura e dalle “catene biologiche” non poteva che essere postulata e perseguita da uno “pseudoesoterismo” che per adesso si avvale del contributo di “scienziati” e dispensatori di salute e felicità in camice bianco, i quali insinuano l’idea che – alla luce delle “nuove tecniche di riproduzione” – la riproduzione stessa e l’atto sessuale vadano oramai separati.

Ciò sarebbe senz’altro il trionfo del pansessualismo e di Gaia (da cui, per inciso, “gay”, in quanto “l’amore omosessuale” sarebbe l’unico veramente “libero” e “gioioso”…).

Ecco perché in quest’inquietante congrega di ‘alchimisti’, tra cantanti e attori, scrittori e “intellettuali” (cap. 4), non potevano mancare coloro che – forti dell’usbergo fornitogli dal paravento di “autorevoli istituzioni internazionali” – predicano la “decrescita” ed una drastica riduzione delle nascite.

Può essere quindi definito un caso il fatto che la “crisi” in cui le nazioni occidentali si dibattono da anni, a parte le oggettive difficoltà materiali, va traducendosi in disorientamento (anche sessuale) ed ostacoli d’ogni tipo posti alla formazione di famiglie normali?

Da Bin Laden al Califfo: la guerra finale contro l’Islam (per colpire l’Eurasia)

di Enrico Galoppini

Fonte: “Eurasia-rivista.org“, 30 agosto 2014

Iraq_ISISLa fase finale della guerra dell’Occidente contro l’Islam è finalmente cominciata. Tanto più che quest’ultimo s’è dotato d’un ‘medievale’ e terrificante “Califfato”.

Non bisognava disporre di particolari doti profetiche per prevedere che prima o poi saremmo arrivati a tanto. Basta leggersi una raccolta di articoli pubblicati prima del 2008 che ho intitolato Islamofobia. Attori, tattiche, finalità. Il capitolo finale, che riassumeva i termini della questione (Islam come “problema” e strategie geopolitiche atlantiche: un rapporto necessario, rivisto ed aggiornato per i corsi del Master Mattei dell’Università di Teramo col titolo Il “Grande Medio Oriente” e il momento anti-islamico dello “scontro di civiltà”), regge ancora bene alla sfida del tempo, perché, come recita appunto il titolo, la “paura dell’Islam” è da mettere in stretta relazione con le strategie geopolitiche atlantiche nel Mediterraneo e in Eurasia.

Da quando è stato proclamato un improbabile califfato a cavallo della Siria orientale e dell’Iraq centro-settentrionale[1], l’Islam è tornato prepotentemente nelle case degli occidentali, sottoposti a dosi da cavallo di messaggi sensazionalistici ed allarmistici capaci di provocare sconcerto e preoccupazione persino tra gli stessi musulmani.

Ma prima di giungere a tanto, serviva la cosiddetta “Primavera Araba”, il cui obiettivo principale è stato l’eliminazione dei “regimi arabi moderati” che almeno ufficialmente l’Occidente sosteneva da anni contro gli “estremisti” (e che erano in buoni rapporti – forse troppo buoni per i nostri “alleati” – con l’Italia della Prima ma anche della Seconda Repubblica).

Tutto però è cominciato con quello che definivo nel suddetto libro il “Big bang del XXI secolo”, ovvero l’azione “terroristica” in territorio americano attribuita alla fantomatica al-Qâ‘ida.

Ricordiamo bene come nei giorni che seguirono l’11 settembre 2001 uno degli argomenti principali della propaganda occidentale tesa a diffondere disprezzo e diffidenza verso l’Islam fosse la richiesta, fatta praticamente a ciascun musulmano, di dissociarsi dal “terrorismo”, secondo un assurdo postulato in base al quale “non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani”, ripetuto incessantemente dalla “fabbrica del consenso”.

C’era tuttavia una via d’uscita dalla gogna mediatica: l’adesione al cosiddetto “Islam moderato”, che in pratica consisteva (e consiste) in un’adesione formale alla religione islamica accettando però tutti i capisaldi antitradizionali del “pensiero moderno” (oltre all’adozione di una posizione “equidistante” nel cosiddetto “conflitto israelo-palestinese”…).

