Mi segnalano: maglione di lana a Roma, riscaldamento acceso al nord, neve abbondante sulla Cisa.
E Greta dov’è? Eccola col fratellino, in vacanza alle Maldive!
Gesù nell’Islam (Roma, 29 gen. 2019)
Martedi 29 gennaio a partire dalle ore 20.00 incontro con Shaykh Khalil Rizk (Consiglio Superiore Sciita del Libano), autore dell’opera “Il Messia nel Nobile Corano: suoi detti ed esortazioni riportate dal Profeta e dalla Ahl al-Bayt”.
Programma:
– Preghiera rituale comunitaria
– Discorso dello Shaykh Khalil Rizk
– Domande e risposte
– Cena
Centro Islamico Imam Mahdi di Roma – Via Spello n. 5 (Furio Camillo – Tuscolana)
“Colonia Italia”: The show must go on!
di Enrico Galoppini
Per capire chi comanda in Italia basta ascoltare anche solo di sfuggita un lancio di un telegiornale. Ieri sera al Tg2 la prima notizia era il riconoscimento da parte di Trump (non si capisce se a titolo personale!) dell'”autoproclamato” presidente del Venezuela, il capo dell’opposizione ovviamente già “santo subito”. La notizia successiva riguardava le tensioni italo-francesi, e a seguire – davvero strano per un telegiornale – c’era un servizio nel quale si tessevano le lodi di Thomas Sankara, “sconosciuto ai più” (e lo credo!), ma improvvisamente diventato utile per attaccare la Francia.
Intendiamoci, che Sankara venga fatto conoscere ad un vasto pubblico è un fatto positivo, di per sé, ma il senso dell’operazione è chiaro: questi “sovranisti” sovraneggiano solo fin dove il Badrone a stelle strisce lo consente. Per non parlare dell’Inghilterra, al riguardo della quale siamo ancora in attesa che un telegiornale in prima serata resusciti dall’oblio un paladino della libertà irlandese come Bobby Sands.
Gli italiani subiscono sempre tutto e zitti
di Enrico Galoppini
Adesso anche la fatturazione elettronica. E ci sono poveracci che, avendo una piccola ditta (spesso individuale), devono perdere ancora più tempo dietro alla burocrazia, questo mostro dei tempi moderni. L’altro giorno la moglie di un nostro conoscente ci ha detto che suo marito era reduce da una seratina fino a mezzanotte per cavare le gambe da queste sabbie mobili. Ma si può sentire una roba del genere? E tutti s’adeguano rassegnati. D’altra parte cos’altro possono fare? Nessuna forza politica trova tutto ciò scandaloso.
Analogo destino cinico e baro tocca ai commercialisti, che fanno gli straordinari per non far naufragare i loro clienti in questo mare infestato di squali (le sanzioni di questo Stato vampiro se non fai tutto per bene).
Chi impone questi cappi al collo sa bene con chi ha a che fare. Con gente che subisce sempre tutto senza fiatare. Mai un sussulto di dignità. Impensabile un gilet giallo. L’italiano s’adegua sempre e sospira “che cosa ci vuoi fare?”. D’altronde non è un caso che le figure di rivoltosi contro un potere iniquo nella storia d’Italia si contino sulle dita di una mano. Quello italiano sarà un popolo apprezzabile per vari aspetti, ma per un difetto giganteggia a livello mondiale: subisce sempre tutto e zitto!
Israele chiama e il destrista risponde
di Enrico Galoppini
Il tormentone sulle “radici dell’Europa”, che non mi appassiona affatto, sta diventando una cosa grottesca. Cosa vorrà mai dire “Israele alle radici dell’Europa” se non “Stiamo con Israele contro gli Arabi e l’Islam”?
Il destrista, ovviamente, risponde per riflesso condizionato. Non da meno è il sinistrato, che in clima da 27 gennaio si produrrà in analoghe sperticate manifestazioni di amicizia verso Israele ed il suo “diritto di esistere”.
È proprio vero quanto scrissi poco tempo fa: il Sionismo è l’unica vera ideologia degli occidentali. Il resto è solo folklore, nel senso più basso del termine. Sono “di destra”, “di sinistra” e pure “del cambiamento”, ma l’adorazione del ‘vitello d’oro’ della politica mediterranea e mediorientale mette tutti in riga al di là delle bagattelle del giorno.
