La politica araba ed islamica italiana che fu…

di Enrico Galoppini

Finalmente ho risistemato la mia biblioteca…

Tra i pezzi forti c’è senz’altro la serie di annate complete dal 1931 al 1941 della rivista “Oriente Moderno”. Si tratta della rivista dell’I.P.O., Istituto per l’Oriente, inaugurato a Roma nel 1921 con l’obiettivo di favorire la conoscenza dell’Oriente, in particolare quello arabo e musulmano.

Sulla rivista venivano pubblicati saggi di cultura e di politica internazionale, ed anche utilissime rassegne stampa dai vari giornali arabi, in un’epoca che vedeva l’Italia proiettare la propria politica estera, allargando la sua sfera d’influenza, in quei territori sottoposti all’ipocrita istituto dei “mandati” britannici e francesi.

A detta di diversi studiosi non italiani della materia, “Oriente Moderno” resta a tutt’oggi, benché ospitante scritti in una lingua poco conosciuta, una delle fonti privilegiate per capire approfonditamente le questioni arabe ed islamiche di quegli anni.

La rivista ed anche l’Istituto esistono ancora oggi, ma tutto è cambiato, in quanto nel dopoguerra, col passare degli anni, “Oriente Moderno”, oltre a perdere la cadenza mensile, si è trasformata in una delle tante rassegne di studi arabi ed islamici senza più alcuna attinenza con la politica araba ed islamica del governo italiano, il quale d’altronde dagli anni Novanta in poi ha praticamente rinunciato a praticarne una autonoma. L’Istituto, che conserva materiali d’indubbio interesse per gli studiosi, versa in condizioni sempre precarie, mentre la rivista mi risulta venga oggi pubblicata dalla Brill di Leida, che sarà sì prestigiosa, ma non è italiana.

Insomma, nulla è rimasto degli anni in cui su “Oriente Moderno” uscivano note polemiche contro le mene anglo-francesi nel Levante, saggi sulla geopolitica del petrolio o addirittura “revisionisti” rispetto alla politica praticata dalle “grandi democrazie”. Un’accademia al servizio degli obiettivi di politica estera dell’Italia è oggi qualcosa d’inconcepibile, in tempi nei quali però non si trova nulla da eccepire se il “mondo delle imprese”, imprese sempre meno italiane, detta legge nell’accademia…

 

Da leggere tutto con molta attenzione

da: Stefano Re
IL BERSAGLIO NON SONO I “NO-VAX”, IL BERSAGLIO SEI TU

Lettera a chi sostiene l’obbligo vaccinale.

Ti svelo un segreto, a te che sostieni l’obbligo vaccinale: il bersaglio di questa strategia, di tutta questa strategia, dalle epidemie con morti inventati fino dall’obbligo, dalla radiazione dei medici eretici alle esclusioni dagli asili, dai sindaci che invocano roghi a gelatai che vietano accessi, dai dottori arroganti che insultano genitori e pazienti dubbiosi fino ai NAS che indagano le autocertificazioni delle mamme – il bersaglio di tutto ciò non sono i no-vax. Dei no-vax non importa niente a nessuno: non contano nulla né commercialmente né politicamente né socialmente e non minacciano in alcun modo la salute pubblica. Una percentuale di cittadini che rifiutano di adeguarsi è del tutto fisiologica, in ogni tipo di società. Ci sono sempre stati, ci saranno sempre. Te li hanno sbandierati davanti al naso di proposito, come il drappo rosso davanti al toro. Non è a loro che puntano: il bersaglio sei tu.

Quello che vogliono è che tu, e decine di milioni di altre persone, seguiate un percorso mentale ben preciso, studiato a tavolino. Il percorso è questo:
– voglio essere una persona intelligente, per questo sto con la scienza
– la scienza dice che i vaccini sono sicuri e necessari, per cui ci credo
– una minoranza esagitata non si fida, quindi io sono migliore di loro
– la scienza dice che i bambini sono in pericolo, quindi occorre vaccinarli per proteggerli
– io sono una brava persona, voglio proteggere i bambini
– chi dubita dei vaccini non vuole proteggere i bambini, è una persona cattiva e/o ignorante
– è dunque lecito obbligarli
Conclusione: io sono una brava persona intelligente = io sono a favore dell’obbligo vaccinale.