A garantirci dall’orda famelica dell’Islam guerrigliero e spietato sussistevano comunque i “regimi arabi moderati”. I quali, dal 2011, dopo il celebre discorso di Obama al Cairo (giugno 2009) nel quale, astutamente, “tendeva la mano all’Islam”, sono stati rovesciati con le note tecniche di sovversione dall’interno denominate “Primavera araba”, altrove note come “rivoluzioni colorate”. Quando non bastava l’azione di prezzolati del posto, perlopiù tratti dai ranghi del cosiddetto “Islam politico” preceduti da sinceri ma sprovveduti “liberali” (oltre alla solita teppaglia che si trova sempre), l’Occidente interveniva col classico apparato di cannoniere e bombardieri (v. il caso libico).

Ricapitolando, ad una prima fase islamofobica dominata dalla figura di Osama bin Laden, del suo vice al-Zawahiri e degli altri luogotenenti (tipo al-Zarqawi), con tutto il corredo di “attentati terroristici” (Londra, Madrid ecc.) e teste mozzate cui facevano da contraltare le sparate da cowboy di Bush, le tute arancioni di Guantanamo e le “torture” di Abu Ghraib, ha fatto seguito la “fase della speranza”, col pubblico occidentale illuso sulle magnifiche sorti e progressive alle quali avrebbero aspirato le masse arabe e islamiche desideranti la “democrazia”. Una “democrazia islamica” sotto l’insegna dei Fratelli Musulmani e delle varie sigle ad essi riconducibili che qua e là hanno preso il potere.

L’apice di questa seconda fase nella quale anche i peggiori tagliagole diventavano araldi della libertà ha coinciso con la prima parte della cosiddetta “rivolta siriana”, che pur inscrivendosi nella “Primavera araba” ha posto in inevitabile risalto – data la posizione strategica della Siria – la portata strategica di un’operazione mirata al rovesciamento del regime di Damasco. Il quale, è bene ricordarlo, poco tempo prima era ancora considerato da alcuni partner occidentali, pur con qualche riserva (penso all’Italia), come un garante della “stabilità” nel Mediterraneo ed oltre.

Ad un certo punto, però, col rovesciamento del presidente egiziano tratto dai ranghi della Fratellanza musulmana, Muhammad Morsi (operato forse col sostegno russo?)[2], qualcosa nel dispositivo sovversivo innescato dagli occidentali s’è inceppato. La “rivolta siriana” è entrata in crisi, così come s’è incrinato il meccanismo sin lì tetragono della propaganda unilaterale occidentalista, anche se, a dire il vero, le voci discordanti rispetto al mainstream vertevano soprattutto sul “massacro dei cristiani” da parte dei fanatici islamici delle formazioni “jihadiste”; il che prefigurava la piega da “Nuova crociata” che finalmente s’è manifestata con l’emergere di quest’inedito “Califfato”.

Ma ormai la classica frittata era stata fatta. Con la Libia consegnata alle bande fondamentaliste ed enormi bacini petroliferi di Siria ed Iraq in mano ai seguaci del “califfo”[3], il volto più terrificante dell’Islam può finalmente entrare nelle case degli italiani e degli altri sudditi dell’Occidente.

Ed è questa la fase numero tre del progetto che punta a destabilizzare definitivamente tutto il Mediterraneo ed il Vicino Oriente, con la non troppo remota possibilità di vedersi coinvolti militarmente in una guerra non nostra che non abbiamo affatto cercato, per il semplice fatto che all’Italia il Mediterraneo ed il Vicino Oriente prima del 1991 (operazione Desert Storm) andavano bene così com’erano, fatto salvo Israele, che difatti non ha mai visto di buon occhio quegli statisti poi eliminati – giusto a partire dall’anno dopo… – con l’operazione mediatico-giudiziaria “Mani pulite”.