In questo, in un certo senso, si può essere d’accordo col titolo dell’iniziativa: Israele è certamente “alle radici dell’Europa”, di questo inganno chiamato Unione Europea. Quello ha bisogno di questa e viceversa. Tant’è che c’è chi, coerentemente, sulla scia di Più Europa Bonino e del “fascista del 2000” Mister Kippà, perora l’ammissione dello Stato sionista nell’Unione stessa quale coronamento del “sogno europeo”.
A tutte queste marionette e controfigure della politica in estasi per Israele rispondiamo con una semplice proposta, onde saggiarne il coraggio e la coerenza tra fatti e parole: andate in un campo profughi palestinese, da chi ha perso tutto, persino il conto dei suoi familiari ammazzati, e poi ne riparliamo!
Un mondo senza “mass media” è un mondo più sano
di Enrico Galoppini
Si fa un gran parlare, in tempi di “governo del cambiamento”, di correttezza dell’informazione e di “fake news” (denunciate più che altro dai suoi oppositori), ma in verità è tutto il mondo moderno, con il suo apparato d’imbonimento e persuasione funzionale al mantenimento dei suoi rapporti di forza, che è una gigantesca “fake news”.
Io, con tutta la più buona volontà per mettermi nei panni di chi “tiene famiglia”, non riesco a provare nessuna empatia per direttori, redattori, titolisti di tutti questi giornali e canali impegnati da mane a sera per creare quelle che, a tutti gli effetti, come in un enorme ospedale psichiatrico, altro non sono che operazioni di condizionamento mentale finalizzate al dominio sugli esseri umani per piegarli al proprio meschino ed indicibile tornaconto.
Ed aggiungo che, dopo averci riflettuto a lungo ed averne anche scritto molto, mi sono convinto che il cosiddetto “mondo dell’informazione” non ha alcuna possibilità di essere riformato in senso positivo.
Sembrerà strano detto da chi, in posizione defilata come la mia, ha comunque dedicato diverse energie a fornire un’informazione più veritiera, ma sono giunto alla conclusione che un mondo più sano è un mondo senza più alcuna forma di informazione, se con questo s’intende una pletora di tv, radio, giornali ed anche siti, che martellano 24 ore su 24 con “notizie” e commenti che, quando non sono pura falsità, partono da premesse sbagliate o sono semplicemente diramati per alimentare un insano ed inconcludente chiacchiericcio che dà l’illusione al pubblico di “sapere” qualcosa.
Le origini della “rabbia araba”
di Enrico Galoppini
E poi qualcuno si chiede, a partire dall'”autorevole” Bernard Lewis (J), come mai gli Arabi sono “arrabbiati”. Per carità, ci saranno anche colpe loro, che non sono certo io a negare, ma che gliene siano state fatte di cotte e di crude, beh, questo è davvero impossibile negarlo.
Quest’immagine, risalente all’operazione Desert Storm (Iraq, 1991), rappresenta a mio parere benissimo l’origine di questa “rabbia”. Uno Stato “laico” (secondo quei criteri amati dalla mentalità occidentale) fatto a pezzi ed umiliato, col consenso, è bene sottolinearlo, di tanti sudditi occidentali. Eh sì, perché me lo ricordo bene, io, come commentava “l’uomo della strada”, nel 1991, quando venne scatenata la tempesta di fuoco sull’Iraq.
Nello specifico di questa scena, poi, si toccò il culmine dell’abominio. Truppe irachene in ritirata dal Kuwayt vennero fatte oggetto di un ‘tiro al piccione’ diretto dal generale Schwarzkopf (J), senza alcuna pietà, e questi furono i risultati.
P.S.: per chi non lo sapesse, il suddetto ‘tiro’, coincise con la festa di… Purim. A buon intenditore…
L’unica cosa da augurarsi davvero in politica
di Enrico Galoppini
Quando parliamo o scriviamo di politica, è un po’ come al bar sport. Tutti ne capiscono, come di calcio. Sessanta milioni di “commissari tecnici”. E così va anche stavolta, col governo giallo-verde, tra entusiasti estimatori, cauti sostenitori, critici diffidenti e acerrimi nemici.