Domani, quando metteranno l’obbligo vaccinale anche per te, dirai: beh, certo, voglio continuare ad essere una brava persona intelligente, non voglio diventare di colpo un ignorante incivile antiscientifico.

Ma quello che di fatto stai accettando non ha NULLA a che fare con la Salute Pubblica, con la scienza o con i vaccini. Non riguarda alcuna malattia né la salvezza di alcun bambino. Quello che stai accettando è la cessione del diritto di violare l’integrità fisica del tuo corpo.

È il principio che lo Stato, ma più in generale una qualche “autorità competente”, basandosi su una qualche teoria che tu nemmeno devi comprendere, possegga il diritto di iniettare sostanze nel tuo corpo. Di sperimentare sul tuo corpo, col tuo corpo, nel tuo corpo. Il diritto di violare il tuo corpo, senza bisogno del tuo permesso. Persino se tu non sei d’accordo. Persino se ti opponi.

Se te lo avessero dichiarato subito in questi termini, prima di questa scemenza vaccinale, prima di farti conoscere e disprezzare i no-vax, prima di rimbambirti con bambini minacciati da epidemie fantasma e rischi di estinzione, avresti risposto: “manco per il cazzo”.

Invece, se non oggi, tra qualche mese o anno spesi a odiare i no-vax antiscientifici, e a convincerti che tu sei quello intelligente, preoccupato per bambini e immunodepressi, un cittadino modello per il bene dell’umanità, insomma dalla parte giusta – ecco, se non oggi, quando te la gireranno addosso, tu accetterai sorridendo.

I no-vax non accetteranno mai, ovviamente. Ma dei no-vax non gliene è mai fregato niente: sono pochi e non contano un cazzo. È te che volevano portare ad accettare questo, perché “te” significa decine di milioni di persone che invece di ribellarsi e lottare con tutte le loro forze per difendere il diritto all’inviolabilità del proprio corpo, come avrebbero fatto prima di tutta questa messinscena, dopo di essa si troveranno a gridare: “Sì! È giusto obbligare! Obbligatemi!”

Ovviamente lo faranno una categoria per volta. Hanno già cominciato a provarci, ma sono ancora dei test, giusto per saggiare il terreno, giusto per controllare le tue reazioni. Piccole spintarelle di prova. Infermieri, medici, maestri, cuochi delle mense, mestieri a contatto col pubblico… un gruppo per volta, per avere meno resistenza possibile, per poter continuare nel frattempo ad usare il coro rombante del resto del gregge, tutto impegnato a belare in coro: “ignorante, antiscientifico!” a chiunque provasse a sollevare dubbi, a dire che non è d’accordo. E se anche una piccola parte, magari una categoria intera, facesse marcia indietro, si ribellasse, sarebbe poca roba. Avrebbe contro tutti gli altri. Sarebbe comunque una piccola percentuale. Come i no-vax, non conterebbe un cazzo.

Mettilo bene a fuoco: lo scontro è stato creato per questo motivo. I “no-vax” c’erano già, i “pro-vax” non esistevano. Tutto questo bailamme è stato messo in piedi solo per crearli. Per farti schierare dove ti stai schierando.

Ve lo hanno persino dichiarato, nel modo più chiaro possibile. Vi hanno detto che siete un gregge. Vi hanno detto che dovete comportavi come un gregge. Vi hanno condotto a volervi comportare come un gregge.

E anche se ti parrà assurdo, i vaccini non c’entrano niente. Funzionano bene per questo processo, offrono gli elementi perfetti per spingerti a questa adesione, per fartela sembrare una “tua decisione”, ma non c’entrano niente. Come non c’entrano nulla la scienza o il senso civico o gli immunodepressi o la salute pubblica. Sono tutti soltanto strumenti per determinare un processo di modificazione percettiva di massa. Un processo il cui bersaglio siete voi.