Da un punto di vista propagandistico, il terrore islamofobico che questa nuova fase è in grado di suscitare negli animi di persone ingenue, manipolate e conquistate ai “valori occidentali” è senz’altro più elevato di quello della prima fase con Bin Laden e soci a ‘bucare lo schermo’.

In fondo lo “Sceicco del terrore” e la sua organizzazione avevano attaccato solo l’America. Sì, dovevamo essere solidalmente “tutti americani”, ma ancora non ci sentivamo completamente imbarcati nell’impresa, ed infatti stavamo come sempre coi piedi in due staffe (vedasi la posizione dell’asse franco-tedesco nel 2003, quando l’Angloamerica invase l’Iraq). E chi l’ha detto che la “strage di Nassiriyya” sia dovuta ai “guerriglieri islamici” e non a qualche nostro indicibile “alleato”?

Ora non ci sono più scuse per sottrarsi e fare i “furbi”. Ce lo fanno capire con sempre maggiore insistenza. Non sorprende affatto, pertanto, che dalla bocca di ministri dell’attuale Governo italiano escano dichiarazioni possibiliste al riguardo di un nostro maggiore e più ‘fattivo’ coinvolgimento nelle operazioni in Iraq volte a debellare un pericolo che all’unisono viene definito non solo regionale, bensì “per il mondo intero”…

Il temibile “Califfato”, coi suoi alleati posizionati sulla costa libica, novelli saraceni, sta lì a brandirci il suo “Medio Evo”, pertanto se si vuol salvare la “modernità” con tutti i suoi “valori” non è più possibile sottrarsi al richiamo alle armi dell’Occidente a guida anglo-sionista.

Frotte di “migranti” tra i quali potrebbero nascondersi dei “terroristi” vengono rovesciate sulle nostre indifese coste, mentre tra i figli della cosiddetta “seconda generazione” spopola il richiamo alla “guerra santa”. Da qualche parte, nel Levante, c’è un “Califfo” che vagheggia di conquistare Roma, mentre “i cristiani” e le minoranze subiscono massacri, e poco importa ai fini propagandistici se musulmani di vedute diverse da quelle dell’Isis sono sottoposti a medesimo trattamento. Questo è quanto trasuda da giornali e tg, che in due minuti frullano tutto in un cocktail terrificante al termine del quale il malcapitato ed impreparato spettatore non potrà che augurarsi una selva di bombe atomiche sull’intero Medioriente.

Infine, entrati nella terza fase, quella della “guerra totale” all’Islam, la concomitante “crisi ucraina” chiarisce anche ai cerebrolesi il nesso tra l’11 settembre, l’islamofobia e l’attacco all’Eurasia. Mentre la propaganda occidentale – senza nemmeno più l’impiccio d’un Berlusconi suo “amico” – dipinge Putin alla stregua d’un pazzo sanguinario ed irresponsabile, dobbiamo dunque temere che le stupide ed ingiustificabili “sanzioni” contro Mosca faranno il paio con un intervento armato della solita improbabile “Italietta” nel Levante islamico?

NOTE

[1] Sulla teoria del Califfato ho scritto, su “Eurasia” 4/2007, pp. 35-44, Considerazioni sull’istituto del Califfato e la “Giustizia” nell’Islam.

[2] M. Bassiouni, Sisi’s visit to Russia is message to the West, “Al Monitor. The pulse of the Middle East”, 13 agosto 2014 (http://www.al-monitor.com/pulse/tr/politics/2014/08/russia-egypt-relations.html).

[3] Maurizio Blondet si chiede logicamente, riprendendo l’ex primo ministro iracheno al-Ja‘fari, come una compagine unanimemente bollata col marchio del “terrorismo” possa vendere il petrolio che inopinatamente controlla, ricavandone tre milioni di dollari al giorno. Cfr. Il Califfo: un altro pretesto per “vendere” l’attacco contro la Siria, “Effedieffe.com”, 26 agosto 2014 (l’articolo è per soli abbonati: http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=305228&Itemid=135).