Ma alla fine, gira e rigira, nessuno tira fuori l’unico vero argomento capace di fare la differenza e di riportare le chiacchiere a zero in politica. Perché al di là di tutte le idee, le simpatie e le antipatie, il discrimine sta nel fatto che se un popolo vuol davvero voltare pagina deve con tutto se stesso augurarsi di essere governato dal migliore della sua stirpe. Augurarsi di veder suscitare dal suo seno un individuo in grado di esaltare al meglio le sue qualità, dinamizzando tutte le altre individualità notevoli che tuttavia, senza quella “dinamo”, rischiano di girare a vuoto, finendo per essere inconcludenti. Un po’ come un eccellente direttore d’orchestra, senza il quale i pur valenti strumentisti rischierebbero di prodursi in una cacofonia inascoltabile.
Insomma, si parla, si scrive, ci si accalora e ci si accapiglia, ma alla fine la causa delle sciagure di un popolo sta nel fatto che s’accontenta di ominicchi e mezze calzette. Di gente mediocre, per opportunismo, viltà ed altri mille motivi, tra i quali ha un certo peso il traviamento propagandistico. Quando, al contrario, questo popolo dovrebbe volere con tutto se stesso una sola cosa: un governante che ama incondizionatamente la sua gente e la sua terra. Un capo?
Il problema sta tutto qua; che da quando l’Italia ha perso una guerra ed è stata vinta, occupata, sfruttata e stravolta non c’è stato nessuno, e dico nessuno, che ha governato nel più puro disinteresse, per amore dell’Italia e degli Italiani.
Le nostre tradizioni ancestrali: l’uomo e il toro
di Enrico Galoppini
Ci sono tradizioni dei popoli del sud Europa la cui origine rimanda alla notte dei tempi. Anche a Siena, prima del Palio, si tenevano, nella Piazza del Campo, delle “cacce ai tori”.
Giuro che quando uno degli intervistati in questo film-documentario sull’Encierro di Pamplona spiega che cosa vuol dire fare un buon encierro mi sono commosso come quando vedo il Palio. Pochi secondi, sette… otto al massimo, e tu sei lì che corri davanti al toro, alla sua stessa velocità, leggermente defilato ma non ai lati della strada dove s’ammassano gl’inesperti e i pavidi; guardi avanti e guardi indietro e sei come in un flusso, sospeso in una sensazione d’eternità. Dev’essere indescrivibile. Un’esperienza che t’impone un salto di livello. Quando poi senti che c’è chi è quasi morto e poi ritorna a correre, beh, capisci che questa cosa non può essere ridotta ad una polemica sui “diritti del toro”. Come a Siena, dove anche se sono cavallo e fantino a correre per tutti qualcuno prova a privare l’uomo di un suo diritto: quello a trascendere una condizione ordinaria che, ironia della sorte, lo rende più simile ad un bovino che ad un essere assetato d’infinito.
A proposito di revisione storica: la fine di Mussolini
di Enrico Galoppini
Sugli ultimi giorni e la fine di Benito Mussolini esiste una discreta bibliografia. Non pochi sono i libri “revisionisti” in materia, da quelli di Giorgio Pisanò a quelli di Franco Bandini, da quelli di Luciano Garibaldi a quelli di Maurizio Barozzi.
Eppure la versione ufficiale, cioè quella divulgata nelle scuole “italiane” ed alla quale crede la massa, persino compiacendosene, è quella del dittatore in fuga “giustiziato” dai partigiani comunisti.
Contraddizioni ed assurdità che rendono completamente inattendibile tale versione sono come le proverbiali pizzillacchere per gli ‘storici’ incaricati di formare la ‘cultura storica’ del famoso uomo della strada. Che come al solito non si chiede mai nulla, come per l’11 settembre e molto molto altro.
O forse no. Alla massa fondamentalmente non interessa, in fondo, né l’una né l’altra versione: si adegua e basta. Come se la cosa non avesse nessuna implicazione diretta sulla sua vita. Il che forse è un bene, perché significa che il prevalere di una vulgata storica non è una questione “democratica”. Si tratta, semplicemente, di una partita tra élite. Pertanto, con Vilfredo Pareto, attendo pazientemente la sostituzione del presente ceto “intellettuale” con un altro più dignitoso. Tanto, chi vuole, come si sono svolti i fatti, e perché, può tranquillamente scoprirlo da solo.