Hanno fatto di voi stessi i fanatici sostenitori della violazione del vostro diritto sul vostro corpo. Vi hanno raggirati talmente bene che senza nemmeno capirlo sostenete e sollecitate la violazione del più fondamentale dei vostri diritti.

L’obiettivo di tutto questo teatro non è eradicare il morbillo.
È eradicare il diritto all’inviolabilità del proprio corpo.

Il bersaglio non sono mai stati i no-vax.
Il bersaglio sei sempre stato tu.

Beata ignoranza!

di Enrico Galoppini

Da un po’ di tempo, davanti al piccolo negozio Crai vicino a casa nostra si piazza col cappello in mano un ragazzo africano. A Torino questa scena è usuale perché si ripete anche davanti a numerosi bar e negozi di vario genere: si tratta di poveracci sfruttati da mafiosi della loro stessa nazionalità che li costringono all’accattonaggio in cambio degli spiccioli di ciò che riescono a racimolare. Nessuno fa nulla per porre fine a questo scandalo: chi doveva “accogliere” ha ormai concluso “l’affare”, i negozianti guai se bofonchiano sennò sono “razzisti”, le cosiddette “forze dell’ordine” lasciano correre come su tutto il resto che riguarda questi fenomeni legati ad un’immigrazione gestita alla carlona.

Una scena consueta, dicevo. Ma oggi c’era una novità.  Dall’altro lato della porta d’ingresso c’erano degli “attivisti” di Medici senza Frontiere, così accadeva che per entrare passavi accanto al “negretto” sfruttato e ai fautori della “accoglienza”. Avrei voluto staccargliene quattro, a quei due giovanotti di “belle speranze”, ma mi sono trattenuto perché tanto non avrebbero capito. Mi chiedo: sapranno o no che uno dei fondatori dell’organizzzazione per cui si “attivano” è nientepopodimeno che Bernard Kouchner, ovvero la stessa persona che presiedeva il ministero degli Esteri francese mentre Parigi, di concerto con Inghilterra e America, aggrediva la Libia per eliminare Gheddafi?

Beata ignoranza! Se questi giovanotti potessero mettere insieme le tessere di questo squallido puzzle ricomporrebbero una scena grottesca: il capo dell’organizzazione cui forniscono tempo ed energie che, da una parte, traendone un vantaggio, aiuta i “profughi”, mentre dall’altra crea quelle stesse condizioni per le quali stuoli di africani diventano bisognosi di aiuto!

L’ultima versione del moralista: il ‘Salvini Hater’

di Enrico Galoppini

Ci risiamo. Orfane di Berlusconi (e prima ancora di Craxi, Andreotti, Fanfani eccetera), le ondate d’indignazione e sgomento e gli appelli a “resistere” al “nuovo fascismo”, amplificate dai “social”, trovano un nuovo catalizzatore, Matteo Salvini.

Non passa giorno che questi “indignados” non trovino un motivo per esternare la loro preoccupazione, la loro riprovazione, il loro odio. Sì, diciamocelo chiaramente: odio. Perché non è che se ti prendi a bersaglio un personaggio, lo definisci il “male assoluto” e gli auguri finanche la morte, tu, che sei tutto Peace&Love, resti esente dal terribile sentimento dell’odio.

Contro Berlusconi si è visto un odio a livelli inimmaginabili, fino all’episodio del tale che gli tirò una statuetta in faccia (caso unico). Con Salvini succede lo stesso, ma non si preoccupino i “nuovi partigiani”: se farà troppo di testa sua (e qualcosa di buono per la nazione di cui è ministro) gli faranno fare la fine di Haider, o di quell’altro del suo partito, Buonanno, vittima anche lui di uno strano “incidente stradale”. Certe manine dei servizi, chissà perché, agiscono di concerto con l’indignazione moraleggiante. Così, cari ‘Salvini haters’, se e quando ci dovesse scappare il morto, abbiate almeno la buona educazione di ringraziare chi di dovere, giusto per non mettersi in testa strane cose, e cioè che gli accidenti che mandate arrivano per davvero.

Chi è causa del suo mal pianga se stesso…

di Enrico Galoppini

Se è vero che un intero sistema congegnato in modo e maniera che il suo destino siano la finanza e l’economia s’è automaticamente condannato ad accettare le decisioni dei “mercati” e degli “investitori” con buona pace della categoria del politico, va detto chiaramente che a livello individuale la questione è ancora più tragica e pregna d’implicazioni.

Tutte le grida ed i ricatti sullo “spread” e i “risparmi” traggono linfa dal fatto che tutti, o quasi tutti (io no), sono diventati tanti piccoli speculatori. A furia di “investire” in “prodotti finanziari”, di una finanza fondata sull’interesse (ovvero sul denaro che genera denaro: per qualcuno soltanto, s’intende!); di cercare il modo di cavare il miglior “rendimento” per i propri gruzzoli; di trasformarsi in tanti piccoli usurai… Ecco, alla fine, ci si rende conto che ci si è costruiti con le proprie mani, alimentata dalla propria cupidigia, la gabbia dalla quale poi non si è più in grado di uscire. 

Hai voglia così di pretendere una soluzione politica: la politica, in queste condizioni, è un lusso: ma che dico, una chimera che non può esistere per la semplice ragione che ogni sua decisione andrebbe a cozzare contro i “mercati”, che se per un verso sono più che altro i “grandi investitori” per un altro sono anche tutti quanti noi, elettori illusi di andare a scegliere chi deciderà, quando in verità non si può “decidere” nulla, pena la rovina di quegli stessi elettori/speculatori.

Pertanto, l’unico vero rimedio a questa situazione malata è questo: cambiare mentalità, smetterla di pensare come un usuraio e tornare all’unica cosa che da sempre ha generato denaro e dunque ricchezza, il lavoro. Perché non sono i soldi (soldi che a causa di questo sistema “non ci sono”) a creare lavoro, bensì il contrario.

La follia e l’ingratitudine dell’ego sono senza limiti

di Enrico Galoppini

Scusate, uno supera i cent’anni in discreta salute, nella piena facoltà delle sue facoltà mentali. Probabilmente dalla sua vita – almeno da quella professionale – avrà ricevuto tante soddisfazioni. E che fa alla non comune età di 104 anni? Chiede il “suicidio assistito”, cioè l’assassinio con la firma dello Stato, perché è “stufo di vivere”.

Che “scienziato”! Ma quale “scienza” sarà quella che ti fa chiedere una fine del genere dopo che il “buon Dio” ti ha regalato la salute fino a 104 anni? Ah già, ma lui era uno “scienziato”, quindi a Dio non ci crede! È troppo “avanti”! 

A me la gente così non solo mi fa cagare, e non ne rispetto le scelte, ma trovo anche che sia, insieme a chi gli tiene bordone in nome di chissà quale “diritto”, un indecente e volgare insulto alla faccia di quelli che, come il mio babbo, ci ha lasciati che non aveva nemmeno cinquant’anni!

Festa dei Lavoratori: l’ennesima presa per il culo

di Enrico Galoppini

Sul concetto di “lavoro” si possono svolgere considerazioni le più varie.

La “Costituzione più bella del mondo” lo pone addirittura a fondamento dell’attuale Repubblica (quasi un’eco della stima attribuita dal Fascismo al lavoro). Eppure il lavoro, sia a livello teorico che pratico, viene sempre più svilito e degradato, al punto che non si va lontano dal vero definendo la situazione vigente una specie di “mercato delle vacche”, dove tutto è praticamente permesso. Sono permessi contratti “atipici”; è permesso, anzi è sovente obbligatorio, lavorare nei giorni (ex) festivi; viene permessa una paga da fame, insultante, con mille scuse (sei giovane, non hai esperienza, là fuori c’è un sacco di gente che vorrebbe lavorare… Già, ecco perché l’immigrazione di massa fa tanto comodo ai “padroni”!). Si è abolito l’articolo 18, e da oltre vent’anni a questa parte è tutto un ripetere: “troppe regole”, “flessibilità”, “mobilità”.

Ma la malafede più smaccata e plateale di questi adepti della “libertà” (di sfruttare e di licenziare a piacimento) sta in questo: che la prima legge abolita dagli “antifascisti” su istigazione dei “liberatori” fu quella sulla socializzazione delle imprese. Uno ‘scandalo’ che andava senz’altro cancellato, anche se logica e coscienza imporrebbero che se una misura è buona la si può sempre mantenere, tutt’al più mettendoci “la firma” per prendersene il merito. Ma abrogarla ha significato una sola cosa: favorire il più forte e riportare la situazione a quella in cui il “padrone”, per l’appunto, spadroneggiava.

E non è tutto. Perché ostaggi di economisti molto cosiddetti, ci si è convinti che è il denaro a creare il lavoro, quando è vero l’esatto contrario… Sempre che lo Stato sia sovrano sotto l’aspetto monetario.

Insomma, un’altra affastellatura di fandonie e luoghi comuni (*) che avvolge un tema che interessa direttamente la stragrande maggioranza delle persone, incapaci, perché disabituate, a pensare “altrimenti” al riguardo di un’attività che prende loro la maggior parte del tempo e delle energie.
In conclusione, si può affermare che, nel bene e nel male, del lavoro è stato fatto un “feticcio”, che come tutti gli idoli è ingannevole e serve sempre a mantenere qualcuno in posizione di rendita, permettendo lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

(*) Per esempio, quello secondo il quale tutto è “lavoro”, anche l’opera dell’artista o del poeta, non distinguendo più i moderni l’opus da ciò che per i latini era pura e semplice fatica!

Coglioni di tutto il mondo, unitevi!

di Enrico Galoppini

I lettori più attenti alle parole e alla loro forma educata mi perdoneranno per quest’avvio decisamente un po’ sboccato, ma prima di cominciare quest’articolo una cosa la devo dire: la maggioranza della gente, oggigiorno, è composta da coglioni cui piace essere coglionati.

Detto altrimenti: da babbei che godono nell’essere presi per i fondelli sistematicamente ed in maniera plateale, ma senza che abbiano di ciò alcun sentore.

La certezza inscalfibile che le cose stanno così l’ho maturata nel tempo, sulla base dell’osservazione del comportamento e delle reazioni di molte persone che anche di fronte alle più abbacinanti prove di ciò che di nocivo viene ordito a loro danno dal potere continuano o a far finta di nulla o a ritenere che chi denuncia l’estrema nocività e malvagità di questo potere è un povero “complottista” pazzo. Un autore di “fake news”, per accodarsi al cicaleccio di politici e media.

L’elenco degli argomenti sui quali questi scemi allo stadio terminale della malattia urlano al “gombloddo” è lungo e mette pena passarlo in rassegna, perché si ha la possibilità di scorrere tutto il campionario di raggiri e truffe che questo potere c’impone, grazie e soprattutto alla coglionaggine dei predetti soggetti che col loro comportamento costituiscono la base di consenso di questo regime.

In ordine d’importanza partiamo con la “truffa del debito”. Non c’è niente da fare: tu puoi sgolarti e raccontare che la proprietà della moneta dovrebbe essere dello Stato e non di signori privati (i grandi banchieri); che la moneta, in teoria, non è una merce; e che, rebus sic stantibus, le tasse sui redditi sono una colossale rapina e del denaro guadagnato con fatica e del tempo di chi lavora. Con certi soggetti convinti che il problema, dal punto di vista monetario, siano “l’evasione” e “l’inflazione”, per non parlare di chi ancora crede ai “falsari” tipo Totò e Peppino, non vi è alcuna speranza di rinsavimento.

Potresti farli parlare con lo “spirito intelligente” di Hjalmar Schacht, il banchiere coautore del miracolo economico tedesco a partire dal 1933, e quelli continuerebbero a tenersi stretti i loro ridicoli euri, stampati da una tipografia e venduti agli Stati al valore nominale anche se costati pochi centesimi. A questi allocchi che chiedono irrigiditi lo scontrino per il caffè convinti di condurre una battaglia sacrosanta non servirà affatto far leggere i radiodiscorsi di Ezra Pound o le opere di Giacinto Auriti. Anzi, le rigetteranno come la peste, affidandosi piuttosto agli “economisti” telegenici alla moda messi lì apposta per non far capire a nessuno come funziona la truffa del “debito pubblico”.

Come le più remissive pecore da tosare, al momento di acquistare una casa, costoro non si chiederanno se il mutuo sia un meccanismo diabolico fatto passare per “normalità” allo scopo di mettere un giogo sul loro collo con la minaccia di perdere la casa già pagata attraverso il ricatto dell’ipoteca. “Tutti lo fanno…”, e allora dritti in banca a misurare la corda con la quale impiccarsi.

Passando al lavoro, direttamente collegato al problema monetario (perché è il lavoro che crea il denaro, non il contrario), la disperazione nell’osservare le idee della maggioranza dei nostri contemporanei aumenta. Essi pensano che l’uomo esista per lavorare, non che il lavoro esista per l’uomo, per fornirgli i mezzi per vivere. Così si accetta qualsiasi contratto capestro, e per motivi di spazio non mi dilungherò ulteriormente su cos’è diventato questo famigerato “mondo del lavoro” da quando sono state diffuse dagli “economisti” di cui sopra le parole d’ordine della “flessibilità”, del “precariato” e della “mobilità”. Basti dire che la famosa “legge della giungla” è, al confronto, un ordinato ed etico sistema di norme e tutele.

“Idioti di tutto il mondo globalizzatevi!”. Questo potrebbe essere lo slogan di successo di un movimento che assomma questa massa di asini a suo modo “rivoluzionaria”. Rivoluzionaria perché col suo comportamento scellerato e la sua ignavia sta picconando letteralmente tutto ciò che di sano e naturale, e dunque degno di essere custodito e rinforzato, sussisteva ancora nei differenti domini dell’esistenza. Si pensi alle feste comandate: sono state talmente svilite e snobbate che alla fine questi pescecani detti “datori di lavoro” hanno colto la palla al balzo mettendo al remo tutti quanti il sabato, la domenica e pure a Pasqua e a Natale. Vi sta bene!

Dal “lavoro” cosiddetto (meglio sarebbe dire servitù della gleba), si passa direttamente ad un altro tema, ad esso strettamente correlato (in realtà tutto lo è, ma alcuni nessi sono senz’altro più evidenti): l’immigrazione di massa.

Gli stessi scimuniti patentati che, va ribadito, rappresentano lo zoccolo duro del consenso residuo di cui gode questo potere illegittimo, sono fermamente convinti che “tutto il mondo è paese”, nel senso che considerandosi “cittadini del mondo” non si chiedono se sia il caso, in mezzo ad una crisi epocale, di “accogliere” migliaia di stranieri al giorno. Ma per questi pifferai dei “mondo unito” la quantità di stranieri da insediare ed accudire di tutto punto, inversamente proporzionale al numero di italiani che vorrebbero vedere ancora vivi e vegeti, non è mai sufficiente. “Straniero è bello” per partito preso, e chi se ne frega se zone intere d’Italia sono stravolte e la sicurezza diventa una chimera: saranno sempre pronti a rispondere a tono brandendo “i delinquenti italiani che già c’erano” ed accusando di “razzismo” l’interlocutore perplesso sullo “ius soli” ed altre manovre tese a stravolgere l’identità di questo paese.

Eh già, perché bisogna tenere sempre a mente che non si ha a che fare con gente che accetta il contraddittorio. No, questi soggetti – con una “cultura”, ed anzi proprio a causa di quella – s’impancano sempre sul pulpito della loro “superiorità morale”. Tu sei “immorale” e loro no. Ma sono i primi a postare sui loro “profili” la celebre frase attribuita a Voltaire sulla “libertà d’espressione”. Che si dimostrerà pura aria fritta al primo contrasto d’opinioni…

Non si provi infatti, con una di queste brillanti ed acute menti, ad esporre le proprie vedute non proprio alla moda su “matrimoni gay” ed “utero in affitto”, pardon su “unioni civili” e “maternità surrogata”. Si rischia il linciaggio, non solo verbale. Come minimo che ci venga tolto il saluto (il che se può talvolta dispiacerci da un punto di vista umano, non può che alleggerire la nostra esistenza). Ma qui come su altri temi “caldi” se solo questi sciagurati si fermassero a pensare, o meglio ad ascoltare la loro coscienza sommersa da abbondanti strati di “moralmente corretto”, si accorgerebbero che sono caduti nella trappola della propaganda di questo regime, che li gira e li rigira come vuole, facendogli amare quello che fa comodo ad esso per motivi che nemmeno subodorano. Così c’è quello che va al “Gay Pride” convinto di fare una cosa “buona” (riecco il moralismo sotteso) e chi non ce la fa a non immaginare un’Italia completamente multietnica, e per ciò stesso “migliore”, per incanto, perché… “basta la parola”.

A suggellare lo stato comatoso di subumani che mettono angoscia al solo pensiero ci si è poi messa l’ultima puntata di questa triste storia di degrado dell’uomo al livello della scimmia antropomorfa che per tal via invera, ma al contrario, la teoria dell’evoluzione. Si tratta delle vaccinazioni obbligatorie, e comunque di tutto ciò che va sotto il nome di medicina (ridotta a tecnica deresponsabilizzata dai “protocolli”) e di quel che dovrebbe essere la salute, ovvero il nostro bene più prezioso.

Ora, non pretendo che questi pitecantropi sappiano che cosa sia la salute integrale (corpo, anima e spirito), ma almeno – sempre che per avventura si ascoltassero una volta, invece di prestare orecchio alla voce del padrone – potrebbero ambire alla sola salute psico-fisica, smettendola di delegare sempre altri a tale imprescindibile compito che grava, provvidenzialmente, su ciascuno di noi. Perché è proprio questo il banco di prova sul quale si misurerà tutto il resto, una volta che lasceremo questo stato dell’essere (ridotto a causa di questi soggetti alla proverbiale “valle di lacrime”).

Invece no, ci si vaccina allegramente, condividendo così il destino del bestiame e dei polli in batteria, e per ogni avvisaglia di malessere c’è sempre la pastiglia, col culmine della superficialità raggiunto quando viene diagnosticato un “tumore” e subito si viene impacchettati per la chemio e la radioterapia. Là fuori, nella giungla dei nemici del Progresso, ci sono i “naturisti”, i “vegani”, gli “sciachimisti”. I “no vax”! C’è sempre qualche “nemico” predefinito dal potere per giustificare la propria esistenza piatta e mediocre.

Non pretendo qui di esaurire il campionario di fanfaronate che alberga nelle menti di questa massa informe e bruta che letteralmente ci fa violenza con la sua pura e semplice esistenza insolente ed ingombrante. Potremmo proseguire illustrando sinteticamente le loro opinioni precotte sulla Storia e la Politica, sulla Geopolitica e le Relazioni internazionali (queste sconosciute: il tutto si riduce a “cattivi” – Russia, Cina, Corea, Iran, Siria, Musulmani eccetera – e “buoni” – America, Israele, Occidentali; a “libbertà” con due B contro “dittatura”). Ne uscirebbe il resoconto di un compitino indegno di un bambino delle elementari, tutto teso a prendere un bel voto ripetendo la lezioncina impartita dalla maestra. Ecco, questi soggetti non sono mai cresciuti: è una vita che s’illudono di “pensare con la propria testa” ma in verità non l’hanno mai fatto, e si capisce anche perché oggigiorno, dopo che lo smantellamento di un precedente ordine è quasi giunto a compimento, non c’è più alcuna urgenza di ripetere loro che il pensiero autonomo è una cosa positiva.

Di più, è la stessa libertà di pensiero (ché quella della parola divulgata, scritta e parlata, sta svanendo) che viene messa in discussione ogni giorno che passa. Gli psicopoliziotti, telematici e non, sono in crescita esponenziale, arruolati nella “rivoluzione” che, dando la caccia alle “fake news” e agli “untori della rete”, si ripropone di ripulire ogni spazio per preparare finalmente il “mondo nuovo”. Il regno della “tolleranza” e del “rispetto” universali traboccante di “ammore”. Quello delle “notizie vere” e “certificate”. Quello della “scienza” applicata persino alla politica e, perché no, alla religione.

Quello di una “rivoluzione”, definitiva, l’ultima, contro “il passato” e il “vecchiume”, la “superstizione” e il “Medioevo”, condotta da una massa di coglioni col titolo di studio e lo smartphone. Ieri alla Bastiglia, oggi nelle scuole a scovare i non vaccinati e al bar con la carta di credito per pagare il caffè: “Coglioni di tutto il mondo, unitevi!”.

Evola e Guénon, questi sconosciuti

di Enrico Galoppini

Tutti coloro che, in un modo o nell’altro, sono conquistati dalla “mentalità moderna” non hanno il benché minimo sentore che esistono dei punti di riferimento – persino nel nostro mondo occidentale – per raccapezzarsi in mezzo al caos imperante in ogni dominio.

“Gerarchia”, per Evola e Guénon, significa essenzialmente riportare dentro di sé “ordine e disciplina”, riconoscendo ciò che per sua natura sta in alto e ciò che sta in basso. Dopo di che, si potrà considerare anche l’ambito delle attività “esteriori”, a partire dalla politica.

Diciamocelo francamente: uno legge anche solo questo libretto che contiene tre articoli, poi passa ai tomi da centinaia di pagine dei politologi e dei sociologi alla moda… Il risultato del confronto è disarmante!

Da una parte, in poche pagine, dirette ed essenziali, c’è praticamente tutto; dall’altra, girano e rigirano all’infinito senza arrivare a nulla, e soprattutto senza far capire nulla. Al che uno la domanda se la pone: non sarà che tutti questi “intellettuali” stanno lì per occupare uno spazio e far credere alla massa che “la cultura” può essere solo quella che propongono?

Ma chi conosce, anche solo per sentito dire, Evola e Guénon? Si faccia pure un sondaggio al di fuori della ristretta cerchia degli amici coi quali condividiamo letture ed aspirazioni, e si constaterà che per “l’uomo della strada” (anche con laurea) Evola e Guénon sono due illustri sconosciuti.

La domanda che ci si dovrebbe porre al riguardo di questi due autentici “filosofi” e della loro opera monumentale è perciò questa: come mai la scuola, l’università ed il “mondo della cultura” ignorano completamente Evola e Guènon? La risposta è semplice: perché rappresentano l’esatto contrario di quello che predicano e propinano dalla mattina alla sera!

Preparano la rapina dei nostri risparmi?

di Enrico Galoppini

Scusatemi, sarò limitato di comprendonio, quindi vi chiedo aiuto. Aiutatemi a capire questa notizia “in primo piano” dell’Ansa che ho letto tre volte senza riuscire a comprendere il nesso tra il titolo ed il suo contenuto.

L’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) afferma che “la tassa patrimoniale può ridurre la disuguaglianze sociali ed economiche”. Che fantastica notizia! Che cosa di meglio per l’Italia, dove – osserva la stessa organizzazione – il divario tra ricchi e poveri è aumentato in tempi di “crisi”?

Poi, nella stessa “notizia”, si viene informati che l’Ocse ha studiato bene che cosa è successo nei Paesi in cui la “tassa patrimoniale” è stata applicata: non sarebbe necessaria dove le tasse sui redditi sono alte, mentre “potrebbe funzionare ed essere utile dove la tassa di successione non esiste e dove le imposte sui redditi sono particolarmente basse”.

Ora, è evidente che quest’ultimo NON è il caso dell’Italia, dove le tasse sui redditi sono tra le più alte al mondo e dove se erediti anche uno sgabuzzino vieni massacrato di tasse che t’inducono a sbarazzartene immediatamente svendendolo.

Ma messa così la cosa, “in primo piano” sulla principale agenzia di stampa italiana, si ha la netta sensazione che si stia dicendo agli italiani: la tassa patrimoniale è allo studio; sì, va bene, voi siete tra i più tassati del mondo, ma noi ora non vi ci facciamo più capire nulla, apriamo “il dibattito”, vi faremo montare la carogna contro “i ricchi” e alla fine vi ritroverete, TUTTI QUANTI, con una “tassa patrimoniale” da pagare, mentre le tasse sui redditi rimarranno tali e quali, perché a noi ora interessa dilapidarvi anche di quei quattro soldi che avete da parte!